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Andrew Martin
Dopo ampie consultazioni ... faremo quello che ci pare
11 Giugno 2008
Articoli del 2008
Il “dialogo” con gli abitanti sulle grandi opere sembra risolversi in una giustificazione di decisioni già prese. The Guardian, 21 febbraio 2008

Titolo originale: After extensive consultation, we'll be doing as we please – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Le consultazioni sono state una delle principali caratteristiche degli anni di Blair-Brown. Si legano a Tony Blair, al suo “grande dialogo”, alla sua “grande tenda”. Ma i più sarcastici sostengono che avvengano solo perché poi il governo sia in grado di far precedere agli annunci politici più difficili le rassicuranti parole “Dopo ampie consultazioni …”

Ce ne sono al momento circa 500 l’anno, e l’anno scorso si è arrivati alla reductio ad absurdum quando è stato pubblicato il documento Effective Consultation, ovvero una consultazione sulle consultazioni. La risposta del pubblico rivela che la “fatica mentale della consultazione” è una cosa che si sta affermando, si teme che le domande poste siano troppo tecniche, semplicemente irrilevanti, e in generale che le risposte saranno comunque ignorate. Un aspetto ben descritto dall’umorista americano Ambrose Bierce nel suo Devil's Dictionary, che definisce il verbo “ consultare” come: “ chiedere l’approvazione altrui a qualcosa che si è già deciso”.

Il che ci porta a un caso di consultazione importante che si conclude questa settimana: quello sui progetti per una terza pista e l’ampliamento dell’aeroporto di Heathrow. Sia Gordon Brown che il suo ministro ai trasporti Ruth Kelly hanno reso molto chiaro il proprio entusiasmo a proposito. Parallelamente, in una serie di “ road-show” del ministero dei Trasporti è stato chiesto alla gente che abita vicino all’aeroporto cosa ne pensava. Beh, più o meno.

Il road-show dove sono stato si teneva in uno Holiday Inn nella zona occidentale di Londra. Fra carte di corridoi di volo e punti di rilevamento per il rumore degli aerei, c’erano delle bacheche contenenti i corposi documenti della consultazione, intitolati Adding Capacity at Heathrow. Sono rivolti a 250.000 persone che abitano vicino all’aeroporto, e che hanno risposto alle domande.

Entrando nella sala consultazione ho visto un uomo – un membro del pubblico in carne e ossa – che leggeva una delle domande, aggrottando la fronte. “Un momento” diceva. “Qui si chiede: Sino a che punto lei è d’accordo con la proposta che nel caso si costruisse una terza pista a Heathrow, essa dovrebbe accompagnarsi a nuove strutture di terminal passeggeri?”. Ha sollevato gli occhi mentre rifletteva concentrato. “Ma io non la voglio, la terza pista a Heathrow” ha concluso.

Sadicamente gli ho chiesto cosa ne pensava di un’altra delle domande: “ Sino a che punto lei è d’accordo, o no, sull’aggiunta di una terza pista entro i limiti di qualità dell’aria stabiliti dal documento guida, senza altri interventi?”. Gli ho indicato la parte del documento di consultazione che dovrebbe aiutarlo a rispondere a questa domanda, trovando immediatamente un passaggio caratteristico: “ Restano ad oggi alcune incertezze riguardo ai modelli sull’intensità delle emissioni di ossidi di azoto, che potrebbero essere superiori o inferiori a quanto previsto, ma l’andamento delle concentrazioni di azoto non dovrebbe divergere in modo significativo”. L’uomo ha di nuovo sollevatolo sguardo. “Aspetti ...”

“É una consultazione molto difficile” ammetteva un funzionario estremamente cortese, a disposizione per rispondere alle domande. “É molto tecnica”.

Gli ho risposto che non doveva per forza essere così, che il governo avrebbe potuto semplicemente chiedere: “ È favorevole alla costruzione di una terza pista all’aeroporto di Heathrow”. Ha risposto automaticamente che c’era già stata una consultazione su questo, citando quella precedente il documento guida del 2003, il quale gaiamente prevedeva un raddoppio degli impianti aeroportuali nei prossimi 25 anni. In quella consultazione, l’idea di massima di ampliare le capacità aeroportuali era stata proposta in modo molto generico a tutta la popolazione del sud-est inglese. “E avevano risposto di sì?” ho chiesto al funzionario. “Beh – ha ribattuto – c’era tutta una gradazione di risposte”.

Ci sono state parecchie consultazioni sull’ampliamento di impianti aeroportuali, tutte più o meno famigerate tra chi abita nei corridoi di volo: una si è distinta per essersi guadagnata la definizione di “ concretamente fuorviante” dal tribunale supremo. Ho ricordato al mio funzionario che le consultazioni sono piuttosto prive di significato nel caso dell’aeronautica. “Beh – replicato – devono partire da una base di scelte”.

La base di scelte in questo caso è che Gordon Brown non solo vuole la terza pista, ma anche eliminare l’alternanza nell’uso delle piste, con gli aerei che atterrano su ciascuna di quelle esistenti una settimana sino alle tre del pomeriggio, e la settimana dopo solo dopo le tre. In questo modo, si dà un po’ di sollievo dall’orrendo fracasso a chi abita più vicino lungo i corridoi: gli si concede, per così dire, una mezza vita. Naturalmente, a chi ci abita non viene chiesto se sono o meno a favore di questa possibile sospensione dell’alternanza, o della costruzione della terza pista, per l’ottimo motivo che tutti risponderebbero di NO.

Un’altra importante e recente consultazione ha riguardato la modifica delle procedure urbanistiche, ora all’esame del parlamento. Anche qui aleggia il fantasma di Ambrose Bierce: è ampiamente diffusa fra i consultati l’opinione che il progetto di legge sia stato redatto prima di analizzare le loro risposte. Il disegno di legge è stato ispirato dalla procedura di revisione pubblica del progetto per il quinto terminal di Heathrow, durata cinque anni: troppo, per il governo. Il terminal, che aprirà il mese prossimo, alla fine della procedura è stato autorizzato come ultimo definitivo passo nell’ampliamento di Heathrow, condizione allora accettata dal governo e ora dimenticata. Il disegno di legga taglia drasticamente il diritto di interferire nelle decisioni urbanistiche, e verrò approvato prima che la British Airports Authority presenti la propria domanda per la terza pista.

Si: si tratta di una fregatura di proporzioni colossali. Si apre la strada alla BAA, compagnia private a capitale spagnolo, per deportare migliaia di persone, radere al suolo il villaggio storico di Sipson (qui non si sono tenuti road-show di consultazione, a causa di “mancanza di spazi adeguati”): tutto per realizzare una pista che produrrà ogni anno emissioni di carbonio equivalenti all’intera produzione del Kenya.

Al timone della grande alleanza che coraggiosamente si oppone a tutto questo c’è Hacan ( Heathrow Association for the Control of Aircraft Noise) Clearskies, il cui presidente John Stewart ha chiesto a chi viene chiamato in causa di ignorare le domande della consultazione: “Ma dove dice Commenti Generali scrivete: MI OPPONGO A QUALUNQUE ULTERIORE AMPLIAMENTO DI HEATHROW”. Questa, aggiunge, è una linea di confine.

Hacan terrà una manifestazione contro l’ampliamento di Heathrow alla Westminster Central Hall lunedì alle 19.00.

Nota: sulle modalità dei rapporti cole popolazioni locali si veda anche su Mall questo articolo dall'Independent 23 febbraio 208 (f.b.)

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