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Andrea Montanari
Edilizia: mani libere ai comuni
7 Maggio 2009
Padania
Nella Lombardia liberista, per “rilanciare l’edilizia” una bella trovata: i privati si approvano da soli le trasformazioni urbanistiche. Leggere per credere da la Repubblica, ed. Milano, 7 maggio 2009 (f.b.)

Edilizia, mani libere dalla Regione ai Comuni. La giunta del Pirellone ha approvato ieri i criteri per il via libera ai progetti per riqualificare le aree dismesse o abbandonate anche nei centri storici. Per costruire basterà una dichiarazione firmata dal progettista. Protesta l´opposizione di centrosinistra: «È una presa in giro. Solo il via libera a una nuova colata di cemento». Replica l´assessore regionale all´Urbanistica leghista Davide Boni: «Non è vero, è un piano per rilanciare il settore dell´edilizia in crisi». Soddisfatto l´assessore comunale Carlo Masseroli: «I criteri sono assolutamente ragionevoli e assomigliano a quelli approvati dal consiglio comunale»

Basterà una semplice dichiarazione di «congruenza» firmata da un tecnico progettista del piano integrato di intervento che garantisca che si tratta di infrastrutture di interesse pubblico, e da ora in poi i Comuni potranno avere mani libere nella riqualificazione delle aree degradate con nuovi quartieri. Per l´assessore regionale all´Urbanistica leghista Davide Boni l´obiettivo del provvedimento approvato ieri dalla giunta del Pirellone è solo quello di «rilanciare il settore dell´edilizia, che subisce come altri gli effetti della crisi». Per l´opposizione di centrosinistra, al contrario, è un via libera a una nuova colata di cemento sulla Lombardia.

Si tratta dei criteri e delle modalità per l´approvazione, in assenza dei Piani di governo del territorio che dovranno sostituire i vecchi Piani regolatore, di «Programmi integrati di intervento in variante non aventi rilevanza regionale». In pratica, qualsiasi nuovo quartiere, qualsiasi operazione immobiliare che i privati vogliano fare in un Comune. La circolare che la Regione doveva emanare entro sessanta giorni dall´ultima modifica alla legge urbanistica del 10 marzo scorso, per chiarire quali opere possono essere considerate «infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico di carattere strategico ed essenziali per la riqualificazione del territorio» e come tali sfuggire al divieto imposto ai Comuni «di dar corso ai programmi integrati di intervento in variante, meglio noti come Pii». Una norma di grande portata visto che tanti piani sono ancora bloccati, che solo 107 Comuni lombardi hanno già approvato i Piani di governo del territorio, 172 li hanno già adottati, ma ben 758 hanno appena avviato la procedura o stanno per farlo.

Nel testo della delibera si precisa genericamente che «il termine infrastruttura comprende quell´insieme di opere, servizi e attrezzature necessarie alla vita di relazione e alla struttura economico-produttiva di un territorio». In particolare si stabilisce che i progetti dovranno riguardare «prioristicamente le aree degradate o dismesse, soprattutto se collocate all´interno di centri abitati» e il loro recupero. O interventi «volti a riqualificare e migliorare l´immagine urbana e la creazione di infrastrutture per l´accoglienza e la sosta nelle principali "porte" di accesso delle città».

Oltre ai progetti per l´edilizia residenziale pubblica, per avere il via libera ad altre opere edilizie, basterà inserire nel progetto «la realizzazione di parchi urbani attrezzati e naturali, anche esterni al comparto d´intervento».

Protesta il consigliere regionale del Pd Franco Mirabelli: «Alla fine è stato un imbroglio, si è passati da proibire tutto a consentire tutto. Solo poche settimane fa sembrava che la Regione volesse usare grande rigore con i Comuni. Ma ora, con i criteri applicativi, tutto torna esattamente come prima tranne una norma, palesemente illegittima, che permette a Milano di approvare i propri progetti direttamente in giunta, senza la discussione pubblica in Consiglio. In un momento in cui si decide non solo sull´Expo, la giunta di Milano si trova nella condizione di approvare tutto nelle segrete stanze».

L´assessore comunale all´Urbanistica Carlo Masseroli commenta soddisfatto: «I criteri approvati dalla Regione sono assolutamente ragionevoli e assomigliano molto ai criteri che il consiglio comunale ha già approvato a dicembre con il Documento di inquadramento urbanistico». L´assessore Boni chiude: «La nostra legge è più restrittiva di quanto voleva Milano. Con questo provvedimento abbiamo tempestivamente individuato i casi in cui c´è la possibilità di approvare i piani contribuendo anche a rilanciare il settore dell´edilizia».

Monguzzi: " È una presa in giro i progettisti controllano se stessi"

Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi in consiglio regionale, perché non vi piace il regolamento approvato ieri dalla giunta del Pirellone?

«Formigoni incentiva i "Pii", i programmi integrati di intervento, anziché frenarli, smentendo come al solito promesse e impegni: altro cemento potrà continuare a colare su tutta la Lombardia, tra le regioni italiane che detengono il triste primato nel consumo di suolo».

Perché?

«Invece di porre un freno ai Pii, come richiesto nella modifica della legge urbanistica votata dal Consiglio nel marzo scorso, la delibera produrrà l´esatto effetto opposto».

Cioè?

«Non ci sarà alcun freno a una delle scorciatoie urbanistiche più utilizzate in questi anni per realizzare case, capannoni, centri commerciali. Si tratta di una presa in giro».

In che senso?

«I costruttori utilizzeranno ampiamente le nuove disposizioni approvate ieri dalla giunta per continuare a edificare, tenendo in scacco i Comuni che, privati di fondi per i servizi ai cittadini da Berlusconi e Tremonti, continueranno ad avallare i Pii per fare cassa con gli oneri di urbanizzazione».

L´assessore regionale all´Urbanistica Davide Boni, però, sostiene che le nuove prescrizioni, in realtà, sono più restrittive. E che il provvedimento ha l´obiettivo anche di rilanciare il settore dell´edilizia messo in ginocchio dalla crisi economica.

«Nella delibera preparata dalla giunta si sfiora il ridicolo».

Faccia qualche esempio.

«Per dare il via libera a un Pii basterà inserire nel progetto la realizzazione di un giardinetto attrezzato, oppure "servizi e attrezzature necessarie alla vita di relazione", oppure ancora "strutture per la sicurezza dei cittadini".

A patto di riqualificare aree abbandonate o dismesse.

«Al rispetto dei "criteri" stabiliti dalla giunta penserà infine il progettista, cioè colui che preparerà il Pii».

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