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“Edilizia residenziale pubblica. Perché in Itaia non si fa come in Spagna?”
3 Novembre 2008
Lettere e Interventi
Antonio Bonomi, dalla Sinistra Reno

Caro Eddyburg, ho letto sul manifesto la breve notizia che ti riporto di seguito. Penso sia interessante perché applica a livello statale un procedimento che da noi potrebbe essere proposto a qualche regione (ammesso e non concesso che qualcuno voglia fare ancora delle case popolari). Forse sarebbe il caso di approfondire il tema su eddyburg, che è sempre più indispensabile. Grazie per il lavoro che fai! Ciao

Ecco l’articolo, da il manifesto del 29 ottobre

Crisi immobiliare

IL GOVERNO SPAGNOLO COMPRA TERRENI

Per dare ossigeno alle imprese messe in ginocchio dalla crisi delle costruzioni, il governo spagnolo acquisterà suoli edificabili dalle agenzie immobiliari, sui quali realizzerà ventimila alloggi di edilizia sociale.

L'offerta pubblica di acquisto dei suoli è la principale misura contenuta nel Piano statale di alloggi e riattazioni 2009-2012, presentato lunedì dal Ministro per la Casa, Beatriz Corredor, alle Comunità autonome, ai sindacati e ai patronati. E ha il doppio obiettivo di riattivare, da un lato, un settore in crisi e, dall'altro, di realizzare l'intervento di edilizia popolare annunciato dall'esecutivo per la legislatura.

L'offerta di acquisto ha una previsione di bilancio di 300 milioni di euro, ai quali SEPES, la società pubblica di gestione del suolo, aggiungerà altri 130 milioni per le urbanizzazioni. Le immobiliari che vogliono vendere suoli, che non riescono a collocare sul mercato a causa della crisi del settore, hanno tempo fino al prossimo 29 dicembre per presentare le proprie offerte che, dal primo gennaio al 30 aprile 2009 saranno vagliate dalla SEPES.

Ti ringrazio molto, la nota mi era sfuggita. Giro la proposta ad amici di eddyburg che sono più competenti di me in materia, e pubblicherò le loro risposte. La pratica che mi sembra interessante, e che si avvicina a quella del piano spagnolo, è quella di chiedere a tutte le lottizzazioni convenzionate una cessione di un tot di aree da cedere al comune per realizzarvi edilizia residenziale pubblica. Ma dove non c’è consistente espansione c’è comunque necessità di abitazoni locate a caanone commisurato a redditi molto bassi o incerti? Possibile che l’Italia sia l’unico paese nel quale non si può espropriare a prezzi ragionevoli (che non compensino cioè i c.d. “diritti edificatori”), o comprare aree a prezzo di terreno agricolo? La cosa continua a restare misteriosa, almeno per me.

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