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Gabriele Cereda
Ex Alfa: rivolta contro il cemento
13 Giugno 2010
Milano
La metropoli sembra avere un’unica soluzione alle aree industriali dismesse: qualche casa e centri commerciali. A vantaggio dei soliti noti. La Repubblica ed. Milano, 13 giugno 2010 (f.b.)

Sfila per strada la rabbia della gente contro il progetto di riqualificazione dell´ex Alfa di Arese. Al posto della storica azienda in rampa di lancio ci sono un centro commerciale, il più grande d´Europa, ville e palazzi, e una nuova tangenziale. Una colata di cemento e asfalto che sconvolgerà la zona. È l´accordo di programma tra Regione, i quattro comuni interessati (Garbagnate, Arese, Lainate e Rho) e i proprietari dell´area, tra cui spicca il nome di Marco Brunelli, numero uno di Finiper e azionista di Gs. Una colata di cemento a cui si oppongono comitati di cittadini, commercianti, il Pd ma anche la Lega, che nei quattro Comuni sta con la maggioranza.

Ieri in 500 hanno marciato per le vie di Arese in segno di protesta portando davanti al municipio la contestazione, fin sotto le finestre del sindaco Gianluigi Fornaro. Mamme, bambini, anziani e giovani, operai, impiegati e casalinghe, una presenza trasversale per una manifestazione nata dal basso e riunita attorno al vessillo del "Coordinamento di difesa del territorio area Alfa", capace di raccogliere in poche settimane 4mila firme da spedire al Pirellone per bloccare il progetto.

"Non svendete il territorio", recitava lo striscione tenuto da centinaia di mani. «Siamo qui per fermare questo scempio – spiega Sara Belluzzo, presidente del Coordinamento –. In un territorio già congestionato dal traffico e divorato della presenza dell´uomo non servono altre strade e nuove case.

L´ex Alfa deve mantenere la sua vocazione produttiva. In passato le parole della Regione ci hanno illuso, ci è sempre stato detto che per il rilancio dell´area si sarebbe puntato sulla green economy, adesso sembra svanita qualsiasi promessa». La preoccupazione per il futuro si mischia al senso di impotenza, lo fa capire il vice presidente di Legambiente, Gianluigi Forloni: «Se anche dovessimo riuscire a far saltare l´attuale accordo di programma, corriamo il rischio di vederci costruire sotto il naso come nulla fosse». La zona è nel cuore dell´area Expo, e il governo potrebbe decidere di intervenire con procedura d´urgenza, senza più ascoltare la voce dei cittadini.

Green economy, un sogno tradito sull´area solo palazzi e ipermercati



Sui cancelli d´ingresso dell´ex Alfa rimangono le bandiere, sgualcite, mangiate dal sole e dalla pioggia. Sono quelle dei sindacati, ultimi segni di una lotta operaia che ad Arese è stata lunga e ha finito per segnare un´epopea. Echi lontani, immagini ancora in bianco e nero, ora gli stabilimenti (costruiti negli anni ´60 per sostituire quelli del Portello a Milano) sono abbandonati. Eppure solo 20 anni fa, sotto le volte dei capannoni lavoravano 12mila persone. Oggi ne rimangono 120, impiegati e ricercatori. Se ne andranno tra poco, entro questo 2010 in cui per uno scherzo della storia ricorre il centenario di fondazione dell´Alfa Romeo: saranno ricollocati negli stabilimenti Fiat di Pregnana e Corbetta. Quello che rimane è archeologia industriale su un´area sconfinata, due milioni di metri quadrati, incastonata tra Garbagnate, Arese, Lainate e Rho, giunte di centrodestra. È qui, nell´ombelico della Lombardia almeno fino al 2015, anno di Expo, che si gioca una delle partite più importanti per il rilancio della Regione.

Di riqualificare la zona si parla da 15 anni, sul tavolo di Formigoni e su quello dei sindaci sono già passati tre accordi di programma nel 1996, nel 2002 e nel 2009, ma da febbraio l´iter è bloccato. Regione e Comuni dicono che non ci sono problemi eppure le loro firme per il via libera ancora non arrivano. L´ultimo progetto però ha scatenato una sollevazione popolare. In quelli precedenti si puntava tutto sull´industria e sulla green economy, per stabilire un ponte tra passato e futuro, come aveva più volte ribadito lo stesso Formigoni. Quel progetto ha lasciato il passo a un centro commerciale di 77mila metri quadrati, primo per dimensioni in Europa, che andrà a prendere il posto del parcheggio coperto a sei piani dove venivano stoccate le automobili destinate alle concessionarie. Nello spicchio che insiste su Garbagnate, 17mila metri quadrati, sorgeranno 1.200 nuove abitazioni, e dalla parte opposta un parcheggio di 3.000 posti auto in vista dell´Expo. È prevista anche una parte produttiva, 700mila metri quadrati, «ma senza contenuti - attacca Andrea Orlandi, consigliere del Pd a Rho - . Si era parlato di auto elettriche, di progetti industriali ecosostenibili, tutto nel dimenticatoio. Occorre ridimensionare il commerciale e aumentare le aree verdi». Le aree boschive hanno ceduto il passo a una tangenzialina di collegamento tra Rho e Garbagnate, dove la giunta sta aspettando solo il via dei lavori per cambiare destinazione d´uso al cuscinetto verde, oggi esistente tra i suoi confini e la nuova cittadella. Un insediamento di 4mila persone, per cui non sono ancora stati pensati servizi indispensabili come le scuole, per fare un esempio.

In un territorio dal fragile equilibrio, attraversato dalla A8 e da un reticolo di superstrade e tangenziali, l´aumento esponenziale delle auto è un cancro capace di mandare all´aria la viabilità. Sia il tessuto sociale che quello economico rischiano di essere travolti dal nuovo volto dell´ex Alfa. Da mesi i negozianti sono sul piede di guerra contro il nuovo centro commerciale, in procinto di essere affiancato da un secondo ipermercato sul territorio di Garbagnate. Per loro, i proprietari dell´area, la Immobiliare estate Sei insieme ad Alfa Business Park (una controllata di Fiat) hanno previsto 4,4 milioni di euro di indennizzo. «Una goccia nel mare se si divide la cifra per gli 800 esercenti interessati dal contentino», dicono i vertici locali della Lega.

Dalla parte opposta della barricata c´è Roberto Zucchetti, sindaco di Rho, esponente di spicco di Cl vicino a Formigoni: «È un´occasione da cogliere. Gli insediamenti è meglio farli dove ci sono già capannoni e se ci sono industriali pronti a investire in tecnologie pulite che si facciano avanti». Di certo, per ora, ci sono già molti commensali alla tavola dell´ex Alfa, dai signori del mattone alla criminalità organizzata, decisa a giocare la sua parte come nei cantieri Expo.

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