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Luca Beltrami Gadola
È sempre verde il colore della qualità della vita
9 Dicembre 2008
Milano
Standard dimenticati e densificazione: il nuovo corso dell’urbanistica milanese. Da la Repubblica, ed. Milano, 9 dicembre 2008 (m.p.g.)

I recenti provvedimenti in materia di urbanistica potrebbero essere rubricati o come reati per pubblicità ingannevole o come reati di falso ideologico.

In ogni caso è reato contro la fede pubblica dire che la densificazione in quanto tale - il costruire di più sulla stessa superficie di territorio comunale - migliori sempre la qualità della vita. Pubblicità ingannevole perché si attribuiscono alle proprie delibere in materia di urbanistica qualità che esse non hanno; falso ideologico perché si afferma cosa non vera inducendo nei terzi giudizi errati. Dimostrare reati in materia di qualità della vita è cosa ardua mancando una definizione universalmente condivisa: per una mamma qualità della vita è la scuola materna dei figli, per Salvatore Ligresti è far soldi. Ma su di una cosa si è tutti d’accordo: nella qualità della vita il verde pubblico gioca una parte predominante.

Qui ci muoviamo meglio perché il verde pubblico si misura in metri quadrati per abitante e l’ha insegnato a noi per tanto tempo il vicesindaco De Corato ricordandoci sempre che il verde pubblico era in continuo aumento: l’ultimo suo dato parlava di 17 metri quadri per abitante. Dimenticava, però, di dirci che la diminuzione della popolazione giocava a suo favore: stesso verde ma meno abitanti. Calcoli più realistici come quelli fatti dal professor Antonello Boatti, escludendo cimiteri, aiuole spartitraffico e altre frattaglie, ci portano a dire che i metri sono solo 10 contro i 65 di Berlino o i 24 di Londra, città spesso citata dai nostri amministratori negli ultimi tempi. Ma voglio essere generoso: quei 17 metri quadri mi stanno bene.

Diciassette metri quadri per abitante per 700mila nuovi residenti vuol dire che Milano, prima che arrivi l’auspicata valanga demografica, deve dotarsi per tempo di 12 milioni di metri quadri di nuovo verde. Il doppio di quello oggi realmente esistente. Di verde urbano che serva ad anziani, mamme e bambini, cittadini che vogliono godersi l’aria aperta senza fare chilometri. Dunque 12 milioni di metri quadrati rispetto ai soli 9 milioni di aree disponibili il cui vincolo è decaduto (dato Assimpredil Ance), aree già destinate a standard - servizi collettivi, servizi d’interesse generale, parchi intercomunali e verde pubblico - aree che l’amministrazione comunale vorrebbe rendere invece edificabili per edilizia residenziale, come dice, con il fine di migliorare la qualità della nostra vita. Rendere edificabili queste aree è follia e dire che è un’operazione per migliorare la qualità della vita è sbagliato; oggi è solo il caso di rinnovare in qualche modo i vincoli per avere spazio di manovra. Già è del tutto insensato dismettere per edilizia privata scali ferroviari e caserme sottraendoli all’uso pubblico: quel che se ne ricava in denaro - destinato a enti notoriamente scialacquatori - è nulla rispetto a quel che perde la collettività urbana per i suoi bisogni. A Milano, la città che dovrebbe attrarre giovani coppie, oggi le mamme si domandano: «È meglio avere le auto in sosta vietata ma finanziare con le multe il Comune o rinunciare alle materne perché non ci sono i soldi?» Questa è oggi la sola qualità della vita milanese: poter scegliere il meno peggio.

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