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Expo: pronto un piano di riserva - La sede a Porto di Mare
3 Luglio 2010
Milano
Colpo di scena! Urlerebbe Mike Bongiorno, ma qui pare una cosa “seria”: la zona Expo exportata dall’altra parte della città, magari più vicino ai terreni di Ligresti … Il Corriere della Sera ed. Milano, 3 luglio 2010 (f.b.)

Brutta impasse quello dei terreni. Così «congelata» e priva di sbocchi immediati che qualche socio dell' Expo sarebbe pronto a sfilare dal cassetto il piano B. Un piano concepito per le situazioni d'emergenza, e proprio per questo motivo ad alto rischio: rinunciare ai terreni di proprietà della Fiera e del gruppo Cabassi e traslocare Expo in un'altra zona di Milano. Nella mente degli artefici del piano di riserva, la nuova località ha un nome preciso: Porto di Mare, dove dovrebbe sorgere la Cittadella della Giustizia.

Un'area quasi doppia rispetto a quella di Pero-Rho che ha il vantaggio di essere già in mano pubblica (è del Comune). Ma rischiosissima dal punto di vista del Bureau International des Exposition che ha già ricevuto il dossier di registrazione (con il masterplan del sito a Pero-Rho). Proprio giovedì a Parigi, il monito del presidente del Bie, Pierre Lafon è stato chiarissimo: vietato modificare il dossier di registrazione. I sostenitori di Porto di Mare si dicono sicuri che il Bie potrebbe accettare un'eccezione del genere perché il terreno sarebbe disponibile subito e non si dovrebbe far altro che trasferire il masterplan nel nuovo sito.

Non è fantascienza. Il piano esiste anche se ha il sapore di un avvertimento. Come esistono gli attriti tra i soci di Expo sulla questione dei terreni. Lo scontro è durissimo. Il governatore Roberto Formigoni non molla sull'acquisto dei terreni. E nutre fortissimi dubbi di legittimità sulla proposta di comodato d'uso prediletta dal sindaco Letizia Moratti. La critica principale: così si favorirebbe il privato, con le aree che torneranno ai proprietari gonfi di volumetrie mentre le aree pubbliche resterebbero senza volumetrie e destinate a restare parco od orto botanico. Stesse perplessità che ha il Comune nei confronti dell’acquisto: perché dare una cifra tra i 170 e 200 milioni ai privati, quando quei terreni si potrebbero avere senza spendere un euro? Ma dietro la posizione della Regione ci sarebbe anche Infrastrutture Lombarde. Se i terreni venissero acquistati dalla newco con i soldi del Pirellone, Infrastrutture diventerebbe la stazione appaltante del sito Expo. Non solo per la realizzazione, ma soprattutto per il dopo evento.

Un braccio di ferro. Per chi sarà il dominus o la domina di Expo. Che potrebbe avere conseguenze disastrose. Fino ad arrivare alla decisione da parte della Regione di sfilarsi dalla partita. Non quella dei terreni, ma quella di Expo. Basta andarsi a rivedere le dichiarazioni di Formigoni di qualche giorno fa: «Se la maggioranza decide diversamente, vedremo...».

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