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Laura Matteucci
Edilizia, sparisce anche il Durc. Mani libere ai costruttori
13 Luglio 2010
Articoli del 2010
Sparano a palle incatenate: insieme al territorio vogliono distruggere anche il lavoro e la legalità nei cantieri. L’Unità, 13 luglio 2010

Edilizia, proteste contro il silenzio-assenso. Bondi si dice «sorpreso» della norma, con cui oltre la Dia viene eliminato anche il Durc che attesta la regolarità contributiva delle imprese. E spunta l’«archeocondono»

Il Pdl approfitta della manovra per accelerare sul «fai da te». Monta la protesta contro la deregolamentazione in materia edilizia, che con l’abbandono dei permessi ambientali per costruire fa svanire anche il Durc, l’unico documento delle imprese di regolarità contributiva. E spunta pure l’archeocondono. Qualcuno nel Pdl (un’anima interessata?) l’ha preparato con cura: una sanatoria sotto forma di emendamento per chi possiede reperti archeologici illegittimamente. Al Belpaese mancava solo questa. Il relatore di maggioranza, Antonio Azzollini, nega recisamente la sua esistenza, il Pd (che ne è in possesso) si appella al presidente Napolitano e annuncia: «Continueremo a vigilare affinché qualche manina non lo inserisca», dice Manuela Ghizzoni della commissione Cultura della Camera, che allega anche il testo dell’emendamento circolato in questi giorni dal titolo «Disposizioni in materia di emersione e catalogazione di beni archeologici, nonché revisione delle sanzioni penali». Perché è chiaro: «Così si autorizza il saccheggio delle necropoli e dei siti archeologici italiani».

Archeocondono ed Evasione

Se l’archeocondono resta un’ipotesi devastante, in materia edilizia e dintorni quello che al momento non è stato ritirato è l’emendamento che trasfigura la Dia nella Scia, che non è più un’autorizzazione vera e propria con tanto di sanzioni per iniziare a costruire, ma una semplice comunicazione di avvio del cantiere. E che non prevede per i lavori privati, come invece faceva la Dia, l’obbligo di allegare il Durc, che il committente deve trasmettere all’amministrazione comunale, uno dei pochi strumenti in mano allo Stato per accertare la regolarità contributiva delle imprese edili. Tradotto: non solo sarà possibile costruire senza avere i permessi ambientali, ma pure evadendo allegramente (in qualche modo legittimamente) il fisco. Altro che lotta all’evasione fiscale sbandierata da Tremonti. I sindacati ne chiedono l’immediato ripristino, e lo fa anche l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili, che tra l’altro domani si riunisce in assemblea davanti a Berlusconi. Le domande per lui da un settore continuamente mortificato saranno tante.

«È fondamentale ripristinare l’obbligo del Durc per contrastare il sommerso dice una nota dell’Ance Va mantenuta alta la guardia sulla regolarità delle imprese, con ogni azione necessaria a prevenire e combattere fenomeni di lavoro sommerso, soprattutto nell’attuale fase di crisi» in cui, ancor più di prima, le imprese fanno incetta di lavoratori rumeni, polacchi, africani di cui non resta mai traccia. Un dato per inquadrare il fenomeno: nel 2008 l’evasione ed elusione fiscale e contributiva nel settore era stimata intorno ai 6 miliardi di euro, e oggi è salita a 10 miliardi, ovvero poco meno della metà dell’intera manovra economica.

Eliminare il Durc, insomma, equivale a fare un passo indietro rispetto alle disposizioni oggi in vigore, «frutto della condivisione di tutte le associazioni datoriali di settore insieme ai sindacati di categoria». Proprio quest’anno, ad aprile, col rinnovo del contratto edile, il documento era stato migliorato, legando il suo rilascio ad una verifica della congruità del numero di lavoratori impegnati, dichiarato dall’impresa per ciascun cantiere di lavori pubblici e privati. Ma, con l’avvento della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività, in sostanza il silenzio-assenso sull’avvio dei cantieri) al posto della Dia (Dichiarazione d’inizio attività), arrivata con un emendamento presentato da Azzollini venerdì sera in Commissione Bilancio al Senato, l’esistenza stessa del Durc viene messa in discussione.

Anche la Scia, comunque, resta molto controversa, osteggiata anche da molti nella maggioranza e nello stesso governo: «Desta sorpresa dice il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi l’approvazione di un emendamento che estende la Scia anche per gli interventi sui beni culturali e paesaggistici, senza che il ministero sia stato informato». La Scia ha scatenato le proteste dell’opposizione, degli ambientalisti (che parlano di «scempio»), del direttore della Normale Salvatore Settis, ma anche del Fai e del Wwf, che si sono appellati proprio a Bondi perchè respinga l’emendamento.

«Un grande regalo alle imprese senza regole né legge»

Intervista a Walter Schiavella. Il segretario della Fillea denuncia la «deregulation» contenuta nella manovra E i costruttori dell’Ance concordano

Le risposte che la manovra offre sono l’esatto opposto di quello che il settore chiede da tempo. Rappresentano un regalo alle imprese irregolari, affondano ancora di più quelle regolari, e permettono il lievitare di evasione ed elusione fiscale. Perché, ricordiamolo: quello edilizio è uno dei terreni prediletti in cui le mafie reinvestono». L’allarme è forte, di quelli che una società civile dovrebbe raccogliere. Lo lancia Walter Schiavella, segretario degli edili Cgil, ma concorda anche l’Ance, l’Associazione delle imprese, che domani riunisce la sua assemblea nazionale cui dovrebbe partecipare anche Berlusconi. Su un settore già sfiancato dalla criminalità organizzata e dalla crisi (a marzo 2010 registrate 7mila imprese in meno rispetto all’anno prima, -9%, e circa 100mila lavoratori in meno), piomba con la manovra la nuova deregulation del Pdl: basta autorizzazioni per costruire, e con esse basta Durc, il Documento che attesta la regolarità contributiva dell’azienda di cui la stessa Ance chiede la reintroduzione, e che ha permesso l’emersione di migliaia di posizioni lavorative. «Per noi sicurezza, legalità, regolarità sono aspetti legati a doppio filo, e quel filo è il Durc, sperimentato nel post terremoto in Umbria, dove permise la ricostruzione senza che un solo cantiere fosse irregolare».

Il mantra del Pdl è “troppa burocrazia, semplifichiamo”.

«Paradossale. In edilizia non c’è nulla da semplificare, semmai il contrario: bisogna definire nuove regole per accedere ad una professione che oggi non necessita di alcun requisito, costruire soglie d’accesso che leghino qualità e minimi criteri. Infatti in Italia le imprese edili sono il doppio rispetto a Francia, Germania, Spagna: circa 600mila, cui si aggiunge l’esercito delle partite Iva, che solo tra il 2006 e il 2008 sono aumentate del 208%, tra stranieri e italiani. Un quadro che ha prodotto l’aumento esasperato della concorrenza, e un’impennata degli sconti nelle gare d’appalto: ribassi del 50-60% non sono più casi rari. Ma un’impresa sana, regolare, quando mai può vincere un appalto al massimo ribasso?».

Lavoro nero ed evasione fiscale: qual’è la situazione nei cantieri?

«Sono in costante crescita part-time, che nei cantieri non ha alcun senso, sottoinquadramento, la riduzione delle spese per la sicurezza e il ricorso al lavoro nero (300mila persone stimate nell’edilizia), con cui le imprese cercano di ridurre i costi. Oggi siamo a circa 10 miliardi di evasione ed elusione fiscale e contributiva. Quasi la metà della manovra. È chiaro che la presunta battaglia all’evasione di cui parla il governo è solo uno specchietto per le allodole: perché proprio là dove l’evasione si annida, si eliminano i già pochi strumenti per farla emergere».

Torniamo alla manovra: oltre all’abbandono delle autorizzazioni e del documento di regolarità, quali altri punti coinvolgono il settore?

«I tagli a Regioni ed Enti locali, che rappresentano oltre un terzo del mercato pubblico. La conferma del patto di stabilità blocca tutte le opere sotto la soglia dei 5 milioni di euro. E lo stop al turn over significa ridurre i già pochi ispettori (tra ministero e Asl non arrivano a 3mila), quindi i controlli nei cantieri. Questo governo non ha fatto nulla per l’edilizia, a parte portare a 52 settimane la richiesta massima di cassa integrazione, come previsto per gli altri settori. Del resto, il dato del ricorso alla cig è in diminuzione: i lavoratori non hanno più nemmeno quella, sono solo disoccupati».

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