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Francesca Pilla
Ermanno Rea: «La crisi a Napoli colpa della democrazia bloccata»
14 Settembre 2008
Napoli
"La questione del sud è nazionale, non locale. Per Berlusconi quella di oggi è solo una scampagnata". Il manifesto, 21 maggio 2008

È la storia a parlare attraverso la voce corposa di Ermanno Rea. E la questione Napoli diviene il tassello di un puzzle chiamato corso degli eventi: «Vorrei sapere se è una conversazione rilassata. Perché ecco, ho le mie piccole idee, non sono certo il depositario di verità acquisite, ma ho una mia analisi». Abbiamo tempo e lo scrittore napoletano, nato nel 1927, autore di un romanzi cult come Mistero napoletano, La dismissione e oggi in concorso al premio strega con l'ultimo lavoro Napoli ferrovia, non ha bisogno di domande, fa da sé. «Benissimo allora vorrei iniziare con una lettura dei discorsi parlamentari di Giorgio Amendola, in particolare della seduta del 20 giugno, quando alla fine del conflitto mondiale spiega i motivi sul perché il Pci si oppone all'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno». La lettura va avanti come una musica per un po', poi Rea d'improvviso si ferma: «E' questo il passo, lo rileggo: 'con il pretesto di dare mille miliardi di lire cercate di creare un organismo che sarà pericoloso strumento di corruzione e asservimento delle popolazioni meridionali da parte di quelle forze sociali, esse stesse responsabili della situazione'. Lui si riferiva agli imprenditori settentrionali e ai latifondisti. Ci siamo. Quasi 60 anni fa Amendola riusciva a prevedere quello che sarebbe avvenuto. La fonte originaria di tanto sviluppo della camorra e di interessi particolari. Qualcuno arriccerà il naso sentendomi parlare della questione Meridionale, visto che ormai è stata bandita dal lessico politico e addirittura si è capovolta in maniera inquietante nella questione settentrionale, ma non essendo mai stata risolta con la modernizzazione del Sud e l'adeguamento degli standard con il resto del paese, ci troviamo inesorabilmente di fronte alla Napoli di oggi».

Un epilogo inevitabile?

Assolutamente. E mi permetto di usare un altro mio cavallo di battaglia: la teorizzazione della democrazia bloccata per tutto il periodo della guerra fredda. E come è possibile farlo se non si è in presenza di un regime totalitario? Svendendo la legalità, lasciando le malefatte impunite per acquisire consenso. Non poteva non accadere quello che vediamo oggi nella nostra città. Monnezza, traffici illegali, camorra, sono processi assolutamente intrecciati, ma invece di affrontarli da un punto di vista politico e dalla prospettiva economica meridionale, si è preferito elargire prebende e sovvenzioni a pioggia favorendo la corruzione. E ora? le problematiche meridionali vengono descritte come questioni locali. Se è così la mia conclusione è pesante: ha ragione Bossi, dividiamoci. Se ho una gamba putrefatta delle due l'una, o la curo o procedo all'amputazione. E' chiaro che sono un sostenitore del corpo unico, la questione del Sud è nazionale. E mi pare di essere in buona compagnia da Guido Dorso a Salvemini, da Gramsci a Giustino Fortunato, uomini che nessuno ha il diritto di mettere in soffitta.

Intanto però passa pericolosamente il messaggio che il problema siano i napoletani.

E' il vecchio e maledetto trucco. Dando per scontato che si tratta del pensiero di una subcultura che non ci appartiene è chiaro che quando non si intraprendono i sentieri giusti, si inquinano tutti i processi negandoli. Si dice spesso che una cosa sia lo zingaro che delinque un'altra quello che vive onestamente, stesso vale per l'italiano, il napoletano, ce ne sono di ogni specie. Oggi però non esiste nemmeno più lo stereotipo di napoletano da cartolina, tollerante, disponibile e accogliente. Prendiamo per esempio i fatti di Ponticelli, io tendo a distinguere poco quanto accaduto dallo scempio dei rifiuti. Entrambi i fenomeni hanno una radice comune di degrado antropologico. Ma sono convinto che Napoli resti meticcia e il suo sarà un futuro di massima apertura.

Nello scandalo immondizia secondo lei Bassolino è un capro espiatorio o ha effettivamente grosse responsabilità?

Vorrei superare gli eventi, non conosco i fatti specifici e non mi interessano. Trovo invece interessante analizzare il suo percorso politico, con un piccolo riassunto. Napoli è stata pietrificata dalla guerra fredda, una volta caduto il muro è stata travolta, come il resto del paese, da tangentopoli. Spazzati via i vecchi centri di potere dai Gava ai Pomicino, si sono spezzati molti dei legami con il passato. E' stato allora che è nato un movimento fortunato, ribattezzato con uno slogan stupido come «rinascimento napoletano». Ma si trattava di un fermento, di una mobilitazione della popolazione che voleva combattere l'illegalità. Bassolino ne è stato il conduttore politico poi ha sbagliato. Invece di consapevolizzare la popolazione ha tentato di mettere un freno. La politica che rassicura, quindi tappa, per ottenere consensi è perdente in sé. Faccio un esempio: possibile che nessuno fosse a conoscenza degli sversamenti tossici delle imprese settentrionali nel nostro territorio? Che c'è voluto un giovanotto come Roberto Saviano per raccontarci quanto accadeva? Dove era la politica? La stampa? Quando ho letto gli ultimi capitoli di Gomorra sono saltato dalla sedia, non ne sapevo nulla.

Dal 15 aprile in parlamento c'è una sensazione di solitudine che diventa quasi clandestinizzazione nella sinistra «rossa». Un'epoca è finita anche in Campania.

A 81 anni sono ormai un uomo con un piede per tre quarti nel passato, non riesco a fare distingui, per me la sinistra ha avuto uno smacco e questo provoca gli stessi sentimenti di solitudine generalizzata. Non posso concepire un moderatismo di sinistra. Anzi mi chiedo se esiste una sinistra moderata. Non capisco Veltroni, sono figlio di un'unica sinistra molto consapevole e costituzionalista. Lo stesso vale per la questione campana, una regione d'Italia e non un'isola sperduta, dove si dispiegano le stesse dinamiche, con le dovute varianti, della Lombardia o della Sicilia. Noi prima ancora del manifesto di Marx avevamo come vangelo la costituzione, dunque l'unità nazionale e per questo la crescita del Sud.

E Berlusconi a Napoli?

Un colpo di teatro, una bella scampagnata.

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