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Expo: occasione persa?
12 Luglio 2011
Milano
Esplode insanabile il contrasto tra speculazione e futuro. Notizie e commenti da la Repubblica, Corriere della sera, il Fatto quotidiano, Affaritaliani, il Giornale del 12 luglio 2011

La Repubblica

Se sui campi dell´Expo nascerà solo cemento

di Carlo Petrini

L’hidalgo Vicente Loscertales, segretario generale del Bie in visita a Milano qualche giorno fa, avrebbe «messo una pietra tombale» sul masterplan dell’Expo 2015, il progetto che contemplava tanti orti e altri esempi di produzioni alimentari per rappresentare la biodiversità globale e come si nutre il Pianeta. «No a una ripetizione di campi», ha detto. Ha usato queste parole: «Non è per vedere tanti orti tutti uguali che 150mila visitatori al giorno pagheranno un biglietto. Le distese di melanzane sono uguali in Italia o in Togo. Il tema di Expo, "Nutrire il Pianeta", è più complesso: per vivere serve più di un orto, non vuol dire che dobbiamo essere tutti vegetariani». Detto da uno che si è sempre occupato di cooperazione internazionale e ha approvato il tema con cui Milano ha vinto l’Expo a Parigi nell’ormai lontano 2008 suona come una rivelazione d’incompetenza, sufficienza e ignoranza colossale.

Non aver capito niente del masterplan dopo così tanto tempo è sconcertante, ma bisogna prenderne atto. Siccome al Bie l’unica cosa che interessa sono le royalties che prenderanno su ogni biglietto staccato durante l’Expo, è chiaro che la sua visionarietà - e quella di tutti coloro che gli sono andati dietro sottoscrivendo la sua pochezza - si riduce a quello: pecunia. Ciò che ha guidato sin qui ogni mossa, ogni parola, ogni intendimento lasciando la macchina organizzativa senza uno straccio d’idea su come si farà questa imponente manifestazione. E i tempi stringono come non mai.

«Bisogna dare un’accelerata», dicono, e infatti nel mese di luglio consiglio comunale e giunta milanese dovranno fare alcuni passaggi decisivi e molto delicati per quei nuovi equilibri politici che hanno fatto sognare molti milanesi nel dopo-elezioni. L’area dove sorgerà l’Expo, a meno di quattro anni dalla manifestazione, è ancora in mano ai privati. Il Comune dovrebbe cambiare l’indice di edificabilità, perché altrimenti il prezzo sarebbe quello agricolo: si propone un indice che calcolato sugli ettari totali darebbe origine, nel dopo-Expo, o a una piccola Manhattan (se edificata in altezza) o alla costruzione su tutta l’area di un nuovo quartiere. Peccato che questo vada contro la volontà dei cittadini, che si sono espressi con un referendum che parla chiaro: i milanesi lì sopra ci vogliono un parco agroalimentare e la salvaguardia dalla cementificazione. La patata in mano al consiglio comunale non è bollente, di più. I contratti vanno fatti adesso perché le ruspe dovranno entrare in azione a ottobre.

Questa fretta nel decidere e le casse vuote del Comune non sono imputabili ai nuovi eletti. Perché dovrebbero digerire la polpetta avvelenata di una becera speculazione che non rappresenta il nuovo corso milanese? Intanto, gli abitanti di Milano stanno iniziando a mobilitarsi. È difficile prevedere cosa succederà, ed è anche comprensibile che nessuno stia paventando di lasciar perdere l’Expo (cosa che pur avrebbe i suoi perché): sarebbe una sconfitta politica e sarebbe come dire che ci sono soltanto due alternative, le speculazioni edilizie o il nulla. La terza via invece c’era sin dall’inizio, e non era soltanto un orto. Un parco complesso come complesso è il tema che si è data la manifestazione, un nodo cruciale per il futuro di tutto il Pianeta. Era l’occasione unica per l’Expo di diventare qualcosa di nuovo in un mondo che ha bisogno di nuovi paradigmi. Si è persa l’occasione per mobilitare grandi masse di giovani e meno giovani per interrogarsi sulla domanda crescente di cibo, sul cambiamento del clima e sull’avanzare delle zone aride, sulla sicurezza alimentare, sul complesso rapporto città-campagna; tutto questo non in una dimensione bucolica o poetica, ma con il pieno coinvolgimento della piccola produzione, dell’artigianato e dell’industria alimentare. Chiamando in causa anche il mondo della ricerca, delle nuove tecnologie, e garantendo comunque quel piacere alimentare che tutte le comunità del mondo hanno saputo esprimere nei secoli. Questo era l’Expo da auspicare, che avrebbe fatto di Milano un laboratorio del futuro.

Ma sono mancate la politica, la cultura, il progetto, il coraggio, e con il falso pragmatismo che chiede di costruire una kermesse turistica e intanto si sono persi il tempo e il sogno. L’Expo è così diventata una mastodontica macchina invecchiata su se stessa, valida per le masse cinesi, ma che ha perso da decenni la capacità di essere fulcro d’innovazione.

Giunti a questo punto, chiederei che almeno cambino il tema e che ognuno faccia il suo mestiere. Perché c’è spazio per un grande progetto politico nella nuova Milano, partendo dall’agricoltura periurbana di questa grande città, per poi guardare al mondo nel 2015 con una grande chiamata alle reti di donne, giovani, contadini e cittadini che rivolgono lo sguardo a un futuro basato su un concetto di alimentazione che rispetti la terra e i suoi figli. Il giocattolo Expo sarà altra cosa e, viste le figure che stanno facendo mentre il tempo passa e resta un vuoto colossale d’idee, la figura da peraccottai diventerà presto globale. Quella sì, è uguale in Italia come in Togo.

La Repubblica

Pisapia firma l’Expo della Moratti

di Alessia Galione

La firma all’accordo urbanistico di Expo verrà firmato oggi: nella variante c’è lo stesso indice e la stessa quota di costruzioni (400mila metri quadrati) già previste ai tempi della giunta Moratti. Il Pdl esulta: «Scelta la continuità». Basilio Rizzo annuncia, se non ci saranno cambiamenti, un voto contrario. Ma è proprio sull’eredità del 2015 che Giuliano Pisapia inizierà la vera trattativa anche attraverso le quote della newco: «L’importante - dice il sindaco - è che la maggior parte dell’area resti verde». Il Pd presenterà un ordine del giorno per limitare l’impatto del cemento.

E a siglare il verbale conclusivo del documento che darà il via libera alla trasformazione dei terreni di Rho-Pero e ai cantieri del 2015 saranno tutti i protagonisti della partita: da Palazzo Marino alla Regione, dal Comune di Rho alla Provincia fino alle Poste. È il passo atteso, dopo l’ultimatum del Bie, per far partire la macchina dell’Esposizione, sbloccare le gare e permettere l’arrivo (a ottobre) delle ruspe su quel milione di metri quadrati.

Eccolo, il documento atteso che oggi verrà siglato e che, domani, dovrà essere votato dalla giunta comunale per poi (entro 30 giorni) sbarcare in Consiglio per l’approvazione finale. «Arriva a termine un altro percorso essenziale per la realizzazione di Expo - dice il presidente della Regione Roberto Formigoni - l’accordo è forte, solido e va nella direzione giusta». In tutto sono 35 pagine di articoli e premesse e 11 allegati tra cui uno fondamentale: è la variante urbanistica che rende edificabile il milione di metri quadrati oggi agricoli e mette le basi per «la riqualificazione dell’area successivamente allo svolgimento dell’evento». Ed è proprio attorno a questa variante che si è giocata e si giocherà una battaglia politica. Impossibile, dicono da Palazzo Marino, cambiarla in corsa: troppo il pericolo di bloccare tutto l’Expo. Anche se la corsa non è finita qui. Ma cosa si prevede per il post-2015? Quando i padiglioni verranno smontati, su quell’area si potrà costruire sfruttando un indice di edificabilità di 0,52 metri quadrati su metro quadrato: in tutto oltre 400mila metri quadrati, senza contare gli edifici dell’Esposizione permanenti. Le costruzioni non potranno essere distribuite sull’intera superficie, ma il 56 per cento dei terreni dovrà essere mantenuto a verde. Contenuti identici a quelli studiati dalla giunta di centrodestra, sottolinea l’ex assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli: «È una decisione positiva di continuità con il passato. Finalmente un passo indietro dell’estrema sinistra e di Boeri». Anche l’ex sindaco Letizia Moratti lo sottolinea non senza un fondo polemico: «Vuol dire che avevamo fatto le cose per bene». Dal Pd, la capogruppo in consiglio comunale Carmela Rozza in questo momento punta però sull’importanza di non bloccare il percorso verso il 2015: «La strada maestra è fare in modo che Expo parta il prima possibile perché sono stati già persi tre anni», dice. Ma, dopo la giunta che si riunirà domani per dare il via libera all’accordo, la discussione è destinata a spostarsi in Consiglio.

Il documento che verrà siglato oggi nella sede di Expo è considerato da tutti il passo concreto verso le gare e le ruspe. All’interno si cita anche la newco che dovrà acquisire i terreni e si mettono le basi dell’interno percorso. A vigilare su impegni e accordi sarà un "Collegio di vigilanza" presieduto dal sindaco Giuliano Pisapia che potrà apportare anche modifiche in corso. A firmare sarà anche il neo sindaco di centrosinistra di Rho, Pietro Romano. Che esprime la soddisfazione per una serie di nodi - dalla viabilità ai parcheggi - che si sono sciolti. «Sono state rispettate le condizioni che il territorio aveva richiesto», dice. E sulla variante urbanistica: «Non c’era più tempo per cambiarla, ma la vera partita sul dopo-Expo si giocherà successivamente attraverso la newco».

Pisapia gioca l’ultima carta "Nella newco la vera trattativa"

Si giocherà tutta sul post-2015 la partita di Expo. Su quanto cemento colerà sul milione di metri quadrati di Rho-Pero e, soprattutto, su cosa verrà realizzato dopo che i padiglioni verranno smontati. Perché è quello il nodo centrale attorno a cui ruotano anche tutti i dubbi e i tormenti di pezzi importanti del centrosinistra. E perché è lì, sull’eredità che l’Esposizione dovrà lasciare la città, che Giuliano Pisapia punterà per lanciare un segnale di discontinuità rispetto alla giunta Moratti. Un tentativo di migliorare tutto quello che si potrà migliorare, salvaguardando il parco e vincolando il futuro a una funzione pubblica per tutta la città. Che viene affidato, però, a due passi successivi rispetto all’accordo di programma che verrà firmato oggi: il voto in consiglio comunale e, soprattutto, le trattative all’interno della società a maggioranza pubblica che acquisirà le aree. Ed è proprio la newco la vera chiave per decidere le sorti di Expo.

Alla fine è toccato al sindaco, ieri pomeriggio, scandire una rassicurazione politica sullo sviluppo dell’area. Un messaggio che Giuliano Pisapia ha voluto dare alla sua maggioranza che avrebbe voluto un cambiamento più profondo sulla variante urbanistica avviata dalla Moratti. È toccato a lui ribadire: «L’importante è che la maggior parte delle aree resti a verde: una quota dal 52 al 58 per cento, come hanno chiesto i milanesi con il referendum e come dicono le linee politiche dell’attuale maggioranza». La promessa di una discussione (futura) sulla quantità di costruzioni del post 2015: quello 0,52 previsto nell’accordo «è un indice massimo, ma non significa che sarà quello utilizzato». Sarà oggetto di trattative all’interno della newco. Perché, spiega ancora Pisapia, «chi ha la proprietà dei terreni farà le valutazioni sugli indici di edificabilità». Ed è per questo che sarà importante «avere lo stesso potere di veto» degli altri soggetti. Affidata al futuro è anche la decisione su cosa potrà essere costruito dopo: nell’accordo si parla di 30mila metri quadrati - su 400mila - di housing sociale. Ma per il resto? Arriverà la Rai? Torneranno in ballo le ipotesi di trasferimento dell’Ortomercato e della Cittadella della giustizia?

Parole necessarie, quelle del sindaco. Perché i dubbi del centrosinistra hanno tormentato un’altra vigilia di Expo. Il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo lo dice chiaramente: «Se l’accordo è quello del sindaco Moratti contro cui mi ero battuto, non penso che potrò cambiare opinione. Spero che si possano introdurre cambiamenti significativi perché non possono nascere operazioni speculative». In pratica: se sull’area arriverà un quartiere residenziale di lusso, lui non voterà l’accordo. Ma anche il Pd, con in testa Stefano Boeri, da tempo sta cercando margini di miglioramento. Un piano che la giunta Pisapia ha ereditato e che sembrava impossibile bloccare senza paralizzare gare e cantieri. Con un’unica via d’uscita per il sindaco: puntare le carte su passi successivi. Si inizia dal consiglio comunale, dove il Pd presenterà un ordine del giorno che impegnerà politicamente la giunta a vincolare lo sviluppo futuro a una funzione pubblica, riducendo il più possibile l’indice edificatorio.

La Repubblica

Ermolli: niente rischi per il 2015 ma bisogna comunicare meglio

intervista a Bruno Ermolli della Camera di Commercio,

di Andrea Montanari

Bruno Ermolli, presidente di Promos, l’azienda speciale della Camera di Commercio, e uno dei consiglieri più ascoltati da Silvio Berlusconi, coglie l’occasione della conferenza euro-araba sulle piccole e medie imprese, per fare il punto su Expo 2015.

Presidente Ermolli, il Bie di recente ha lanciato una sorta di allarme. Bisogna nominare un nuovo commissario?

«In politica preferisco sempre non entrare. Esiste una società di gestione. Però, se c’è stato prima un commissario, o era inutile e io non credo o è utile anche oggi. Il fatto che ci sia è benvenuto. Perché dovrebbe avere dei poteri per accelerare ciò che è ritenuto indispensabile».

Il Bie, però, per la prima volta sembra preoccupato.

«Non siamo in ritardo. Andiamo a vedere che cosa è successo in Cina. Abbiamo iniziato a dire che eravamo in ritardo quasi a sette anni data. Poi a sei, a cinque. In realtà, è un discorso sistemico. Se c’è una progettazione esecutiva estremamente chiara la realizzazione fisica si fa in un anno e mezzo come a

Shanghai. Noi magari ce ne metteremo due e mezzo, ma non precipitiamo».

Parigi dice che le prime gare devono partire entro luglio.

«È una deadline che viene posta dal Bie e dobbiamo rispettarla. Ma in chiave organizzativa non siamo in ritardo».

Vede dei rischi?

«C’è la necessità di comunicare di più e meglio. Bisogna far metabolizzare l’importanza dell’organizzazione di un’Expo di questo genere ai milanesi e poi se possibile al resto degli italiani. Non si tratta solo di una grande fiera, ma di una grandissima occasione di vetrina per tutte le nostre eccellenze che possono essere presentate al mondo in un modo molto più facile».

Che cosa intende dire?

«Ci si sofferma sempre sul numero dei visitatori, ma è l’indotto quello che conta. La ricaduta che potrà avere. Le imprese che potranno nascere».

Per esempio?

«L’alimentazione italiana è salubre. Se la paragoniamo a quella statunitense ci rendiamo subito conto che la nostra sembra quasi predisposta da un dietologo. In questo campo noi possiamo diventare ufficialmente i leader nel mondo. È un’occasione da cogliere. Altro esempio. Abbiamo una Milano inquinata. Con i nove tavoli spontanei che abbiamo organizzato abbiamo coniato lo slogan Milano come Saint Moritz nel 2030. Ci sono dei brevetti che non sarebbero mai nati se non ci fossimo posti il problemi di come sarà il traffico all’epoca di Expo. A2A si è addirittura fatta coinvolgere in un progetto per produrre di aria pulita. Queste sono le ricadute. Invece si continua solo a parlare del resto».

Cioè?

«Ora che la vicenda dei terreni è stata risolta, bisogna concentrarsi su come saper cogliere tutte le ricadute economiche e culturali dell’Expo».

Corriere della Sera

Continuità per Expo Ma la sinistra critica Pisapia

di Andrea Senesi

L' ex sindaco Letizia Moratti lo dice con una punta di perfidia: «Stanno per firmare un accordo di programma che ricalca gli impegni presi dalla mia amministrazione. Evidentemente non abbiamo lavorato così male» . La firma è attesa per stamani alle nove in via Rovello, la sede della società Expo 2015.

L’accordo che le parti sottoscriveranno e che servirà a modificare la destinazione d’uso dei terreni di Rho-Pero prevede certo la realizzazione del grande parco urbano da 800 ettari, ma allo stesso modo mette nero su bianco la quantità di volumetrie da edificare dopo l’evento del 2015. Con l’indice dello 0,52 come tetto massimo.

«Expo non si può fermare, gli impegni presi davanti al Bie vanno rispettati» , è la linea scelta da Palazzo Marino. Dove però si conta di modificare in corso d’opera alcuni contenuti del protocollo. Anche perché dietro la firma di stamani si nasconde una vigilia di tensioni, anche all’interno del Pd. Alla fine il compromesso raggiunto è che si lavorerà in Consiglio per emendare alcune passaggi dell’accordo. Il presidente dell’aula, Basilio Rizzo (Federazione della Sinistra), mette però le mani avanti: «Se fossero confermati i contenuti di aprile, io per coerenza non potrei votare la delibera» . Il sindaco Giuliano Pisapia preferisce invece mettere l’accento sulla futura governance della società che acquisirà i terreni.

Conferma che il Comune entrerà con una quota di minoranza, tra il 25 e il 33, ma sottolinea l’opportunità di ottenere dagli altri soci un significativo potere di veto all’interno della newCo. «Noi lavoriamo per avere lo stesso potere di veto degli altri soggetti su qualsiasi decisione, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione nella società» . Lo strumento per ottenere il potere di veto, ha aggiunto ieri Pisapia a margine del Consiglio comunale, «possono essere patti parasociali, così come accordi sulla governance» . Anche il neocapogruppo del Pdl (ed ex assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli) plaude però alla scelta dell’amministrazione Pisapia: «Finalmente un passo indietro dell’estrema sinistra e di Boeri. Siamo contenti che si sia scelta la continuità con il passato» .

Expo 2015, Elio scrive a Pisapia:

“Niente cemento, o si finisce all’inferno”

In un articolo scritto per il Fatto, il cantante degli Elio e le storie Tese invita il sindaco di Milano e Roberto Formigoni a non snaturare il progetto dell'esposizione del 2015 e a realizzare gli orti planetari

Nei prossimi giorni, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, firmeranno l’Accordo di programma per l’Expo. Elio, di Elio e le Storie tese, lancia a Pisapia questo appello: non accetti il cemento, non cada nella trappola che sta snaturando il progetto degli orti planetari per trasformare l’Expo 2015 in affari cementificazione.



Roberto Formigoni andrà all’inferno. Uno come lui, che appartiene a Comunione e liberazione e dice di credere in Dio, deve sapere che la cementificazione è uno dei peccati più gravi che possono essere commessi. Certo, quando sono state scritte le Tavole della Legge, quel peccato non esisteva ancora e non era neppure immaginabile, ma se fossero scritte oggi, le Tavole della Legge, la cementificazione sarebbe uno dei peccati più gravi in assoluto, perché ha conseguenze pesanti sulla vita nostra, dei nostri figli e dei figli dei figli.

Io sono nato in una zona di Milano in cui negli anni Ottanta sono state costruite quattro torri, orribili. Sono ancora lì. E sono vuote. Vogliamo continuare così? L’Expo di Milano 2015 era nato con una idea bellissima: creare degli orti planetari con le coltivazioni di tutto il mondo. Finita l’esposizione universale, sarebbe rimasto alla città un grande parco con le biodiversità del pianeta: una cosa che non esiste in nessuna altra parte del mondo. Ma ora l’Expo si sta invece dimostrando un trucco: prendere aree che oggi sono agricole e trasformarle in aree edificabili, cementificando e costruendo l’equivalente di venti nuovi Pirelloni, il grattacielo di via Melchiorre Gioia detto Formigone, costruito come nuova sede della Regione dopo aver abbattuto il Parco di Gioia, altro grave crimine o peccato.

La volontà dei cittadini milanesi si è espressa in modo molto chiaro nel referendum del 12 e 13 giugno. Oltre ai quattro referendum nazionali, a Milano ce n’erano altri cinque, consultivi, sull’ambiente. Uno di questi chiedeva: volete che resti a parco l’area dell’Expo, una volta finito l’evento del 2015? Hanno vinto i sì. Dunque Formigoni non può andare contro la volontà dei cittadini. I milanesi che hanno espresso la loro volontà in modo tanto chiaro, adesso devono farsi sentire.

Altrimenti continuerà a succedere quello che è successo in questi vent’anni di cattiva amministrazione della città. In questi decenni sono scomparse tante cose che caratterizzavano Milano: la Centrale del latte, la Fiera campionaria… E la Scala? È stata oltraggiata dal restauro. Non è stata restaurata: le hanno aggiunto sul tetto una clinica svizzera. L’anima di una città è fatta di tante cose concrete. Ebbene, la cosa più grave successa a Milano in questi anni è che ha perso la sua anima. E i cittadini hanno così perso il legame con la loro città.

La grandezza della idea dell’Expo era poter fare qualcosa che mostrasse la città com’era, collegandola alla città che sarà. Invece si è passati alla furbata di prendere prati e trasformarli in cantieri e poi in palazzi e grattacieli. Così un’area che valeva uno viene trasformata in un affare che vale mille. Soldi e cemento. Ma chi ci guadagna? Non certo noi cittadini, non certo i nostri figli e i figli dei nostri figli. Allora, milanesi, alzate la voce! Facciamo rispettare la nostra volontà espressa nel referendum. E tu, caro sindaco Giuliano Pisapia, non cadere nel tranello di Formigoni, che ti dice: o fai come dico io, oppure l’Expo non si fa e Milano farà una figuraccia planetaria. Così dicono: o si fa come vogliono loro, o niente. Ma è possibile? Non si riesce davvero a salvare il parco degli orti, o almeno a costruire di meno? Io credo che se i cittadini faranno sentire la loro voce, potremo evitare una nuova, inutile supercementificazione, fatta con la scusa dell’Expo. Formigonideve pensarci, altrimenti l’inferno lo aspetta.

Affaritaliani.it

Aree Expo, la firma dell'accordo. Pd: ormai è tardi per cambiarlo

"L'Expo è una partita in corsa, ormai è tardi per cambiare il programma".Carmela Rozza, capogruppo del Pd o in Consiglio, spiega adAffaritaliani.itla posizione del partito rispetto all'accordo sui terreni Expo firmato da Comune e Regione.

Malumori nel Pd?

"La questione è un'altra: non ci sono i tempi per fare grandi cambiamenti. E' la stessa posizione di coerenza che ho preso anche sul Pgt. L'Expo è un treno in corsa, abbiamo già buttato via tre anni. Oggi non ci sono i tempi per fare le cose come avremmo voluto. Piuttosto che arrivare tardi o non farla proprio si fa avanti così. Poi il Pd abbinerà alla delibera un ordine del giorno dove cercheremo di stabilire degli impegni per la giunta nella fase posteriore al progetto il cui obiettivo sarà il rispetto dell'ultizzo dell'area per una grande funzione pubblica. Cercando di dare un senso migliore. E poi...".

Dica?

"Anche attraverso il Pgt si può cercare di limare l'accordo di programma".

Che cosa pensa dei 400 metri quadrati edificabili?

"Potrebbe farsi housing sociale che è una grande funzione pubblica".



Stessa quota di cemento e stessa percentuale di verde pubblico.

Il sindaco Pisapia e il governatore Roberto Formigoni firmano l'accordo sui terreni dell'Expo. È il passo atteso, dopo l’ultimatum del Bie, per far partire la macchina dell’Esposizione,sbloccare le gare e permettere l’arrivo (a ottobre) delle ruspe su quel milione di metri quadrati. Ma che cosa prevede l'accordo? Dopo l'Expo su quell’area si potrà costruire sfruttando un indice di edificabilità di 0,52 metri quadrati su metro quadrato: in tutto oltre 400mila metri quadrati, senza contare gli edifici dell’Esposizione permanenti. Le costruzioni non potranno essere distribuite sull’intera superficie, ma il 56 per cento dei terreni dovrà essere mantenuto a verde.



Contenuti identici a quelli studiati dalla giunta di centrodestra

Lo sottolinea l’ex assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli: "È una decisione positiva di continuità con il passato. Finalmente un passo indietro dell’estrema sinistra e di Boeri". Anche l’ex sindaco Letizia Moratti lo sottolinea non senza un fondo polemico: "Vuol dire che avevamo fatto le cose per bene".

Malumori a sinistra e nel Pd.

La capogruppo democratica in consiglio comunale Carmela Rozza punta sull’importanza di non bloccare il percorso verso il 2015: "La strada maestra è fare in modo che Expo parta il prima possibile perché sono stati già persi tre anni", afferma. IL presidente dell'Aula Basilio Rizzo (Federazione della Sinistra) non è però dello stesso avviso e mette le mani avanti: "Se fossero confermati i contenuti di aprile, io per coerenza non potrei votare la delibera", precisa. La partita Expo è solo all'inizio.

il Giornale

Expo, Pd e sinistra vogliono demolire l’intesa sull’edificabilità delle aree

Expo? «Abbiamo ancora dei punti di criticità ma io sono convinto che si possano risolvere oggi stesso». Parola di Giuliano Pisapia, alla vigilia della firma dell’accordo di programma sulle aree che ospiteranno la manifestazione del 2015. L’«oggi» di Pisapia era ieri, perché questa mattina in via Rovello è attesa la sigla finale sugli impegni. Promotore il Comune di Milano con Regione, Provincia, Comune di Rho e Poste Italiane spa, aderiscono la società di gestione Expo 2015 e Arexpo, la newco a maggioranza pubblica al momento interamente della Regione. Poi mercoledì il testo arriverà in giunta e infine in consiglio comunale per l’approvazione finale. Ma il tempo promette burrasca.

Così com’è, l’accordo non piace al Pd, che è pronto a dare battaglia in giunta, né al suo assessore Stefano Boeri e neanche alla sinistra radicale. Tutti chiedono modifiche. Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale, annuncia il suo voto contrario: «Se, e sottolineo se, il testo è uguale a quello di aprile della Moratti, io voterò no per coerenza». Il capogruppo del Pdl, Carlo Masseroli, ironizza: «Ho l’impressione che si arrampichino sui vetri inventando soluzioni inopportune. Qualsiasi passo indietro sarebbe fatale per l’Expo».

L’indice edificatorio di 0,52, cioè 400mila metri quadrati edificabili, i 30mila metri quadri destinati all’edilizia privata, i 42 milioni di euro da versare ai Cabassi per l’acquisto delle aree sono i numeri più importanti sul piatto. Pd e Boeri sono a caccia di una soluzione per non cedere su tutta la linea. Il problema riguarda il dopo Expo e la linea Boeri-Pd sarebbe destinare le aree a una funzione pubblica. Tra le ipotesi, il trasferimento dell’Ortomercato e della Facoltà d’Agraria.

Lo 0,52, ovvero l’indice edificatorio, è ritenuto difficilmente modificabile, anche se il referendum ha chiesto di mantenere integralmente il parco agroalimentare dell’Expo. Pisapia dice che si tratta di «un limite massimo, non è detto che sarà quello utilizzato successivamente». Ma se si acquistano le aree dai Cabassi e poi si abbassa l’indice, facendo perdere di valore all’area, si rischia una contestazione da parte della Corte dei conti. Si sta anche valutando di ricorrere alla perequazione, strumento urbanistico che prevede di trasferire altrove il diritto di costruire. In quel caso, però, bisognerebbe indicare l’area in cui si vuole costruire. E sarebbero nuovi guai.

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