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Gimmo Cuomo
Ecco chi ha detto no al sistema Romeo
31 Dicembre 2008
Articoli del 2008
Non tutti venduti, non tutti collusi, non tutti distratti. Nelle pubbliche amministrazioni c’è chi vede, comprende e resiste. Il Corriere del Mezzogiorno, 19 dicembre 2008

Dalle intercettazioni telefoniche dell'inchiesta emerge anche il ruolo positivo dei «resistenti», consiglieri e dirigenti comunali, considerati dall'immobiliarista arrestato un ostacolo al raggiungimento dei propri obiettivi. Tra questi figura il consigliere del Pd Vincenzo Russo definito dall'ex assessore Di Mezza «un pazzo, inavvicinabile». Si è difeso per cinque ore dalle accuse l'imprenditore Alfredo Romeo, arrestato mercoledì scorso nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti di Comune e Provincia di Napoli: «Non esiste alcun sistema Romeo, con gli assessori avevo solo rapporti istituzionali ».

Roberto Giannì, Enzo Russo e Sandro Fucito. Li definivano «matti, inaffidabili, rompiscatole» - Ad opporsi al presunto disegno criminale di Romeo ci furono alcuni consiglieri e tecnici del Comune di Napoli

NAPOLI — «Secondo me stiamo facendo tutto con prudenza. Poi se il segretario generale rompe il cazzo là, lo devi bloccare tu». A parlare è Alfredo Romeo, l'immobiliarista arrestato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per il Comune e la Provincia di Napoli. Il suo interlocutore telefonico è l'(ormai ex) assessore al Patrimonio e manutenzione immobili Ferdinando Di Mezza, finito agli arresti domiciliari. Destinatario dell'invettiva, invece, probabilmente l'ex segretario generale del Comune Angelo Parla, ora in pensione, o forse il suo vice Vincenzo Mossetti, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano all'interno della Segreteria generale. Comunque, una persona che dava fastidio.

Nella Napoli dove ci si ci vende per un piatto di lenticchie, dove per far chiudere un occhio o magari tutti e due a chi avrebbe il dovere di tenerli aperti può bastare una trasferta gratis ad una manifestazione all'estero, è bello apprendere che c'è anche chi dice no.

Dileggiati

Soprattutto, che c'è già stato chi non si è mostrato disponibile, compiacente, premuroso, addirittura prono di fronte alla sfacciata insistenza di Romeo. Anche i nomi dei "resistenti", di chi magari ha semplicemente compiuto il proprio dovere, di chi ha agito secondo coscienza sono rigorosamente annotati nelle seicento pagine dell'ordinanza che ha comminato le misure cautelari e che, al di là delle conseguenze giuridiche, offre uno spaccato non certo lusinghiero dei rapporti tra il palazzo (politici e tecnici) e il potentissimo imprenditore. Questi esempi positivi, per scelta etica ma spesso anche per caso, sono citati dallo stesso Romeo e dai suoi interlocutori telefonici, definiti con epiteti dispregiativi, considerati «pazzi» o «rompiscatole », proprio perché sollevavano obiezioni, ponevano questioni, pensavano, in altre parole perché erano fuori dal controllo della presunta associazione a delinquere. Un altro esempio è rappresentato dal consigliere comunale Vincenzo Russo del Pd, che viene tirato in ballo durante un'altra telefonata del 19 marzo 2007 tra l'immobiliarista e Di Mezza. Era la vigilia di una seduta della commissione che avrebbe dovuto esprimersi sul Global service. Di Mezza relaziona a Romeo sui componenti dell'organismo. «I nostri (della Margherita, ndr) — dice — è un guaio, perché ci sta Vincenzo Russo (...), eh ma Russo è proprio pazzo, è inavvicinabile».

Durante l'iter per la definizione dell'appalto per la concentrazione della gestione della manutenzione e refezione scolastica, sponsorizzato dall'allora assessore comunale Giuseppe Gambale, il gip evidenzia il tentativo «di sostenere una prevalenza funzionale dei servizi (manutenzione scolastica) rispetto alle forniture (distribuzione del cibo nelle scuole cittadine) benché nella specie l'importo da destinare alla manutenzione degli edifici scolastici fosse pari a 6 milioni di euro mentre quello da destinare ai pasti ammontasse invece a ben 20 milioni di euro».

Il rifondarolo

Ebbene questo disegno aveva degli oppositori. Tra questi «Alessandro Fucito, assessore comunale di Napoli (di Rifondazione comunista, ndr) che non mancava di denunciare anche pubblicamente, con inequivoche interviste rilasciate ad organi di stampa locali, il progetto dell'assessore Gambale».

Tanti dubbi

Ma è lo stesso Fucito a raccontare il perché della sua contrarietà all'accentramento in un unico soggetto della manutenzione scolastica e della fornitura di cibo alle scuole. «Quel progetto — chiarisce il consigliere in una dichiarazione resa ai pm — destava le mie perplessità anche per un'altra ragione: si assumeva la prevalenza dei servizi rispetto alle forniture, nonostante che l'importo da destinare alla manutenzione fosse di gran lunga inferiore rispetto alla fornitura dei pasti. Ed inoltre trovavo anomalo che a decidere non fossero i consigli municipa-li, a mio parere gli unici organi competenti. Infatti, non erano sufficienti, ritengo, i pareri favorevoli dei presidenti delle municipalità espressi con la sottoscrizione di quel protocollo. Infine ritenevo che la ditta aggiundicataria non sarebbe stata in condizione di fornire pasti di qualità adeguata, in considerazione dell'elevata qualità da fornire».

Dirigente onesto

Un altro osso duro si è rivelato il dirigente del dipartimento di pianificazione urbanistica del Comune di Napoli Roberto Giannì, il cui nome ricorre spesso nelle intercettazioni e nelle parole del gip. In particolare, Romeo manifesta senza mezzi termini, e in più riprese, il suo fastidio per l'atteggiamento del dirigente a Roberto Mostacci, consulente dell'Anci al quale «sarebbe stato affidato l'incarico da parte del Comune di redigere un documento per la gestione e il recupero degli edifici pubblici a scopo residenziale, di proprietà comunale». Un primo riferimento risale al 19 aprile. «Secondo me — si sfoga Romeo — abbiamo fatto una cazzata, per accontentare quel coglione di Giannì abbiamo inserito questa cosa senza dare evidenza, ma praticamente è caduto il movente principale dell'intera operazione». Cinque giorni dopo un'altra sparata, sempre con Mostacci. «Ma io,— tuona l'immobiliarista — mi sono rotto il cazzo , provvedere di pensare, è che tutto sia subordinato a Giannì. Ma facesse quello che cazzo vuole lui, io non ci sto, se non ci devo stare non ci devo stare, non ci sto».

Zona grigia

Ma in alcuni casi l'attività di resistenza si rivela solo strumentale. Lo si deduce da altre intercettazioni che spingono il giudice a conclusioni sconfortanti. «Di qui — si legge — l'ennesima amara conferma sulle modalità di gestione della cosa pubblica: l'opposizione politica ad un progetto lungi dall'essere sussumibile nella fisiologica dialettica delle parti, ad altro non mira che al perseguimento di utilità o profitti per la parte rappresentata e viene tacitata attraverso la promessa di soddisfare quella determinata esigenza». Siamo, in questo caso, in una zona grigia, in una sorta di terra di mezzo, dove l'etica lascia puntualmente il posto alla convenienza, dove la prospettiva di poter vantare un credito diventa l'argomento più convincente in grado di neutralizzare anche l'ultimo sussulto della coscienza.

In bicicletta Roberto Giannì, direttore del dipartimento di Pianificazione urbanistica del Comune di Napoli

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