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"Dobbiamo rimboccarci le maniche"
16 Aprile 2008
Lettere e Interventi
Andrea (Lucarelli) Bui

Ho letto l'Eddytoriale e sono contento che tu abbia scritto quelle righe, perché mi ci riconosco ed è importante che questo avvenga, anche sopratutto a distanze generazionali ampie.

Ma cosa è successo? E' successo un casino e adesso dobbiamo rimboccarci le maniche.

Non sarebbe il caso che si pensassero a forme nuove di espressione della rappresentanza? I partiti di massa sono stati smantellati, e sono diventati cartelli elettorali, come negli Usa. Non c'è da stupirsi che poi vinca chi ha il programma più superficiale e gretto. Non c'è più un'azione politica quotidiana sui territori, il risultato è questo: a far la destra è più brava la destra.

Non esiste più un comunità, nel senso che il senso di appartenenza sui luoghi di lavoro e in altri contesti è stato disintegrato. Non ci si sente più di condividere una condizione sociale e civile con gli altri. Le nostre sono città di individui soli anche se non solitari. Il recupero di questa identità avviene sul piano territoriale e l'ha capito la lega Nord che su un'identità finta ha costruito il suo successo.

La sinistra invece si è ritirata nei salotti a discutere di sistemi elettorali e bizantinismi vari, la sinistra non parla più la lingua delle classi subalterne.

Non c'è un orizzonte alternativo a quello grigio e plumbeo del neolibersimo. Non c'è. Il Pci aveva il mito dell'Urss (non è nostalgia, intendiamoci, anzi) che era potente, significava che era possibile organizzare la società in modo diverso.

Oggi c'è sconforto, questo è l'unico mondo possibile. Non c'è un disegno, un orizzonte, una meta comune. Non si può far politica senza questa meta, si è condannati a brancolare nel buio e a non essere credibili malgrado la buona volontà.

Occorre mettersi di impegno, studiare, capire, come dici tu, tanti hanno rinunciato a farlo tanto tempo fa, intenti a seguire le risate finte di Drive In.

Spero a presto

Si, occorre studiare. Ma studiare significa seguire due percorsi, nessuno dei quali può essere abbandonato. 1) Comprendere che cosa è oggi il sistema economico-sociale nel quale viviamo, quali sono i suoi meccanismi economi e quelli sociali, chi ne siano i beneficiari e chi le vittime; e comprendere se si può cambiarlo, e su quali punti far leva per farlo. 2) comprendere, giorno per giorno, com’è fatta l’Italia e come si muove, quali sono le articolazioni della società, i poteri che in essa agiscono e gli strumenti che adoperano, il consenso che i poteri ottengono dai diversi ceti, categorie, classi.

Questo intendo per studiare. Ovviamente non può ciascuno di noi fare tutto, perciò occorre un lavoro collettivo, nel quale ciascuno dia il suo apporto. E, ovviamente, occorre che ci sia lo spazio per studiare e comprendere, e diffondere le conoscenze: perciò devono rimanere aperti gli spazi della democrazia. Che è costata lacrime e sangue non solo ai “comunisti” che oggi tutti condannano, ma certamente a loro in misura molto ampia.

Mantenere aperti gli spazi della democrazia significa che bisogna occuparsi di politica già da oggi, e non aspettare il momento in cui avremo compreso come si può cambiare il mondo.Anche perchè, nel frattempo, dobbiamo cercare che distruggano il meno possibile di ciò che merita di essere usato con parsimonia. A proposito, a che ne sta l'imbecille Metro di Parma?

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