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“Esistono ragioni oggettive dello sprawl?”
4 Maggio 2007
Lettere e Interventi
Enrico Bossi, dopo la presentazione di No Sprawl a Parma

Gentile prof. Salzano,

ieri alla presentazione del libro No Sprawl a Parma non sono riuscito a fare la domanda e mi ha invitato a porgliela via mail. Volevo chiedere questo: lo sprawl è contrastabile, come han mostrato le esperienze di Germania e Gran Bretagna - e sarei ben felice che questo scempio cessasse - però sorge un dubbio: sotto allo sprawl stanno problemi più vasti: voglio dire: le case che vengono costruite non rimangono tutte vuote, ma vengono abitate. I centri commerciali vengono usati. I capannoni che vedo nel mio comune costruiti negli ultimi anni sono quasi tutti utilizzati. E allora, sotto lo sprawl non stanno cause che andrebbero analizzate altrimenti si rischia di contrastare l'effetto e lasciare intatta la causa? Per fare un esempio che mi viene in mente: c'è necessità di maggiore quantità di appartamenti anche se la popolazione rimane la stessa perché i nuclei familiari sono pi piccoli (separazioni, divorzi ecc.). Tra l' altro, mi può segnalare se ci sono ricerche al riguardo? La ringrazio molto.

Non sempre le trasformazioni urbanistiche sono motivate da bisogni reali. Un terreno edificabile vale molto di pi di un terreno non edificabile, anche se non viene effettivamente utilizzato. C'è quella che Luigi Scano chiamava "l'economia del retino": se sul mio immobile ho un retino di PRG che mi dà una prospettiva lucrosa posso ottenere facilmente mutui, posso metterlo "a bilancio" con un valore elevato.

E' comunque certo che ala base dello sprawl c'è anche una spinta oggettiva: molti autori lo mettono in relazione anche con le politiche neoliberiste di smantellamento dello stato sociale, e in particolare l'abbandono dell'edilizia residenziale pubblica. E nei paesi dove la dispersione urbana viene effettivamente contrastata le politiche di tutela del territorio rurale si accompagnano alle politiche di incentivo all'edilizia sociale (vedi le nuove leggi della Francia e della Catalogna) e alle politiche urbanistiche volte a rendere utilizzabili le vaste aree dismesse presenti in moltissime cittè. Se nelle aree abbandonate dalle fabbriche o dagli ospedali o dalle caserme o dalle scuole si prevedono ristrutturazioni urbanistiche, o spesso anche solo edilizie, che rispondano alle domande di nuovi capannnoni, nuovi spazi per il commercio ecc. invece di prevedere "valorizzazioni immobiliari", ecco che si può soddisfare la domanda senza occupare nuovo suolo naturale. Sul libro No Sprawl troverai indicazioni ed esperienze in questa direzione, soprattutto nei saggi di Gibelli e di Frisch.

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