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Expo 2015: un’altra Milano è possibile?
18 Ottobre 2007
Padania
Contro l’ennesima randellata del pasdaran del libero mercato al sistema territoriale della megalopoli padana. Un appello condivisibile da il manifesto ed. Milano, 18 ottobre 2007 (f.b.)

Milano è la città favorita ad ospitare l’Expo 2015. La decisione sarà a marzo 2008. Il sito scelto è adiacente alla Fiera tra i comuni di Milano, Bollate, Rho e Pero. Sarà un affare enorme, un grande evento commerciale simbolo dell’economia globalizzata, e del prevalere dei mercati sulla politica e la società:

- 4 miliardi di euro d’investimenti (1,4mld di _ pubblici)

- milioni di mq di nuove aree cementificate

- 160.000 visitatori attesi al giorno per 180 giorni

- realizzazione del Tav e di nuove autostrade (Brebemi, Pedemontana, 2 nuove tangenziali a Milano, Broni-Casale e Boffalora-Malpensa)

- terzo teminal a Malpensa

- alberghi, parcheggi, poli logistici di servizio

Una macroregione che va da Torino a Verona, già oggi tra le più inquinate e congestionate al mondo, alterata in maniera irreversibile. Sarà un gran business per le speculazioni sulle aree, la costruzione e la gestione dell’evento; un affare per i soliti pochi noti (Fiera, immobiliari, multinazionali, imprese di costruzioni); un guadagno effimero, precario, magari in nero per chi vi lavorerà. Un territorio sacrificato all’utopia di rilanciare il prestigio di Milano nel mondo con un grande evento, che finirà per essere fine a se stesso, non affrontando i problemi di chi vive, lavora, studia su un territorio così vasto.

Tutto questo senza consultare i territori, nell’unanimismo più totale delle istituzioni e nella disinformazione più completa nei confronti di chi pagherà per sempre le conseguenze di tutto questo.

E il tema proposto per l’evento (Nutrire il Pianeta, energia per la vita) resta un titolo vuoto senza critica al modello agro-alimentare imposto dalla globalizzazione neoliberista, fatto di Ogm, monocolture, sementi ibride, cibi massificati e plastificati; un modello che affama i tre quarti del pianeta, inquina e distrugge la bio-diversità ed arricchisce solo le grandi aziende del settore. Nessun accenno al fallimento delle politiche e delle campagne alimentari degli organismi internazionali.

L’Expo non è ciò che serve ad un territorio già sfruttato, inquinato, cementificato. Non è ciò che chiedono le persone che vivono in questa situazione e che semmai rivendicano città più vivibili a misura dei soggetti più deboli; che immaginano un modello sociale di convivenza costruito sulla relazione e non sullo scambio di merci; che vogliono una città ricca di differenze e non povera nella sua esclusività e uniformità culturale e sociale; che vedono nel territorio un bene comune da difendere; che chiedono cultura, servizi, verde, diritti, un’altra mobilità e non autostrade, alberghi e investimenti per eventi effimeri.



Info e adesioni:
info@noexpo.it ;
noexpo@libero.it; www.noexpo.it

Prime adesioni:

Piero Maestri, Basilio Rizzo, Luca Guerra,Mario Agostinelli, Luciano Muhlbauer, Giorgio Riolo, Augusto Rocchi, Daniele Farina,Vittorio Agnoletto, Paolo Cagna Ninchi, Osvaldo Lamperti, Giorgio Schultze, Emilio Molinari, José Luis Del Roio,Marco Bersani, Maria Carla Baroni, Gigi Sullo,Marco Revelli, Bebo Storti, Dario Lesmo.

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