loader
menu
© 2022 Eddyburg
Paola D'Amico
E il sito protetto rischia di diventare una cava di argilla
14 Aprile 2012
Padania
A volte il mattone (complice il solito potere arrogante e ignorante) fa danni prima ancora di esistere. Corriere della Sera Lombardia, 14 aprile 2012 (f.b.)

CREMONA — Scavare argilla e «spianare» il Pianalto della Melotta che si estende per una decina di chilometri quadrati tra Soncino e Romanengo, nella campagna cremonese, equivarrebbe a «scrostare un importante affresco da una parete». Via la pittura, quel pezzo di muro perderebbe ogni valore. Via l'argilla, resterebbe solo un'immensa montagna di arida sabbia.

Questa metafora, cui ricorre il geologo e portavoce di Italia Nostra Giovanni Bassi, è il modo più efficace per introdurre l'incredibile vicenda di cui è oggi protagonista un sito che il geologo ed esploratore Ardito Desio, per primo nel 1965, mise in relazione con eventi sismici che interessarono la nostra regione nel Pleistocene, 400 mila anni fa.

Quel pianalto, che si eleva di alcuni metri rispetto alla pianura, si sollevò per uno scontro tra faglie sismiche. E gli strati superficiali e così antichi sono di tale importanza che l'Unione Europea nel 2000 lo inserì tra i siti di importanza comunitaria (Sic).

Un tempo terreno agricolo, il Pianalto è stato acquistato dai titolari di una fornace che un anno fa hanno chiesto, in extremis, di valorizzarlo come «giacimento» per una futura attività estrattiva di preziosa argilla, modificando il piano cave decennale in scadenza nel 2013. Sordi alla protesta degli ambientalisti e anche di un sindaco, uno soltanto, quello di Romanengo, prima la Provincia di Cremona, poi i consiglieri regionali, hanno spalancato le porte ad un piccolo ma significativo disastro ambientale. Che sarà mai, è arrivato a far notare il relatore della commissione regionale, il leghista Frosio, «grattare» via tre metri dalla sommità del Pianalto? Sarà che in quei tre metri sta incisa l'antichissima storia della terra lombarda, lacerata da terremoti, ben prima di quello devastante del 1802 o più recente di Salò del 2004. «Per tutelarlo nel tempo è stato inserito tra le riserve naturali — precisa Ferruccio Rozza, già direttore del Parco del Serio —. Il geosito è tutelato dalla legge regionale e dai Prg».

Quella miniera preziosa di argilla (si progetta di scavarne 3 milioni e mezzo di metri cubi nei prossimi dieci anni) sorge accanto ai comuni di Ticengo, Soncino e Casaletto di Sopra, che pare si accontentino, in cambio dello sfregio alla loro terra, di avere a disposizione due piste ciclabili e una rotonda. La commissione ambiente regionale ha detto sì alla maxicava di argilla (in questa zona, tra l'altro, è solo l'ultima di una serie). E le ore di vita per il geosito sembrano contate. Entro la fine del mese di aprile la palla passerà al Consiglio regionale per il voto che deve creare un varco nella legge 12 del 2005, la stessa legge che a quello stesso sito attribuiva così tanta importanza. Poco importa se quelle terre argillose e antiche custodiscano anche importanti tracce di associazioni botaniche, il castagno e la ginestra dei carbonai, tipiche di zone montane.

A combattere è rimasto un don Chisciotte, il consigliere del Pd, Agostino Alloni: «Chiederò il voto segreto in aula. Quel terreno ha quattro vincoli. È più esteso della Città del Vaticano. Farò appello alla coscienza dei singoli consiglieri». «Il tema della conservazione del Geosito della Melotta — continua Alloni — è ineludibile. È l'emergenza geologica più importante del territorio provinciale». La battaglia, insomma, continua. E nel caso in cui lo scempio venga confermato, gli ambientalisti hanno già deciso di ricorrere a Bruxelles o alla Procura.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg