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Expo 2015: si possono limitare i danni?
13 Luglio 2011
Milano
I nuovi equilibri politico-amministrativi e le acrobazie per misurarsi con le forche caudine dell’Accordo di Programma. Collage dai giornali del 13 luglio 2011. Variante scaricabile (f.b.)

La Repubblica

Una pietanza indigesta

di Roberto Rho

La variante che consentirà ai futuri proprietari dei terreni dell’Expo di costruire su oltre 400mila metri quadrati (quasi metà dell’intera area) con un indice di edificabilità pari a 0,52 metri quadrati di cemento per ogni metro quadrato e che, sulla base di questi coefficienti, moltiplica il valore di quei terreni acquistati dagli attuali proprietari come terreni agricoli, era una pietanza indigeribile quando a servirla erano Letizia Moratti e Roberto Formigoni e non ha cambiato sapore oggi che in fondo al menu c’è pure la firma di Giuliano Pisapia.

Davvero non si poteva intervenire per modificare quell’accordo, che è il fiocco sul pacco regalo da diverse decine di milioni di euro per i Cabassi e per Fondazione Fiera, e che – chiunque ne sia il proprietario – dopo il 2015 affollerà di palazzoni alti e invadenti quelle terre alle porte di Milano? Davvero non c’era qualche mese di tempo per studiare una soluzione migliore, dopo che per tre anni e mezzo i signori del Bie si sono bevuti senza fare una piega le menzogne e le eterne promesse non mantenute della Moratti, inzuppate con i veleni della sorda guerra di potere tutta interna alle amministrazioni di centrodestra?

La giunta Pisapia, che ha dimostrato coraggio scegliendo di fermare e riavvolgere il nastro del Pgt per ascoltare e discutere le osservazioni dei cittadini cestinate dalla Moratti, nel caso dell’Expo ha deciso di deglutire tutto d’un colpo, senza neppure rimasticarlo, il boccone immangiabile cucinato dall’ex sindaco e, soprattutto, da Formigoni. Che è già oggi il dominus incontrastato dell’Expo.

Dice Pisapia che il Comune metterà «paletti fortissimi», che «intende salvaguardare il territorio da qualsiasi tipo di speculazione edilizia», che nella governance della società proprietaria dei terreni (Arexpo) «i soggetti istituzionali dovranno avere quote uguali per avere nella governance le stesse possibilità di intervento». Ma al di là delle buone intenzioni, che non sono in discussione, dopo la firma dell’accordo di programma e la sua approvazione in giunta (oggi) e in Consiglio comunale, il sentiero per evitare che il dopo-Expo si trasformi in una colossale operazione immobiliare diventerà strettissimo e tortuoso. Per non dire impraticabile.

Formigoni – che questa soluzione ha fortemente voluto, a costo di grigliare la Moratti per mesi – ha ormai in mano tutte le leve. Partecipa alla società Expo 2015, che gestirà l’evento. Presiede il tavolo infrastrutture, con una dotazione superiore alla decina di miliardi di euro. Partecipa alla società che sta acquistando i terreni dai Cabassi e, comunque vadano le cose, resterà il socio dominante. Per due ragioni. Alla quota della Regione, quale che ne sia la dimensione, si sommerà di fatto quella della Fondazione Fiera: è pur vero che Cantoni (berlusconiano) non è Roth (appendice del governatore), ma l’infrastruttura dirigenziale della Fondazione risponde a Formigoni, e comunque la Fondazione ha interesse a massimizzare il reddito del suo investimento. La seconda: tra gli azionisti di Arexpo (così come di Expo 2015) Formigoni è l’unico che ha fieno (soldi) in cascina. In Comune c’è aria di carestia, in Provincia già muoiono le vacche.

Il resto è appeso alle nuvole. Quale società immobiliare, potendo costruire con un indice di 0,52 (più o meno lo stesso che il Pgt morattiano prevedeva come media per le nuove aree di sviluppo urbano) si accontenterebbe di meno? Quale soluzione consentirà un più facile realizzo delle plusvalenze (350-400 milioni) previste dal piano d’investimento? Una bella infilata di palazzi residenziali o commerciali, oppure un insediamento immobiliare destinato a funzioni pubbliche? L’ipotesi del centro di produzione Rai, ventilata ancora ieri, è realistica? Quali sono le alternative? E che ne sarà del grande parco agroalimentare, già decurtato di orti e serre a vantaggio dei padiglioni?

Comunque la si rigiri, incrociare il percorso imboccato da Regione e Comune con quello indicato dai risultati del referendum di metà giugno, nel quale 470mila milanesi hanno esplicitamente chiesto che l’area Expo non sia cementificata e che il parco agroalimentare resti in eredità alla città, pare veramente una scommessa temeraria.

Corriere della Sera

Pisapia firma per Expo, la sinistra lo attacca

di Andrea Senesi

Almeno su una cosa, tutti d’accordo: «È il passo della svolta» . I cantieri apriranno in ottobre, la corsa contro il tempo è scattata. L’accordo di programma farà nascere un parco pubblico da 400 ettari («Il più grande d’Europa» , secondo i protagonisti dell’accordo), «che s’estenderà sul 56 per cento delle aree a disposizione» . Ma anche un nuovo quartiere residenziale con un indice di edificabilità piuttosto alto: 0,52. «Senza questa firma avremmo affossato Expo» , spiega Pisapia. Che davanti a telecamere e taccuini difende la «linea» e rassicura: «Non ci saranno né speculazioni né colate di cemento» . A Palazzo Marino la speranza è che la partita, quella vera, inizi con la costituzione della società che acquisirà i terreni e nella quale il Comune avrà una quota identica a quelle della Regione, con un significativo potere d’interdizione (la Provincia entrerà invece con una quota molto bassa, inferiore al cinque per cento). Roberto Formigoni rivendica il (lungo) percorso fatto.

La scelta della newCo al 100 per cento pubblica («I privati li abbiamo tenuti fuori dai piedi, più di così?» ), soprattutto. E però, con buona dose di realismo, il governatore disegna pure uno scenario post 2105 non esattamente «bucolico» : «Oltre al grande parco urbano nascerà un nuovo quartiere. D’altra parte dovremo pur rientrare dagli investimenti sostenuti?» . Il rischio, spiega il governatore, è quello di Torino, che dopo le sue Olimpiadi si è svegliata con le casse pubbliche vuote. Stamani la giunta di Palazzo Marino è chiamata a ratificare l’accordo. In sofferenza, oltre agli assessori della sinistra radicale, c’è Stefano Boeri, che oggi potrebbe addirittura rimettere sul piatto le deleghe ad Expo, conservando invece quelle alla Cultura. La battaglia si trasferirà poi in aula, lunedì 25 luglio. Lì i malumori della sinistra radicale e di parte del Pd si faranno sentire. L’antipasto è però tutto nelle primissime reazioni alla notizia dell’accordo firmato.

I referendari sono i più delusi. Secondo il radicale Marco Cappato, per dire, «mancano garanzie contro la speculazione» . Del tutto analoga la posizione di Edoardo Croci, ex assessore alla Mobilità della giunta Moratti e presidente del comitato per i referendum milanesi. «Oltre all’elevato indice di edificabilità, costituisce un elemento di preoccupazione l’indeterminatezza del piano complessivo sul futuro dell’area, per quanto riguarda la tipologia degli insediamenti e la distribuzione dei volumi» . «Preoccupato» anche Antonello Patta, della Federazione della Sinistra: «Se lo 0,52 fosse realizzato, rappresenterebbe una gigantesca speculazione rispetto ad un'area agricola dal valore dieci volte inferiore a quanto convenuto. Ma anche prendendo come buono il valore delle aree definito dall’agenzia delle entrate, un indice intorno allo 0,15 sarebbe stato più che sufficiente a remunerare il valore stabilito per i terreni di 120 milioni» .

Il sindaco incassa invece in serata il sostegno a distanza di Nichi Vendola: «Sta resuscitando il cadavere di Expo» Sul fronte opposto, «stuzzica» il capogruppo della Lega Matteo Salvini: «Pisapia inganna i cittadini. Che fine hanno fatto gli ambientalisti e i loro referendum?» . La discontinuità c’è, assicura Pisapia. Per i risultati raggiunti, non fosse altro: «La Moratti per tre anni ha litigato, noi in un mese abbiamo fatto partire Expo» . Chiusura affidata a Diana Bracco, presidente della società che gestirà l’appuntamento del 2015: «Con la firma di oggi , Expo non è più un sogno. È un fatto» .

Il Sole 24 Ore

«In agosto partono le gare Expo»

di Attilio Geroni

Expo 2015 al giro di boa? Giuseppe Sala, manager, amministratore delegato della società di gestione dell'evento internazionale, ne è convinto. Soprattutto dopo la firma (si veda l'articolo a fianco) dell'Accordo di programma, che formalizza il conferimento dei terreni alla newco Arexpo: «Una questione, quella dei terreni – ammette Sala in questa intervista al Sole 24 Ore – che in passato ha dato qualche mal di pancia ai funzionari del Bie, ma la cui soluzione ci permette di passare finalmente alla fase operativa».

Ed è fatta di numeri inediti – date e impegni finanziari – questa fase che prenderà il via in agosto, più o meno in linea con i tempi sollecitati dal segretario generale del Bureau International des Exposition, Vicente Loscertales. Aveva chiesto entro luglio, in tono più o meno perentorio, quand'era venuto in visita nei giorni scorsi a Milano, per l'avvio delle prime gare. Stavolta ci siamo, giorno più giorno meno: il "d-day" per il passaggio dalla fase di una gestazione faticosa a quella dell'operatività è stato fissato. E non solo quello.

Dottor Sala, la suspence eterna sui terreni è finita, almeno quella. Siete pronti a partire con le gare, come richiesto dal Bie?

Siglato l'Accordo di programma entriamo nel vivo della fase operativa di Expo 2015. Da qui a fine anno abbiamo preparato tre momenti fondamentali. Il primo è fissato per il 5 agosto, giorno in cui, ufficialmente, pubblicheremo la prima gara, quella sulle interferenze, per un valore complessivo di 91 milioni. Pensiamo che l'assegnazione possa arrivare ai primi di ottobre. Dopodiché, il 25 dello stesso mese, in concomitanza con l'International Participant Meeting che si terrà a Milano con i Paesi aderenti all'Expo, organizzeremo una cerimonia simbolica di posa della prima pietra. Quel giorno daremo formalmente il via ai lavori di Expo 2015. Terzo momento importante, entro la fine di novembre, quando lanceremo la seconda gara, da 310 milioni.

È la gara per la realizzazione della piastra, di tutto ciò che riguarda i lavori di superficie e i servizi collegati, quindi sistemi energetici e tecnologici, per preparare la piattaforma sulla quale poggeranno le strutture.

Il calendario è impegnativo e soprattutto in passato si è spesso avuta l'impressione di un certo affanno nel rispettare i tempi. Cosa la porta a dire, oggi, che Expo 2015 rispetterà i tempi?

Prima di tutto il nostro piano di lavoro, tarato per farci arrivare all'Expo nei tempi giusti. Poi il fatto che gran parte delle architetture che vedremo saranno architetture leggere: molte opere, una volta chiuso l'evento, saranno smontate. L'aspetto più complesso è nella preparazione della base, della cosiddetta piastra, ma anche lì non dobbiamo pensare a opere mastodontiche da un punto di vista infrastrutturale.

Nota: per farsi un'idea, la Variante Urbanistica disponibile sul sito del Comune di Milano (f.b.)

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