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Luca Beltrami Gadola
Duca d´Aosta, la piazza simbolo del degrado
20 Febbraio 2007
Milano
Il degrado urbanistico come primo sintomo del declino di una città. Da la Repubblica, ed. Milano, 20 febbraio 2007 (m.p.g.)

Il degrado di Milano continua, è a macchia di leopardo e non risparmia né centro né periferia, ci manca solo un´unità di misura: la sua "magnitudo", come per i terremoti. Ci arriveremo. Il degrado può essere in due fasi od in un´unica soluzione. Se è in un´unica soluzione si tratta del tempo che passa combinato con l´incuria e la sciatteria. Se è in due fasi si tratta del degrado iniziale (fase 1) – degrado del progetto, sua cattiva esecuzione, incompletezza dell´opera – e del degrado successivo (fase 2), ossia l´inizio dello scorrere del tempo ovviamente combinato con la nota incuria e sciatteria. Un esempio tanto pregnante quanto clamoroso: Piazza Duca d´Aosta, il degrado in due fasi. Il progetto di sistemazione della piazza degli architetti Antonio Zanuso e Carlo Chambry vinse il concorso bandito dal Comune di Milano nel 1988. Il concorso riguardava la sistemazione di tutto l´asse che va dalla fine di Via Turati fino a Piazza duca D´Aosta – dunque anche Piazza della Repubblica e Via Vittor Pisani - con i due risvolti di Piazza Luigi di Savoia e Piazza IV Novembre. Si trattava di ridare dignità a un pezzo di Milano, forse l´unico della Milano moderna, stravolto dalle costruzioni della metropolitana e del parcheggio di Via Vittor Pisani. Ricordando vagamente la vicenda, mi sono fatto mostrare il progetto per confrontarlo con la realtà. Non mi stancherò mai di ripetere che il progetto d´architettura non è come il salame, non si taglia a fette secondo l´appetito o, meglio, l´estro dei pubblici amministratori.

Di quel progetto se ne realizzò solo una parte - poi vedremo come - quella di Via Vittor Pisani e Piazza Duca d´Aosta. Ecco il primo avvio del degrado: realizzazione parziale, in questo caso meno della metà. I lavori cominciarono che era sindaco Paolo Pillitteri, poi ci fu Piero Borghini, poi il commissario Claudio Gelati, poi Marco Formentini e l´inaugurazione nel ´96: sei anni di lavori per sistemare il parterre di Piazza Duca D´Aosta e Via Vittor Pisani. Ma nemmeno questa parte rispettò il progetto originario. L´esecuzione di quel poco fu pessima e oggi, a dieci anni di distanza si vede perché il tempo è giustiziere e l´uomo ci mette del suo. I rivestimenti dei muretti delle aiuole sono caduti in molti punti, le pietre del lastricato sono per la maggior parte rotte – dovevano essere spesse 6 centimetri e furono posate da 4 – e dove sono state sostituite non lo si è fatto con lo stesso materiale: la piazza ormai è un arlecchino.

Le panchine di progetto lungo la facciata della stazione sono state rimosse – ci dormivano i barboni che adesso dormono nelle vicinanze – i due filari di magnolie sono la testimonianza del pollice verde milanese – quelle vive stentano e quelle morte sono state sostituite con altre di diversa specie - ed alcuni gradini divelti giacciono (da anni) abbandonati qua e là come i paracarri originari in granito. Delle due rotatorie per i taxi se ne realizzò solo una. Le piante lungo Vittor Pisani non attecchiscono perché non c´è terra sufficiente. La ciliegina sulla torta (ma non è certo chiuso il lunghissimo elenco degli scempi) è il sentiero guida per ciechi, quello che dovrebbe condurli all´ingresso della Regione ma finisce contro il muro di cinta. Non c´è pietà per nessuno. Questa è la Milano delle "eccellenze" che si candida all´Expo nel 2015. Questa è la città che la giunta vorrebbe illuminare di più. Santa penombra.

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