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Edo Ronchi
Energia, vai dove ti porta il vento
3 Dicembre 2007
La questione energetica
Non spiega perché non c’è un piano energetico nazionale, non confronta le diverse fonti di energia alternative, non suggerisce come affrontare i problemi dell’eolico. Si limita a difendere i mulini a vento, su l’Unità del 9 giugno 2005. Eppure, è il responsabile delle “politiche della sostenibilità” dei DS, il maggiore partito dell’opposizione.

Lo sviluppo dell'energia eolica incontra difficoltà in Italia, in particolare nelle Regioni dove maggiori sarebbero le potenzialità: i governi regionali, in particolare, in Sardegna, in Sicilia, in Puglia, manifestano opposizioni o serie riserve. La ragione principale di tali riserve starebbe nell'impatto visivo, paesistico, dei generatori eolici. Senza voler negare il problema, pare tuttavia necessaria una riflessione più ampia e complessiva: bloccare lo sviluppo dell'eolico in Italia sarebbe, infatti, una scelta con rilevanti conseguenze ambientali, e non solo.

Intanto non si può più dire che quella eolica sia destinata ad essere una fonte energetica marginale. Le turbine eoliche, i nuovi mulini a vento che producono energia elettrica, stanno avendo una rapidissima crescita: da una potenza complessiva di tutti i generatori eolici funzionanti sul Pianeta pari a 4.800 MW (milioni di watt)nel 1995 si è arrivati a ben 47.300 MW nel 2004. Negli ultimi 2 anni la crescita dell'eolico è stata fortissima: pari a 8000 MW installati in più all'anno, sia nel 2003, sia nel 2004.Se prosegue tale ritmo di crescita si potrebbe arrivare a sfiorare i 100.000 MW installati entro il 2010.

I Paesi a maggior presenza di generatori eolici sono: la Germania, leader mondiale del settore (con 16.629 MW), la Spagna (con 8.263MW), gli Stati Uniti (con 6.740 MW), la Danimarca (con 3.117MW) e l'India (con 3000 MW).

Perché questa crescita dell'eolico?

Il costo del chilowattora prodotto dai generatori eolici è fortemente calato, è ormai competitivo con quello dei combustibili fossili, per le economie di scala prodotte dalla crescita degli impianti installati, per i miglioramenti tecnologici che hanno aumentato i rendimenti, per l'aumento delle potenze delle turbine (ormai comprese fra 1 e 2 MW).

I buoni risultati raggiunti in alcuni Paesi hanno la forza delle buone pratiche: hanno innestato una forte crescita, apprezzata dalla gran parte dei cittadini, preoccupati per l'ambiente e interessati allo sviluppo di fonti energetiche pulite, rinnovabili, fattibili e non troppo care. Un forte impulso all'eolico viene, oltre che dall'aumento consistente e strutturale del prezzo del petrolio, anche dal Protocollo di Kyoto: per contrastare i cambiamenti climatici è indispensabile ridurre i consumi di combustibili fossili, aumentando l'efficienza energetica e sviluppando decisamente le fonti energetiche rinnovabili. Visto anche che il nucleare non è un'alternativa accettabile perché, oltre ad essere molto costosa, comporta rischi e problemi ambientali non risolti nella gestione dei rifiuti radioattivi.

Parlare seriamente di fonti rinnovabili, oltre all'idroelettrico già ampiamente utilizzato e con limitati margini di incremento, significa affrontare il tema dell'eolico, l'unica nuova fonte rinnovabile che, ad oggi, può dare contribuiti importanti alla produzione di energia elettrica. Il solare fotovoltaico installato nel mondo infatti, nel 2003 era di soli 562 MW. Seppellire l'eolico significherebbe per l'Italia seppellire le nuove fonti rinnovabili!

L'Italia ha installato 1.125 MW eolici, molto meno dei Paesi leader europei del settore.

Perché ha meno zone ventose idonee per questi impianti? Direi proprio di no: studi recenti stimano un potenziale eolico, di zone con vento sufficiente per oltre 2000 ore l'anno, molto elevato in Italia, superiore a quello tedesco.

Un utilizzo prudente, anche per ragioni ambientali, di tale potenziale potrebbe portare a generatori eolici per almeno 10.000 MW, con una produzione di energia elettrica pari a 20 TWh (miliardi di chilowattora). Le valutazioni d'impatto ambientale vanno fatte seriamente, tenendo conto oltre che degli impatti locali (delle zone di effettivo pregio paesaggistico o naturalistico che ci sono, ma non sono così diffuse), della valutazione comparativa delle alternative possibili per produrre energia elettrica. È decisivo che questa valutazione ambientale, sia strategica della politica energetica, sia puntuale degli impianti, venga fatta dalle Regioni, in modo integrato, con obiettivi chiari e coerenti fra loro: pare, ad esempio, poco coerente criticare l'eolico per ragioni ambientali e poi accettare nuove centrali a combustibili fossili senza battere ciglio, oppure non accettare né centrali a combustibili fossili, nè quelle a fonti rinnovabili, sperando che altri producano, non si sa come, comunque altrove, l'energia elettrica per il proprio fabbisogno.

Senza contare la riduzione degli inquinanti locali (dalle polveri sottili agli ossidi di azoto), ma valutando solo la riduzione di emissioni di gas di serra, 10.000 MW di generatori eolici consentirebbero di evitare, ogni anno, l'emissione di 16 milioni di tonnellate di CO2 di nuove centrali a carbone, oppure 14 milioni di tonnellate di Co2, se tali centrali fossero alimentate ad olio combustibile (fra l'altro risparmiando l'importazione di 5 milioni di tonnellate di petrolio) e 7 milioni di tonnellate di CO2, se tali centrali fossero alimentate a gas.

Se qualcuno sa come rispettare il Protocollo di Kyoto in Italia, senza un consistente ricorso a fonti energetiche rinnovabili, compreso un consistente ricorso all'eolico, si faccia avanti e ci spieghi, numeri alla mano, come.

Edo Ronchi è Responsabile Politiche della Sostenibilità DS

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