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Luca Beltrami Gadola
Expo. Pgt, e i tanti dubbi sul futuro della città
31 Agosto 2011
Milano
Sinora al cambio di rotta politico nel governo della città non corrisponde l’emergere di strategie chiare di sviluppo, territoriale, sociale, economico. La Repubblica Milano, 31 agosto 2011 (f.b.)

Un agosto terribile ma settembre non sarà certo tranquillo e, oltre ai problemi tutti interni al Pd, restano comunque sul tappeto due questioni milanesi di fondo: l´Expo e il Pgt. Dell´Expo continuiamo ad avere brandelli di notizie sul "come" ma il dibattito sul "perché" non lo si vuole affrontare. Prudenza politica, forse incertezze. Quanto al Pgt, dopo che il centrosinistra si è convinto che le operazioni in corso sono solo una sorta di argine contro il peggio, resta da sciogliere il vero nodo: che tipo di prospettiva si vuol dare alla città? Si è dalla parte di chi crede allo sviluppo mosso solo dalla crescita o pensiamo che vi possa essere sviluppo senza crescita? Per capirci: si è con chi in fondo in fondo pensa che ci vogliano più abitanti e più territorio edificato o chi pensa a un diverso equilibrio? Per dirla con Presidente della Repubblica: in che direzione deve andare il "motore del desiderio"? Il presidente Sarkozy nel 2008 ha incaricato una commissione (la Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi) di studiare modelli e indicatori diversi dal Pil e tra questi indicatori ha incluso alcune azioni «quotidiane»: camminare, fare l´amore, fare esercizio fisico, giocare, leggere (non per lavoro), mangiare, pregare.

E ancora, riposarsi, cucinare, prendersi cura del proprio corpo, lavori domestici, lavorare, usare il computer (non per lavoro), prendersi cura dei figli, viaggi/spostamenti e altro ancora.

L´Istat ha avviato un "Gruppo di indirizzo sullo sviluppo della società italiana" basato sul criterio del "benessere equo e sostenibile" il Bes. Che se ne pensa? Ai sostenitori della crescita propongo una riflessione. Nel 1973 Milano contava 1.743.000 abitanti, nel 1993, vent´anni dopo, 1.330.000. Come sono stati questi vent´anni? Un pianto? Una desolazione? La mortificazione della città? Tutt´altro. Sono stati anni di progresso, si è molto aumentata la rete della MM, il traffico e il numero delle immatricolazioni è cresciuto tanto che nel 1977 si è deciso di chiudere piazza del Duomo al traffico. Nel 1978 la Regione si è comprata il grattacielo Pirelli, la Scala ha fatto magnifici spettacoli, la vita culturale e i circoli politici hanno conosciuto momenti di grande fervore e favore,

Cologno Monzese è diventato il regno delle televisioni di Fininvest che nel 1988 si comprava la Standa. Nel 1990 si è fatto il terzo anello di San Siro. Insomma, una città vivace. Partendo da Milano e ritenendo di interpretarne lo spirito, nel 1994 Berlusconi scende in campo e Milano conta 1.333.000 abitanti. Nessuno si sognava di parlare di crisi della città. Oggi, diciassette anni dopo siamo poco più di 1.300.000. Da una decina di anni si parla di crisi della città. Sarà una coincidenza ma da quando è salito al governo della città il centrodestra le cose per Milano non si sono messe bene: una politica non condivisa. Sperare di uscirne con una crescita della popolazione, non solo è illusione ma è follia pensare di far leva sull´edilizia per arrivarci. Adesso si pensa che Expo possa essere una sorta di colpo di reni per rimettere Milano in piedi. Come dicevo all´inizio: perché? E comunque dovendo, ma soprattutto potendo, investire 4 miliardi di euro, questo tipo d´investimento è quello che darà un "rendimento" migliore di qualunque altro per il futuro di Milano?

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