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Expo 2015: cielo di piombo sulla padania
3 Febbraio 2008
Padania
In due articoli sul manifesto, 3 febbraio 2008, Giorgio Salvetti e Luca Fazio raccontano con dovizia di dati e nomi, prospettive inquietanti e debolezza dell'opposizione (f.b.)

Giorgio Salvetti, Tutti i mercanti alla fiera di Letizia

Milano vestita a festa accoglie e coccola i commissari che a marzo decideranno dove si terrà fra sette anni l'esposizione universale. Il sindaco Moratti e tutto il paese rischiano di perdere, ma la città è già un enorme cantiere a cielo aperto che macina decine di miliardi di euro

Per il sindaco Moratti è l'ultima occasione. Si vince o si perde. Il 31 marzo, a Parigi, si deciderà se l'Expo 2015 si terrà a Milano o a Smirne (Turchia). In questi giorni il capoluogo lombardo si gioca tutto. Sono arrivati a Milano i 140 commissari del Bie, l'intero comitato giudicante. Passeranno gradevoli giornate di turismo e shopping. Oggi gran galà con ballo in maschera e visita a San Siro per vedere l'Inter. E domani, convegno al Museo della Scienza e della Tecnica con i ministri D'Alema, Rutelli e Bonino. Ospite d'onore Jacques Attali, l'uomo per le riforme di Sarkozy.

Vincere a tutti i costi

Mai come oggi la vittoria appare tutt'altro che scontata. Questioni geopolitiche: molti paesi non intendono scontentare la Turchia, per ora fuori dall'Europa e la Cina preme per favorire il porto di Smirne. Sulla carta i voti per Milano ci sono, o almeno c'erano. Ma l'entrata di 40 nuovi membri nel Bie non favorisce Milano: basta pochissimo perché il verdetto sia ribaltato, e le diplomazie vociferano di compravendita di voti. «E' un po' come il voto di fiducia al Senato», esagerano alcuni. A proposito, la caduta del governo certo non aiuta, per non parlare della crisi di Malpensa. Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura di Palazzo Marino, è pessimista, e non è il solo. Ma Letizia Moratti su Expo ha puntato tutto. Perdere sarebbe una sconfitta quasi irrimediabile, un grosso problema anche e soprattutto per tutti coloro che grazie alla spinta di Expo contano di fare affari da miliardi di euro costruendo e facendo fruttare al massimo i terreni di Milano e hinterland. E sì, perché se è difficile negare che Expo sia un'occasione da non perdere, è anche evidente che intorno all'Expo ruotano tutti i colossali progetti di trasformazione della città. Affari enormi, ma per pochi privati. Costruire, ovunque e comunque, e troppo spesso con poco rispetto per il verde, per la vivibilità, e senza un euro per l'edilizia popolare (gli affitti a Milano, solo negli ultimi sei mesi, sono saliti del 2,7% a fronte dell'inflazione all'1,8%: in media, 932 euro al mese per una casa di 65 metri quadri). Questo è il risulato della politica dell'ex sindaco, Gabriele Albertini, il quale ha dato il benestare a grandi operazioni immobiliari in totale assenza di un piano generale e in mancanza di consultazioni democratica. Il sindaco Moratti, prima ancora di cominciare, si è trovata così i cantieri già aperti e i cittadini imbufaliti. Che fare? Ecco l'idea geniale: candidarsi per l'Expo. Moratti ha mostrato tutta la sua abilità politica, mediatica e imprenditoriale. Grazie alla sua «trovata», in un colpo solo ha incassato l'appoggio incondizionato del governo Prodi, della Provincia di centrosinistra e del competitor Formigoni, e si è lanciata sulla piazza nazionale e internazionale. Ha azzittito la sua maggioranza divisa sull'ecopass, e di fatto ha cancellato l'opposizione. Cosa non meno importante, è riuscita a dare l'impressione di una gestione unitaria dei progetti disaggregati, e contestati, approvati da Albertini.

I numeri di Expò 2015

Ma cos'è Expo? Sei mesi di fiera, tra sette anni. Un tema appetitoso e molto made in Italy: «Nutrire il mondo. Energia per la vita», grande kermesse dell'alimentazione e dell'agricoltura contro la fame nel mondo; con strizzatina d'occhio all'ambiente: tutto sarà a impatto zero con un importante potenziamento dei trasporti pubblici (a fare da garante Legambiente). Una promessa fa ancora più gola: «Il 90% delle strutture rimarranno a servizio della città». Non basta? Allora: 65 mila posti di lavoro, 7 mila eventi, 160 mila visitatori al giorno, per un totale di 29 milioni in sei mesi. Cifre forse troppo ottimistiche, ma irresistibili per qualsiasi città del mondo. La location di Expo è in progetto accanto alla nuova fiera di Rho-Pero: 1,7 milioni di metri quadri per i nuovi padiglioni, una torre e la nuova fermata della Tav Torino-Milano, per un investimento di 1,4 miliardi di euro. Il tutto in project financing, con investimenti da privati, Governo, Regione, Comune Provincia e soprattutto Ue. Di contorno, è previsto un gigantesco piano di infrastrutture. Si parla di 11 miliardi di euro per un giro d'affari che potrebbe arrivare a 34 miliardi di euro. Tra le opere strettamente connesse figurano una nuova linea della metropolitana, la terza pista di Malpensa (per quali voli, a questi punti non si sa...), e le strade (tanto per non scontentare gli automobilisti): Pedemontona, BreBeMi (Brescia-Bergamo-Milano), Broni-Mortara, e l'anello tangenziale esterno. C'è dell'altro. Verranno recuperati 124 mila posti letto (nuovi alberghi), per finire con l'improbabile opera faraonica di ispirazione leonardesca: una via d'acqua che da Rho porta ai Navigli. Su tutto, naturalmente, milioni di metri cubi di cemento.

E qui Expo ricorda molto i progetti di speculazione dell'era Albertini. Il sito accanto alla nuova fiera di Rho, che a pochi anni dall'inaugurazione è già in crisi, sorgerà su un'area di 1,7 milioni di metri quadri di proprietà per 2/3 della Fondazione Fiera e per 1/3 della famiglia Cabassi. L'affare è semplice: l'area sarà gratuitamente disponibile per Expo, e in cambio, al termine della fiera, i terreni torneranno ai privati trasformati da agricoli in edificabili. Un business miliardario.

Il cantiere Milano

Ma Rho-Pero è niente rispetto al «radicale processo di rigenerazione urbana» già in atto. Secondo Legambiente, negli ultimi 15 anni, a Milano, 30 progetti hanno trasformato 11,248 milioni di metri quadri di territorio, in 40 anni Milano ha consumato il 37% delle aree agricole: un record in Europa. Le aree dismesse sono ancora immense, le altissime rendite del mattone attirano i privati e il pubblico si limita a fare da sponda. Expo potrebbe fungere da propulsore per progetti già approvati, gli stessi che hanno incontrato l'opposizione dei cittadini. Piani edilizi da miliardi di euro per l'80% finanziati dalle banche: il Sole 24Ore parla di debiti per 7 miliardi.

Alla vecchia Fiera, in piena città, è in stand by il progetto Citylife. Su un'area di 225 mila quadrati, venduta per 583 milioni di euro da Fondazione Fiera ai privati, è prevista la costruzione di tre grattacieli firmati dagli architetti Isozaki, Hadid e Libeskind. Gli indici di edificabilità sono stati appositamente raddoppiati. L'operazione è gestita da Generali, Ras, Lar, Lamaro e Progestim (ovvero Ligresti). Investimenti per 2 miliardi di euro finanziati da una cordata di banche (Mediobanca, Popolare Milano, Capitalia, Banca Intesa) coordinate dalla tedesca Eurohypo. Per ora è tutto fermo. Il comitato di cittadini della zona, «Vivi e progetta un'altra Milano», chiede di spalmare le volumetrie su un'area maggiore. «Ho l'impressione che fino a marzo, e cioè fino alla scadenza per la candidatura di Expo - dice Ronaldo Mastrodonato - tutto resterà fermo». Altro progetto strenuamente avversato dalla cittadinanza del quartiere Isola è la cosiddetta «città della moda» in zona Garibaldi-Repubblica, nelle mani della americana Hines: costo complessivo 2,5 miliardi. A Santa Giulia (Rogoredo) costruisce invece il gruppo Zunino. A Sesto San Giovanni, su progetto di Renzo Piano, ancora Zunino investe 4 miliardi di euro su un'area di 1,3 miliardi di metri quadri delle ex acciaieria Falck (anche qui, indici di edificabilità raddoppiati). E' poi in progetto la costruzione dell'istituto di ricerca di Veronesi, il Cerba, sui terreni agricoli del Parco Sud. E ancora, la probabile riqualificazione dell'area dell'Ortomercato (non a caso appena «visitato» dalla Finanza con una retata) e delle aree dismesse delle ex stazioni delle Ferrovie (1,5 milioni di metri quadri, trasformati in aree edificabili senza alcun vincolo purché Fs costruisca il secondo passante ferroviario, un altro buon affare).

Chi dice sì, chi dice no, chi dice nì

Soldi e cemento contraddicono i buoni propositi ecologisti di Expo. Ma come dire no a una simile occasione di sviluppo? Insomma, stiamo parlando solo di un modo più elegante per continuare l'opera di deregulation urbanistica, oppure del meritevole tentativo di darle almeno una qualche forma di coordinamento pubblico? Sergio Brenna, urbanistica del Politecnico, non ha dubbi. «Nell'inquadramento urbanistico del 2000 - spiega - l'area di Rho era destinata a un intreccio di parchi e servizi e invece diventa edificabile. Stanno preparando il piano di governo del territorio ma la valutazione ambientale strategica non si fa. Tutto si riduce a una somma di operazioni contingenti». Nettamente contrario Luca Trada del comitato NoExpo, che domani consegnerà un dossier ai delegati Bie. «Expo è un grande affare, una fiera dei e per i privati che trasforma la città in un grosso mercato a scapito del verde e della vivibilità». Più possibilista, invece, il consigliere verde a Palazzo Marino Maurizio Baruffi: «Non si tratta di dire no, si tratta di vedere come verrà realizzato Expo. Per quelli che temono che sia la fiera delle industrie agroalimentari pro Ogm, ricordo che nel comitato scientifico c'è Carlo Petrini (Slow Food). Per quanto riguarda il nesso con gli altri progetti edilizi, come Garibaldi-Repubblica, va detto che sono già stati approvati prima di Expo. Bisogna che davvero sia l'occasione per incentivare i mezzi pubblici, per garantire uno sviluppo diverso, ma non si può dire no a priori. Se Milano dovesse perdere sarebbe una sconfitta per tutti». Il mondo del lavoro, ovviamente, deve starci. Non si oppone Antonio Lareno, segretario della Cgil di Milano. «La Cgil non è contraria ma vigile - spiega - per quanto riguarda gli indici di edificabilità e per quanto riguarda il lavoro. Abbiamo firmato con la Moratti un memorandum che istituisce un tavolo con i sindacati, contro il lavoro irregolare e per la sicurezza dei lavoratori. Bisogna dire che la Moratti ha inaugurato un nuovo modello di partecipazione neo-corporativa che esclude il consiglio comunale ma che coinvolge gli altri enti, sindacato compreso». Più disarticolata la posizione del Prc, più o meno contrario a seconda delle varie anime. Luciano Muhlbauer, consigliere regionale, è contrario: «Non si tratta di un no pregiudiziale, ma così com'è Expo non è un'occasione di riqualificazione per chi vive in città ma solo un'opportunità per i costruttori. E' evidente che sponsorizza una gestione urbanistica negoziata e non programmata, con probabili leggi speciali che aprono la pista a ulteriori libertà di manovra. Quanto alle promesse sulla tutela dei lavoratori, di tavoli ne ho visti...ma poi c'è la realtà: in Lombardia il 50% del lavoro è irregolare, e basta ricordare cosa è successo nei cantieri della nuova Fiera tra infiniti subappalti».

Alle stelle, o alle stalle

Mancano due mesi al giudizio finale. Se Milano perderà sarà un mazzata, soprattutto per Lady Letizia che rimarrà qui a bocca asciutta: le elezioni sono alle porte e Formigoni è già ministro. Se vincerà, invece, le sue quotazioni saliranno alle stelle e avrà gioco facile a travestirsi da simbolo della Milano che cresce e trascina l'immagine dell'Italia fuori dalla monnezza. E se sarà una valagna di soldi e di cemento, sarà difficile fermarla.

Luca Fazio, L'altra Moratti, un'altra Milano

Si tratta forse della più grande trasformazione di un'area urbana a livello mondiale, un vortice di miliardi che è difficile anche solo quantificare. Dunque, come si fa ad essere contro l'Expo? Lo chiediamo a Milly Moratti, storica pasionaria dell'ambientalismo milanese, figura di spicco «prestata» al Partito democratico, nonché cognata del sindaco che in queste ore si sta giocando il tutto per tutto.

L'occasione da non perdere, dicono tutti.

Può darsi. Ma noi, intendo dire la cittadinanza, non abbiamo ancora capito in che cosa consiste questo progetto strategico. Milano è stata oltraggiata e bloccata per molto tempo, questo è vero, ma in tutti questi anni di frenetici lavori in corso ci sembra di non aver scorto alcuna idea di città. Ci hanno raccontato che grazie a colossali finanziamenti ci saremmo ritrovati una città ricostruita senza spendere soldi, ma siamo sicuri che tutto ciò sia nell'interesse pubblico dei cittadini?

La sinistra, come sempre, è divisa e comunque non ha un'idea diversa di città.

Non c'è il coraggio di pretendere l'elaborazione di un progetto condiviso dai cittadini, è come se non ci sentissimo all'altezza di confrontarci con i portatori di interessi forti. La sinistra è in soggezione. I costruttori hanno tutto il diritto di costruire, ma è compito dell'amministrazione studiare piani più equilibrati nell'interesse di chi vive la città. I cittadini hanno bisogno di politici che non siano deboli rispetto al dovere di emanciparsi dai poteri economici e finanziari.

Si dice che l'Expo serve a far da volano ai vecchi progetti già in fase di realizzazione che sono stati e sono contestati.

Ma certo. Di per sé l'Expo non è cosa buona né cosa cattiva, ma bisogna rivalutare tutte le situazioni. Purtroppo stiamo ancora partendo dai soliti progetti già in corso d'opera, e sono frammentati, discutibili, e non incontrano il favore dei cittadini. Il Comune sta gettando il cuore oltre l'ostacolo per ottenere i finanziamenti ma non ha ancora elaborato un piano strategico. Avere a disposizione fondi importanti è positivo, ma mi spaventa questo voler attrarre tutto senza aver sviluppato una visione complessiva della città. Stiamo solo pensando ad acquisire i voti per battere Smirne, invece, Expo o non Expo, bisogna impegnarsi per la revisione del progetto strategico per Milano.

Altra obiezione. Di fronte a un'immagine dell'Italia piuttosto desolante, molti sostengono che Milano in qualche modo è una realtà che si muove e guarda al futuro...

Ma bisogna muoversi bene, agitarsi scompostamente potrebbe risultare dannoso. Mi dispiace constatare che la gran parte della città non abbia partecipato alla formulazione di idee e speranze per risolvere problemi fondamentali. Esempio: sappiamo cosa potrebbe significare per Milano un aumento considerevole del volume di traffico?

Milano o Smirne?

Sono esterrefatta. Sembra una tombola. Se è con questi metodi che si offrono le occasioni di crescita ai paesi del mondo, questo mondo mi spaventa. Del contenuto fondamentale dell'Expo - l'alimentezione del genere umano - si discute poco. Stiamo andando incontro agli Ogm, oppure stiamo pensando a un'agricoltura di prossimità? Niente di tutto questo, stiamo solo discutendo su come conquistare il voto delle Maldive o di altre isole strane. Se le cose stanno così, è come puntare sul rosso o sul nero, la spunterà il più furbo...

Quanto peserà sulla carriera del sindaco una eventuale sconfittà?

In questo caso, tutti, seriamente, dovremo ricominciare a pensare alla città, alla salute di chi la vive, ai bambini, la rapacità di voler attrarre tutto ad ogni costo deve essere sostituita dalla volontà di ascolto dei milanesi.

Cosa dirà ai commissari del Bie che oggi vanno a San Siro a vedere la sua Inter?

Non lo so, il calcio è un linguaggio universale, probabilmente si divertiranno...

Nota: per chi se lo fosse perso, qui il documento del Comitato No Expo (f.b.)

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