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Paolo Leon
Draghi, una relazione in chiaroscuro
2 Giugno 2007
Articoli del 2007
Una lucida valutazione sulle posizioni espresse dal Governatore della Banca d’Italia. Dal quotidiano online Aprile, 31 maggio 2007

Il Governatore ha capito che per una politica di occupazione c'è da superare la precarietà e soprattutto l'assenza di giovani e donne al lavoro. Mentre le sue considerazioni sono tradizionali e niente affatto positive quando parla di finanza pubblica: propende per il pareggio del bilancio, cosa che distruggerebbe lo stato sociale.

Le considerazioni finali del governatore Draghi hanno qualche novità e invece qualche accenno tradizionale. Le novità sono di due tipi: la prima riguarda un'attenzione nuova alla globalizzazione finanziaria con i suoi pericoli, che Draghi definisce "dirompenti".

Un'altra novità, meno positiva, è il suo favore per il gigantismo delle banche che il governatore della Banca d'Italia pensa debbano entrare nel capitale delle grandi imprese. Così, grandissime banche con forti poteri di influenza sulle imprese rischiano di diventare dei mostri non assoggettabili ad alcuna vigilanza. Draghi pensa che la vigilanza della Banca d'Italia possa essere sufficiente per evitare gli inevitabili conflitti d'interesse e non si accorge della contraddizione: se le grandi conglomerate bancarie sono internazionali, la vigilanza nazionale è del tutto insufficiente.

Alcuni aspetti positivi riguardano la sua visione dell'occupazione che vorrebbe meno precaria, più aperta alle donne e ai giovani. Anche i suoi riferimenti alle pensioni di anzianità, legate all'invecchiamento della popolazione sono però non disprezzabili, perché Draghi parla di allungare l'età media degli occupati e questo implica che, probabilmente, accetterebbe un allungamento differenziato a seconda dell'usura dei lavori.

E' invece tradizionale e niente affatto positivo quando parla di finanza pubblica, perché sembra propendere per il pareggio del bilancio cosa che distruggerebbe lo stato sociale (il suo vecchio maestro Federico Caffè questo passaggio non lo avrebbe certamente apprezzato) e, soprattutto, perché pensa di poter trasformare una parte della previdenza obbligatoria (fino al 33 % dei contributi) in previdenza complementare - in pratica sostiene una forma di privatizzazione.

Draghi non capisce che quest'idea aumenta l'incertezza dei lavoratori, non assicura che la pensione sarà dignitosa, e al contrario rafforza quel mercato dei capitali che egli stesso, in precedenza, ha descritto come denso di avversità.

Per concludere, mi preme sottolineare alcune lacune della relazione svolta oggi dal Governatore Draghi: si è dimenticato completamente del sindacato e della concertazione; ha parlato delle liberalizzazioni, ma non ricorda il fallimento di quelle oggi in vigore - da Telecom alle Ferrovie dello Stato - e ha attribuito alla Banca Centrale Europea il successo contro l'inflazione che, a suo dire, sarebbe stata molto più elevata in ragione dell'aumento dei prezzi del petrolio se la BCE stessa non avesse operato in modo prudente. Invece, la BCE non c'entra nulla, perché l'inflazione è stata abbattuta dalla Cina e dall'India che hanno fatto aumentare la produzione di merci ad un livello tale da abbassarne il prezzo. E ancora, nella sua relazione Draghi non da alcuna importanza o rilievo al ruolo dello Stato; dimentica le esternalità negative; non pensa all'ambiente e, in generale, preferisce guardare alla finanza pubblica come una serie di dati senza andare alla ricerca del loro significato.

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