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Diventa accesa la discussione sul PTCP di Napoli (4-6 dicembre 2003)
21 Maggio 2004
Campania felix
La cronaca cittadina ha seguito con molta attenzione la discussione sul piano territoriale della provincia di Napoli, aperta dall’analisi – denuncia delle associazioni ambientaliste. A questa hanno fatto seguito le critiche documentate di alcuni dei principali comuni dell’area. Alla discussione di merito si è intrecciato, e in parte sovrapposta, una lite interna nel partito di riferimento dell’assessore al PTCP, che ha allontanato l’attenzione dai problemi reali. L’assessore ha dato le dimissioni, dal suo incarico in giunta e dalla progettazione del PRG di uno dei comuni della provincia, Sorrento. Un convegno promosso da Italia Nostra, WWF, Gaia e Coldiretti ha puntualizzato la questione (con una bellissima proiezione di immagini, più efficaci di qualunque discorso, che spero di poter mettere presto in Eddyburg). Le cronache dal 4 al 6 dicembre danno conto di questi eventi. Alcuni spunti andranno ripresi: come gli interventi degli architetti Pagliara e Mangoni, riportati nella cronaca del 6 dicembre.

La Repubblica, edizione di Napoli, 4 dicembre 2003

Piano-scandalo, no del Comune

Ottavio Lucarelli

Stop alla Provincia, 27 osservazioni. Pronto ricorso al Tar.

Iervolino e Papa attaccano il progetto che lascia senza tutela le oasi verdi: Posillipo, Agnano, Camaldoli, Pianura.

Palazzo San Giacomo contro la Provincia. Si estende lo scontro istituzionale e ora nella guerra contro il piano territoriale di coordinamento entra prepotentemente in campo il Comune di Napoli con ben ventisette osservazioni firmate dal vicesindaco Rocco Papa e approvate ieri sera in giunta in una riunione a cui ha partecipato Rosa Russo Iervolino.

Si allarga il conflitto contro il piano urbanistico del presidente Amato Lamberti e dell’ex assessore provinciale Guido Riano che, secondo le robuste denunce degli ambientalisti, mette a rischio cemento ben venticinquemila ettari di territorio agricolo. Il Comune interviene con decisione e incalza su tre fronti. La giunta Iervolino-Papa presenta 27 modifiche ma le misure contestate sono sostanzialmente tre. In Municipio, innanzitutto, non si accetta che il piano provinciale possa prevalere sul piano regolatore del Comune. Non lo si accetta e, su questo punto, era pronto ieri sera anche un ricorso al Tribunale amministrativo per il momento solo congelato. E non solo. La giunta comunale sostiene anche che le scelte della Provincia non possano mettere in discussione i piani paesistici, che non possano in sostanza modificare le norme di salvaguardia di aree come i Camaldoli, Posillipo, Agnano, Pianura, di gran parte dell’area flegrea della città. E su questo punto la linea del vicesindaco segue quella già tracciata nel pacchetto di osservazioni firmato da Italia Nostra, Wwf e Coldiretti assieme all’associazione Gaia.

Il terzo affondo è sulla tutela dei centri storici. «Noi — spiega Rocco Papa—chiediamo solo il rispetto della legge. La normativa per il centro storico l’abbiamo già approvata e non c’è alcuna necessità di creare nuove sovrapposizioni. È vero, avevamo anche pensato a presentare un ricorso amministrativo, ma abbiamo scelto la linea delle osservazioni anche per cercare un’intesa con la Provincia».

Ma lo scontro istituzionale resta violento perché il ricorso al Tar sembra a questo punto solo rinviato. Ieri sera sono stati gli interventi della Iervolino e dell’assessore all’avvocatura Roberto De Masi a congelare una decisione che a metà pomeriggio sembrava già presa.

«La giunta — insiste il vicesindaco — propone integrazioni e modifiche per migliorare il piano, renderlo conforme alla normativa e salvaguardare le scelte che il consiglio comunale ha già preso in materia urbanistica. Sono state scelte importanti quelle prese negli anni scorsi e non possiamo rittere in discussione il nostro piano regolatore, i piani paesistici, persino la variante di Bagnoli».

Oggi alle 12 scade il termine per presentare le osservazioni in Provincia e i pacchetti più consistenti arrivano dagli ambientalisti e dal Comune. Con Papa che lancia un segnale: «Sono disponibile a lavorare assieme al nuovo assessore Domenico Moccia per migliorare il piano». Ma su un punto in Municipio c’è già l’intesa: se le scelte non cambiano si ricorrerà al Tar.

La Repubblica, edizione di Napoli, 4 dicembre 2003Bufera nella segreteria Ds per la nomina di Moccia Eleonora Bertolotto

“Chi ha scelto l’assessore di Diametro?”. Lettera a Belliazzi. “Gestione non trasperente edl partito. In tre lasciano.

NON aveva ancora partecipato alla prima giunta (lo ha fatto ieri, accolto formalmente con tutti gli onori dai colleghi, come annota il presidente della Provincia Amato Lamberti) che già la sua nomina era diventata un caso in via dei Fiorentini, spaccando la segreteria. Poche ore prima la corrente morandiana dei Ds, LibertàEguale, che fa capo a Berardo Impegno ed ha in Giuseppe Russo il coordinatore provinciale, aveva scritto una lettera riservata al segretario Diego Belllazzi per chiedergli spiegazioni della scelta caduta su Francesco Domenico Moccia in sostituzione del dimissionario Guido Riano, assessore al Piano territoriale di coordinamento. Un documento pesante che parte dalla mancata consultazione del capogruppo Ciro Cacciola e del responsabile degli enti locali, Io stesso Russo, prosegue con l’elenco dei luoghi di sofferenza diessina, da Castellammare a Pozzuoli, e conclude con un’accusa non solo di eccessivo dirigismo, ma di supina accettazione di una “direzione parallela”. La parola Diametro non viene citata, ma si parla di esposizioni lobbistiche, ed è chiaro che l’appartenenza di Moccia alla lobby filobassoliniana ha il suo peso. Insomma, l’implosione del Ptcp in Provincia continua a produrre danni in casa diessina. E se la corrente che mira alle gambe del segretario rappresenta un peso minoritario in seno al partito (20 percento a Napoli), ciò non di meno il malumore è diffuso se uno pacato come il senatore Massimo Villone sbotta quasi adirato: «Le scelte non si fanno nelle segrete stanze e qui non è stato consultato nessuno. L’appartenenza a Diametro è solo un’aggravante».

Al centro dell’inattesa bufera, Diego Belliazzi ha convocato per venerdì i ribelli (con Russo, Leonardo Impegno e Anna Sicolo) che intanto si sono autosospesi dalla segreteria e chiedono una direzione provinciale urgente nella quale “proporremo che il partito tragga tutte le conseguenze”. Segrete stanze? Belliazzi dice di aver «raccolto le necessarie indicazioni in seno al partito» e di aver «scelto sulla base della competenza. La polemica su. Diametro è stucchevole, un po’ stupida e fascista. Se fosse stato indicato Benedetto Gravagnuolo, che è tra i fondatori, si sarebbe detto che era uno di Diametro o il preside diArchitettura? La qualità di Moccia è fuori discussione». Getta acqua sul fuoco Gugliemo Alllodi, leader dei dalemiani, ex segretario e assessore provinciale al Bilancio: «Bisognava risolvere il problema in tempi rapidi ed è stato fatto. Altre discussioni sono improprie. Quanto a Diametro, il valore degli uomini si misura per ciò che fanno». E Michele Calazzo. sindaco di Pomigliano d’Arco nonché consigliere provinciale: «Al nuovo assessore ho telefonato per dirgli che ne ammiro il coraggio: affrontare un Piano contestato, e in pochi mesi, ne richiede parecchio, e di questo dovrebbe essergli grato tutto il partito. Dalle correnti, poi, gradirei sentire osservazioni sul merito del Piano. Invece se ne ascolta la voce al momento della distribuzione degli incarichi, sui quali bisognerebbe lasciare totale autonomia a presidenti e sindaci». Guido Riano, va detto, era considerato, all’interno della casa madre diessina, in quota morandiana.

Il Mattino, 4 dicembre 2003Urbanistica, anche la Iervolino contro Lamberti Luigi Roano

No a nuove case a Posillipo e ai Camaldoli: a Napoli la giunta presenta 27 osservazioni al Piano. - Tesa riunione dell’esecutivo. IL vicesindaco Papa attacca: “Come fa la Provincia a dire che il suo progetto vale più del nostro Prg?” Escluso per ora il ricorso al Tar.

Scontro sull’urbanistica fra Comune di Napoli e Provincia. Il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) elaborato dall’ex assessore di piazza Matteotti Guido Riano non piace al sindaco Rosa Iervolino e all’assessore all’Urbanistica Rocco Papa. Quanto stabilito da Riano influisce e pesantemente sulla zona flegrea della città e in particolare ad Agnano, Posillipo, Pianura e i Camaldoli. Siti che nel Prg di Napoli appena approvato da Palazzo San Giacomo non sono destinati a edificazione, bensì a verde. Nel disegno della Provincia, invece, ci sarebbe ampio spazio per tirare su palazzi e case. Vero è che l’ente presieduto da Amato Lamberti ancora deve adottare i Ptcp, tuttavia l’amministrazione ha già messo in campo le contro-mosse.

Nella giunta di ieri sera, sono state prese importanti decisioni. La prima è di presentare osservazioni al Ptcp. Oggi scadono i tempi, ma Rocco Papa ha preparato insieme al dirigente dell’ufficio Urbanistico Roberto Giannì un pacchetto corposo di modifiche ben 27, che verrà consegnato in mattinata. La seconda notizia è che Palazzo San Giacomo per ora ha receduto dall’intento di ricorrere al Tar. Una sorta di ricorso preventivo con il quale intendeva dirimere una volta e per tutte la madre di tutte le questioni. Ovvero perché il Prg ddi Napoli, dovrebbe adattarsi e piegarsi a quello della Provincia. Queste perplessità si sono tramutate in parte delle 27 osservazioni.

“Abbiamo scartato - conferma Papa - l’ipotesi di ricorso. In un’ottica di collaborazione abbiamo proposto le modifiche. Da oggi sono disponibile a un confronto leale e serrato con l’assessore Moccia, così come ho fatto già con Riano, per trovare insieme le soluzioni condivise alle problematiche di riassetto dell’intera area metropolitana”. Deciso il vicesindaco che insiste: “La Provincia non può dire che il loro Piano prevale sui Prg o sui piani paesaggistici oppure attuativi, allo stato della normativa nazionale e regionale questo non esiste. Aspettiamo le decisioni del Consiglio regionale sulla materia, quanto mai necessarie e anche in questi giorni se ne è vista l’urgenza».

Per ora, niente ricorso. Per ora, perché Palazzo San Giacomo se non si dovesse trovare la quadratura del cerchio con le osservazioni, è intenzionato a ritornare alla carica. A frenare l’impeto di Papa ci hanno pensato Roberto De Masi, assessore all’Avvocatura e la stessa Iervolino. Lo sa bene Diego Belliazzi, segretario provinciale dei Ds e consigliere dell’ente di Piazza Matteotti che fino all’ultimo si è battuto per scongiurare il ricorso al Tar. Gli è andata bene su questo fronte, non su quello delle osservazioni visto che i Ds si sono battuti affinché la grana non scoppiasse promettendo di risolvere la questione dentro le mura della Provincia. Ma Rocco Papa e soprattutto la Iervolino hanno detto di no.

Del resto lo scontro con la Provincia non è nuovo, basta ricordare le polemiche che scoppiarono all’indomani dell’approvazione del Prg sul destino dello scalo di Capodichino. Con Palazzo San Giacomo che ha licenziato il piano dove è prevista la delocalizzazione dell’aeroporto e il Ptcp che invece lo considera vitale per lo sviluppo dell’intera area metropolitana dì Napoli.

Il Mattino, 4 dicembre 2003Sorrento, Riano si è dimesso anche da consulente del Comune.

L’architetto Guido Riano ha rinunciato all’incarico di predisporre la revisione del piano regolatore generale del Comune di Sorrento. La notizia è stata ufficializzata nel corso della seduta del Consiglio comunale, tenutasi l’altra sera. li Consiglio ha approvato, inoltre, con i voti dei consiglieri presenti, ad eccezione di tre astenuti, un documento sul Piano territoriale di coordinamento predisposto dalla Provincia. “Il Consiglio comunale – viene sottolineato – considera positivamente la metodologia del Ptcp predisposto dall’amministrazione provinciale, che riattribuisce al livello locale la programmazione urbanistica pur nel quadro delle indicazioni di massima fornite dal livello ultracomunale. li piano, infatti, riconosce maggiore autonomia ai Comuni rispetto a quanto non sia avvenuto in passato e in ciò appare in linea con il principio di sussidiarietà e con la nuova posizione assunta, nel sistema, dall’ente che direttamente rappresenta le comunità locali».

Il Mattino, 4 dicembre 2003Il caso Moccia: strappo nei Ds, l’area Liberal lascia la segreteria.Paolo Maniero

In un partito, i Ds, già alle prese con polemiche interne, la nomina di Moccia assessore provinciale ha l’effetto di una bomba. Nella Quercia c’è disagio, e non solo perché il successore di Riano è iscritto a Diametro. Sotto accusa c’è la gestione politica del partito ed è di ieri la presa di posizione dell’area Liberal che lascia la segreteria provinciale. Uno strappo peer certi versi annunciato quello di Peppe Russo, Leonardo Impegno e Anna Sicolo, e che in sostanza mette fine, dopo appena quattro mesi, alla gestione unitaria del partito. A Belliazzi, segretario provinciale dei Ds, l’area LiberaI contesta il modo in cui è stata gestita la crisi alla Provincia di Napoli e soprattutto contesta l’epilogo, ovvero la scelta di Moccia, fatta, a dire di Russo, Impegno e Sicolo, senza aver consultato il partito e al di fuori delle sedi ufficiali come se esistesse «un sistema di direzione parallela e non trasparente». «Nel partito - spiega Russo - permane un asse politico incertoe condizionato dalla necessità di trovare in via preventiva un accordo nel correntone. Ciò è un freno sotto l’aspetto della linea e dell’iniziativa politica ed è un detonatore sotto quello della gestione perché è in questo ambito che si cerca di rendere compatibile sul piano politico ciò che è impossibile. Sembra che nel correntone sia in vigore la massima catulliana del nec tecum ne sine te». La gestione unitaria è durata dunque lo spazio di un mattino. «Il governo unitario del partito -dice Russo - era non solo una scelta consapevole per dare sbocco alla crisi del correntone ma era anche una condizione ineludibile per cercare di rilanciare un partito che ha perso progressivamente consenso elettorale».

Intanto, il presidente della Provincia Lamberti non trova mezze misure per chiarire quale è «la filosofia» del Piano di coordinamento territoriale: «Non vogliamo aggiungere un metro cubo di cemento rispetto a quelli già esistenti». Per Lamberti si deve «decongestionare» la fascia costiera che va da Napoli a Castellammare di 150mila abitanti e il capoluogo di circa lOOmila per alleggerire la pressione demografica sul territorio. «Una parte è possibile allocarla lungo l’asse Giugliano-Nola, l’altra nel resto della regione, sfruttando il patrimonio edilizio esistente», chiarisce Lamberti smentendo la ventilata costruzione di circa 3Omila nuovi vani. E la possibile cementiflcazione della penisola sorrentina? «C’è stato un fraintendimento, noi vogliamo solo dotare l’area dl servizi essenziali come ospedali e scuole e non costruire nuove case». Ma i 25mila ettari di terreno agricolo non vincolati? «Sono solo destinati alla riqualificazione urbana attraverso la costruzione di servizi destinati a migliorare la qualità della vita di oltre 3 milioni di abitanti».

Il Corriere del Mezzogiorno, 4 dicembre 2003Assessore di Diametro, terremoto nei Ds Gimmo Cuomo

I Liberal: “Gestione parallela del partito, non partecipiamo più alle riunioni”. Villone: “Non c’è stata discussione”.

NAPOLI — È ormai guerra aperta all’interno dei Democratici di sinistra dopo la nomina nella giunta provinciale di Napoli di Francesco Domenico Moccia quale successore di Guido Riano, dimissionario in seguito alle accuse al Piano territoriale di controllo. Ieri sono usciti allo scoperto gli esponenti dell’area liberal Giuseppe Russo, Leonardo Impegno e Anna Sicolo che, in una lettera indirizzata al segretario provinciale della Quercia Diego Belllazzi, hanno comunicato che non parteciperanno più ,alle riunioni di segreteria e che nella prossima seduta della direzione— che hanno chiesto a Belllazzi di convocare al più presto, proporranno che il partito tragga tutte le conseguenze.

Non è andata giù la designazione di Moccia e la sua appartenenza all’associazione Diametro. «Il modo in cui è stata gestita la vicenda — è la continuazione di una pratica di esproprio della decisione politica dei luoghi deputati che sono i soli abilitati a istruire la corretta procedura di formazione delle nostre scelte». Il riferimento a Diametro non è esplicito ma è comunque chiarissimo. «E evidente — si legge nella lettera — che c’è un sistema di direzione parallela e non trasparente che definisce criteri e nomi per risolvere le questioni della nostra rappresentanza istituzionale a tutti i livelli». Ma le critiche alla gestione del partito riguardano non solo la Provincia, ma anche Pozzuoli, Castellammare, Casoria, Giugllano e Melito dove «i Ds vivono drammatiche situazioni di lacerazione di cui si fanno artefici i capi corrente estranei alle dinamiche delle singole realtà locali». In sofferenza anche gli esponenti di Socialismo 2000 li cui leader campano, il senatore Massimo Villone, accusa: «Belliazzi ha sbagliato a non assicurare il coinvolgimento del partito nella gestione della vicenda della Provincia di Napoli. Non mi risulta infatti che i nomi da proporre per l’assessorato siano venuti fuori da una discussione». Quanto alla decisione del liberal di non partecipare più alle riunioni della segreteria Villone osserva: «Stiamo negli organismi dirigenti per assicurare la gestione unitaria del partito, ma è chiaro che se alcuni segmenti vengono meno, viene meno automaticamente anche la stessa gestione unitaria. In ogni caso se l’appartenenza a Diametro fosse stata il fondamento o la concausa della poca trasparenza in vista della decisione, ci troveremmo indubbiamente di fronte ad un’aggravante».

Le polemiche in casa Ds si sovrappongono a quelle interne al centrosinistra regionale che sottintendono le aspirazioni delle forze politiche per il dopo Lamberti. La guida della coalizione che affronterà le elezioni della prossima primavera viene rivendicata innanzitutto dai Verdi, in nome della continuità; ma anche dallo Sdi. E, sotto sotto, si registrano aspirazioni in tal senso anche in casa Ds e nella Margherita. Il leader nazionale dell’Udeur Clemente Mastella non ci sta. «Tutti rivendicano e tutti prenotano. Ma fanno i conti senza di noi che in Campania rappresentiamo una forza significativa e siamo determinati a farla pesare. Una delle tre candidature per le Province di Napoli, Salerno o Avellino spetterà a noi». Nelle polemiche si inserisce anche l’opposizione. Il consigliere provinciale dl Fi Nicola Di Raffaele ironizza: «Che Diametro, fosse una garanzia per il futuro degli iscritti era già chiaro». Un appello alla calma arriva invece dall’assessore provinciale all’Urbanistica Pasquale Sommese della Margherita. “sarebbe auspicabile che la Regione e la Provincia cogliessero l’occasione per ottimizzare il lavoro fin qui svolto, collaborando com’è giusto tra amministrazioni amiche”.

Ieri la conferenza dei capigruppo della Provincia ha deciso «fermi i termini di legge per la presentazione (oggi alle 13, ndr), dl consentire ove possibile la discussione delle osservazioni al Ptcp che perverranno entro il 16 dicembre. Anche il Comune di Napoli ha presentato le sue. Si tratta di 27 rilievi, presentati dal Dipartimento autonomo di Pianificazione urbanistica che fa capo all’Assessore Rocco Papa. Il più importante chiede l’abolizione della prevalenza e dell’immediata efficacia del Ptcp sul Piano regolatore generale di recente approvato dal Comune. Perché, secondo la giunta, il Ptcp avrebbe potere solo di indirizzo e non potrebbe sostituirsi al Prg. In un primo momento, la giunta aveva valutato l’ipotesi di ricorrere al Tar. Poi, però, visto che la delibera votata dalla Provincia non avrà validità fino a che la Regione lo avrà ratificato, «ha prevalso un consolidato orientamento giurisprudenziale che avrebbe visto non presentabile un ricorso del genere», spiega l’assessore all’Avvocatura di Palazzo san Giacomo, Roberto De Masi. Stamattina all’Istituto per gli studi filosofici le associazioni Gaia, Italia Nostra e Wwf presenteranno pubblicamente le osservazioni al Ptcp. Saranno presenti anche Lamberti e Moccia. Anche Rifondazione comunista rimarca la necessità di «modificare in modo sostanziale il Ptcp».

La Repubblica, edizione di Napoli, 5 dicembre 2003Politica e potere ma paga sempre il territorioEleonora Bertolotto

Per tutta la mattina, al convegno “Salviamo il territorio di Napoli” prende diligentemente appunti, ascoltando i molti perché della levata di scudi contro il Piano territoriale della Provincia. Poi Francesco Domenico Moccia, assessore, alla sua prima uscita pubblica, si esprime così: «Se nelle aree di qualificazione urbana ricadono zone di pregio, mi impegno a stralciarle. Ma per il resto mi chiedo: dobbiamo identificare ogni spazio aperto come area agricola? Vogliamo imbalsamare il territorio impedendo persino la realizzazione di un parco?».

Una posizione diametralmente opposta, ci si passi la battuta, a quella appena esposta da Vezio De Lucia, condivisa da Pasquale Coppola e persino dalla Coldiretti di Vito Amendolara: «Ciò che resta del verde deve essere perimetrato e tutelato come valore in sé, così come fu fatto per i centri storici. Nell’ultimo cinquantennio, a fronte di una crescita demografica del 25 per cento, l’espansione urbana ha raggiunto il 400 per cento. Quando si saranno isolati i centri storici da un lato e le campagne dall’altro, resterà la periferia, e cioè il terreno su cui fare esercizio di riqualificazione urbana. Estendere la città all’infinito vuoi dire solo estenderne la bruttura». Chiaro che di fronte a uno scenario così delineato, la cautela dell’assessore lascia con l’amaro in bocca gli ambientalisti, che ridono quando dice con un candore non immune dagli equivoci: «Ci sono molti interessi in campo, e si deve far presto. D’altra parte, il Ptcp non è stato concepito in una stanza, si saranno fatte consultazioni, le scelte vengono da qualche parte...».

Tutto il resto, in questa giornata, è Diametro. Ovvero la guerra di successione (alla Provincia) che si combatte sotto mentite spoglie dietro il paravento dell’urbanistica. E la guerra intestina che lacera i Ds e trova nell’urbanistica, o meglio sul metodo di scelta del neoassessore, il pretesto per manifestarsi. Ieri anche la corrente di Socialismo 2000 si è autosospesa dalla segreteria e se anche tutti fanno spallucce («Valgono le qualità dell’uomo, non i club a cui si iscrive”, sostiene Andrea Cozzolino, «E’ una polemica provinciale», lo stesso Moccia), è evidente che il confronto politico nella prossima direzione provinciale sarà lacerante. Peccato. Lo dice Antonio di Gennaro che ha vivisezionato il Ptcp ed è un po’ il padre dello scandalo. Lo dice mostrando le diapositive dei beni in nome dei quali conduce la battaglia: dai nocelleti del Nolano agli oliveti di Massa Lubrense. Peccato che ogni problema concreto muti in fumus, in lotta di spartizione o di potere, nell’insostenibile leggerezza dell’essere in politica.

La Repubblica, edizione di Napoli, 5 dicembre 2003Comune, pronto il ricorso al Tar: “La Provincia è fuorilegge…”Ottavio Lucarelli

Le osservazioni di Palazzo San Giacomo al piano territoriale “Mette a rischio l’ambiente” -

Il ricorso al Tar contro il piano territoriale di coordinamento della Provincia è sulla scrivania del vicesindaco Rocco Papa. Dodici pagine firmate dall’avvocato Giuseppe Tarallo che, in sette punti, raccoglie le ventisette Osservazioni inviate ieri mattina da Palazzo San Giacomo in piazza Matteotti. Doveva essere presentato ieri, poi il Comune ha preferito scegliere in prima battuta la strada delle Osservazioni ma il documento è pronto per partire appena la provincia dovesse respingere le indicazioni del Comune o, peggio ancora, nel caso in cui non riuscisse a sbrogliare la matassa prima delle elezioni di giugno 2004.

Il Comune contro la Provincia a tutela del territorio della città, «a tutela della aree più pregiate — spiega Papa — ma anche della pianificazione urbanistica fin qui approvata nella Sala dei Baroni». Perché quel piano di coordinamento territoriale firmato dall’ex assessore Guido Riano è smontato punto per punto nella delibera votata due sere fa in municipio.

«Un piano—accusa il Comune—che non rispetta le regole, che non risrispetta i piani paesistici, che mette a rischio le oasi di Agnano, il verde di Posillipo, dei Camaldoli. Che addirittura, si scontra con i piani urbanistici di Bagnoli e Coroglio».

Ma il nodo principale contestato dal Comune è contenuto nell’articolo 44 del piano di coordinamento dove, al punto 3, la Provincia afferma che le discipline d’uso del suolo «sono immediatamente efficaci e prevalgono sulle norme dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi comunali». Nel mirino è anche il punto 7 del medesimo articolo: «Con l’entrata in vigore del piano territoriale di coordinamento gli indirizzi e le direttive allegate alla legge regionale 14 del 1982 decadono relativamente ai piani regolatori dei Comuni».

La Provincia, in sostanza, si inserisce in una lacuna normativa in materia urbanistica che la Regione conta di colmare nei prossimi mesi.

Mentre il Comune di Napoli (ma anche il parco del Vesuvio, il Wwf, le sovrintendenze, i costruttori e decine di altre amministrazioni comunali) sceglie la strada delle Osservazioni, in via Santa Lucia si tenta di correre ai ripari.

«La nostra legge regionale — annuncia l’assessore all’urbanistica, il socialista Marco Di Lello —arriverà in aula entro il prossimo mese di gennaio. Daremo il quadro di riferimento in cui muoveranno le Province, cui spettano solo gli indirizzi generali perché le decisioni di gestione dei piani urbanistici restano ai Comuni».

Il Corriere del Mezzogiorno, 5 dicembre 2003De Lucia critica Moccia: posizioni antiquate.Gimmo Cuomo

Un esordio pubblico discreto, prudente. Che però ha finito per deludere gli ambientalisti che, probabilmente, si aspettavano dal neoassessore provinciale al Piano territoriale, Francesco Domenico Moccia, parole più decise contro le aree di riqualificazione urbana individuate nelle osservazioni presentate come il vero punto debole del Ptcp.

Ieri mattina all’Istituto per gli studi filosofici di Napoli si sono confrontate due diverse visioni dell’urbanistica, corrispondenti a scelte di fondo difficilmente conciliabill. Da un lato gli ambientalisti (Italia Nostra, Wwf, Gaia) e Coldiretti, confortati dalle parole di Vezio De Lucia, il padre del Piano regolatore di Napoli. Dall’altro l’approccio pragmatico di Moccia, che ha evitato di rinnegare del tutto l’eredità del predecessore Riano («Sarebbe semplicistico affermare che recepiremo tutti i rilievi che vengono mossi al Ptcp»). Il neoassessore ha infatti spiegato: «Suppongo che le scelte effettuate tengano in qualche modo presente il problema dei diversi livelli di pianificazione esistenti, quello provinciale appunto, ma anche quello comunale, che vanno in qualche modo conciliati in virtù del principio di sussidiarietà». Il nucleo del ragionamento di Moccia è chiarissimo: «Sono disposto — ha assicurato — a sostenere una battaglia per la tutela delle aree agricole di pregio dl rilevante valore paesistico. Ma non so se qualificare tutte le aree aperte, cioè al di fuori dei centri urbani, come aree agricole sia la soluzione migliore. Il mio compito è trovare soluzioni praticabili. Non credo allora che in una zona agricola non si possa realizzare un parco».

Di tutt’altra opinione gli ambientalisti. «Chiediamo — aveva appena ribadito De Lucia— che nel Ptcp venga individuato, perimetrato e isolato tutto lo spazio rurale aperto e che venga attribuito a queste aree valore equivalente ai centri storici. La Provincia ha tutti gli strumenti per farlo. D’altra parte, escludendo i centri storici e le aree agricole, resta una quantità enorme di territorio devastato: questa deve essere l’area sottoposta a riqualificazione. Del resto, solo inibendo l’utilizzo degli spazi agricoli si potranno concentrare risorse e mezzi in favore delle periferie, altrimenti destinate a restare nel degrado». Dopo aver ascoltato Moccia, De Lucia ha aggiunto: «Dire che tra le aree agricole vanno salvaguardate solo quelle con valore paesistico è una posizione antiquata. Spero tuttavia che l’assessore, di fronte alle responsabilità concrete, dimostri capacità di intervento e di governo e soprattutto maggiore chiarezza di idee».

Sulla nomina di Moccia e soprattutto sull’assenza di confronto preventivo, infuriano le polemiche nella Quercia. La gestione unitaria del partito a Napoli è ormai superata. Sulla scia dei Liberal di Libertà Eguale anche Socialismo 2000, che in Campania ha il suo leader nel senatore Massimo Villone, formalizza la frattura. In una lettera indirizzata al segretario provinciale dì Napoli Diego Belliazzi, Flora Di Monda annuncia la decisione di «sospendersi dalla segreteria» e chiede la convocazione di una riunione della direzione «per un confronto politico sulla situazione nazionale e napoletana». «In nessun caso — aggiunge — regole e comportamenti possono consentire al segretario di assumere decisioni importanti con l’apporto di singoli compagni fuori dalle sedi ufficiali del partito». Contro la demonizzazione di Diametro si schiera il consigliere regionale Andrea Cozzolino. «Dobbiamo superare definitivamente l’epoca fascista e stalinista. Si discuta della qualità degli uomini e delle donne, della loro storia e delle competenze e non della loro appartenenza a questa o quella componente di partito. I Ds proprio in questo frangente difficile l’hanno fatto, pur sacrificando una personalità come Riano nell’interesse della coalizione e dei cittadini della provincia di Napoli. Queste discussioni su Diametro mi sembra figlia degli anni Ottanta e di una cultura politica superata». E quando gli viene fatto notare che la scelta di Moccia ha sancito la fine della gestione unitaria del partito, Cozzolino è lapidario: «Se è finita su questo, evviva la fine della gestione unitaria». Questo mentre il segretario nazionale della Quercia Pietro Fassino, nel corso del suo intervento al convegno dei Riformatori per l’Europa organizzato dall’assessore comunale Enrico Cardillo, ricordava agli uomini e alle donne della Quercia «che i Ds sono un partito che discute» ma che «le diversità devono sempre essere ricomposte in un punto di sintesi unitaria».

Il Corriere del Mezzogiorno, 5 dicembre 2003Comune di Napoli, 27 osservazioni al Ptcp: “Mette a rischio anche il Pue di Bagnoli”Paolo Cozzo

Le dodici pagine di ricorso del Comune di Napoli erano già sul tavolo della Giunta; l’avvocato Giuseppe Tarallo, dell’Avvocatura di Palazzo San Giacomo, le aveva già stilate, pronte per essere depositate al Tar. Poi è arrivata la frenata, decisa, per evitare un conflitto istituzionale tra Comune di Napoli, Provincia e, soprattutto, Regione Campania. Oggetto del contendere: il Piano territoriale di coordinamento provinciale, il Ptcp; piano votato dal consiglio provinciale che, se approvato poi dalla Regione, scavalcherebbe il Prg del Comune. Ma soprattutto, bypasserebbe la legge sui Piani paesistici, consentendo, potenzialmente, anche di edificare in zone sotto tutela come Posillipo, Capodimonte, Bagnoli e così via.

In giunta, quindi, c’erano due scuole di pensiero: una che propendeva per il ricorso al Tar, l’altra più soft, che poi ha prevalso, che al ricorso ha preferito la presentazione di alcune osservazioni. Che poi, in sostanza, altro non sono che quei passaggi sul Ptcp che avrebbero costituito il ricorso vero e proprio. Diversamente dal Comune di Napoli, l’Ente Parco del Vesuvio ha invece inoltrato ricorso al Tar. Mentre alla fine della giornata di ieri, sono stati trenta i Comuni ad aver presentato complessivamente 120 osservazioni, di cui ben 27 dal solo Comune di Napoli. Al centro delle polemiche, quindi, le disposizioni finali dell’articolo 44 del Ptcp, secondo il quale le norme sono «immediatamente efficaci e prevalgono su quelle del Prg e dei regolamenti edilizi comunali con l’entrata in vigore del Ptcp, anche senza l’adeguamento dei Prg al Ptcp». E ancora: «Con l’entrata in vigore del Ptcp, gli indirizzi e le direttive allegate alla legge regionale 14/82 decadono relativamente ai Prg dei Comuni della provincia».

Una cosa impensabile per il Comune di Napoli, che nelle osservazioni, fatte recapitare alla presidenza di piazza Matteotti entro mezzogiorno di ieri, prima del termine ultimo, ha preso le distanze dal Ptcp. E in una delle osservazioni depositate, la numero 2, scrive che «l’efficacia del Ptcp inerisce i contenuti che ad esso derivano ai sensi di legge, prevede per la Provincia compiti di programazione e, inoltre, che la Provincia adotti il piano di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio, fermo restando le competenze dei comuni». Insomma, programmazione e indirizzi sì, ma non pianificazione. E’ questo il convincimento della giunta comunale dl Napoli. Che comunque confida in un atteggiamento irremovibile della Regione, che ha l’ultima parola.

Ma il Ptcp «tocca» anche Bagnoli. E qui il Comune fa notare, nell’osservazione numero 13, che l’area dl Coroglio «è in parte classificata nel Ptcp come parchi di attività integrata», e che «per quella zona esiste un Piano urbanistico esecutivo», che ha previsto un parco dl 120 ettari senza alcuna presenza di cemento al suo interno.

La Repubblica, edizione di Napoli, 6 dicembre 2003Nuove accuse alla Provincia “Cemento sul monte Faito” Eleonora Bertolotto

Anche il Comune di Castellammare contesta il piano territoriale dell’area sorrentina. Ad Acerra dimenticato il polo pediatrico.

La bordata più pesante arriva da Castellammare, che ha inviato tredici osservazioni al Piano territoriale di coordinamento, firmate dal sindaco Ersilla Salvato e dall’assessore all’Urbanistica Gennaro Caiazzo. Ma basta scorrerle per trasecolare, perché il Comune è costretto ad opporsi a cose del tipo: ampliamento fino al 30 per cento degli edifici esistenti e realizzazione di alberghi senza alcuna limitazione di volumetrie sul Faito. Scopo, il rilancio turistico. Oppure: sanatoria delle opera abusive anche nelle aree tutelate dal Piano urbanistico territoriale. Altro che battaglia bassoliniana contro il condono. E la vicenda ha anche aspetti paradossali: perché il 24 novembre proprio il consiglio provinciale ha approvato in via definitiva l’adeguamento del Piano regolatore di Castellammare all’ormai famoso Put dell’area sorrentino-amalfitana. Una mano alla tutela e l’altra alla deregulation, insomma, in una sorta di impazzimento che ha come unica giustificazione una superficialità senza misericordia. «Fermatevi: in nome dello sviluppo si cancella l’ambiente», è l’appello del sindaco Salvato. E Caiazzo motiva: «E’ necessaria una rivisitazione della filosofia stessa del piano, perché vi siano riportate le esigenze di tutela del patrimonio naturale e culturale dei nostri territori».

Scaduti i termini per la presentazione (ma saranno valutati e discussi anche i rilievi arrivati entro il 16 dicembre, giorno di convocazione del consiglio provinciale), ora tocca alla commissione Urbanistica presieduta da Giuseppe Zolfo passare al vaglio le richieste di riesame, che al momento superano già abbondantemente il centinaio. Massima trasparenza e collegialità nella procedura, assicura Zolfo: «Lo scopo del nostro lavoro è di sottoporre al consiglio uno strumento che possa essere condiviso da tutte le forze, incontrando, se necessario, i presentatori delle osservazioni, in piena collaborazione con le altre commissioni e aprendo, come previsto dal regolamento, a tutti i consiglieri». Intanto il presidente Amato Lamberti ha convocato per oggi gli stati generali della sua giunta, per la parte che si occupa di governo del territorio — dal neonominato Francesco Domenico Moccia a LucaStamati (Ambiente) a Pasquale Sommese (Urbanistica) a Fulvio Mamone Capria (Parchi) a Gugliemo Allodi (Bilancio) — per decidere una strategia comune, anche in vista di un eventuale tavolo di concertazione con Comune e Regione che, viste le uscite estemporanee dei vari enti, è richiesta da più parti.

Quanto alle osservazioni, ce ne sono di tutti i tipi. A partire da quelle dei comuni come Giugliano (le aveva preannunciate il sindaco Francesco Taglialatela) e Acerra, dove Michelangelo Riemma spiega che «abbiamo dovuto ricorrere perché nel Ptcp sono stati omessi Parco archeologico e Polo pediatrico». Un dossier con 130 emendamenti è stato presentato dall’Associazione costruttori presieduta da Ambrogio Prezioso: «Si tratta di note squisitamente tecniche, ma la contestazione di fondo al Ptcp per com’è stato elaborato è che travalica il suo ruolo: deve essere un documento di indirizzo, non può pretendere di diventare un piano di dettaglio, ruolo che spetta ai Prg dei Comuni». Posizione analoga a quella dell’Unione industriali che, come spiega il direttore Michele Lignola, ha presentato una serie di osservazioni sulla identificazione di aree industriali, in particolare quelle a vocazione provinciale, ma nella sostanza contesta la filosofia verticistica del Piano, «poco rispettoso della programmazione dell’ente di prossimità, prodotta in coerenza con le linee guida dettate dall’alto».

Gaia, Italia nostra, Wwf esprimono il loro dissenso in dieci capitoli, firmati in collaborazione con la Coldiretti per cui, puntualizza il direttore regionale Vito Amendolara, «l’ambiente rappresenta l’emergenza prioritaria: gli imprenditori agricoli sono pronti a scendere in piazza per difendere e salvaguardare il territorio anche, se necessario, ricorrendo ai trattori».

Il Corriere del Mezzogiorno, 6 dicembre 2003Piano della Provincia: gli urbanisti si spaccano su MocciaGimmo Cuomo

Chi ha ragione, il neoassessore provinciale al Piano territoriale di coordinamento, Domenico Moccia, o Vezio De Lucia, il padre del prg di Napoli? Non è questione meramente personale. Ma di merito: nel dibattito sulle modifiche al ptcp si fronteggiano due visioni opposte dell’urbanistica. La massima divergenza di opinioni si registra sulle aree agricole, che, secondo il primo, in certi casi si potrebbero destinare ad interventi di riqualificazione urbana, mentre per De Lucia dovrebbero essere sottoposte a vincoli rigorosissimi. “Per me – osserva Nicola Pagliara, ordinario di progettazione architettonica – ha ragione Moccia perché l’integralismo culturale produrrebbe una politica del territorio del tutto inconsistente. Alcuni spazi verdi se non sono attrezzati non servono assolutamente a niente. Ma, d’altra parte, De Lucia ha ragione su di un punto: in provincia di Napoli si è strafatto. Dunque è soprattutto il territorio già pregiudicato che deve essere riattrezzato. Ma se poi c’è l’esigenza di invadere territori inesplorati – parlo naturalmente di interessi pubblici mirati e non di speculazione privata – si lasci pure fare”. Con Moccia anche l’urbanista Fabrizio Mangoni. “Nelle polemiche di questi giorni sul Ptcp – commenta – c’è tanta strumentalità che nasconde i bisogni reali. In provincia di Napoli c’è una domanda non soddisfatta per i servizi elementari, come le scuole e i giardini, stimabile in 5 o 6mila ettari. Il fabbisogno abitativo è aumentato, perché è aumentato il numero delle famiglie. Per l’esodo dal Vesuvio poi avremo nei prossimi anni una vera e propria città di 100mila abitanti che dovrà pur atterrare da qualche parte, senza contare la domanda di aree industriali. La riforma della Costituzione ha dato nuova centralità ai Comuni: è dunque difficile immaginare vincoli totalizzanti che espropriano la potestà programmatoria di questi ultimi”. Di tutt’altro avviso Pasquale Coppola, ordinario di Geografia economica e politica, che si schiera apertamente con De Lucia. “Oggi – spiega – applichiamo un modello abitativo che ha già consumato troppo spazio verde e troppi suoli agricoli. Per me non si può continuare a consumarne, quindi la categoria della riqualificazione urbana si può applicare solo all’edificato. Anche per allocare chi andrà via dall’area vesuviana, non si può immaginare di utilizzare nuovi suoli nel Giuglianese. Occorre avere la capacità di utilizzare i contenitori esistenti. In Giappone, dove pur si registra grande densità abitativa, quando si deve procedere ad una sistemazione viaria si opera in modo da moltiplicare i livelli: nel sottosuolo la metropolitana, una strada a raso, un’altra sopraelevata.”

Intanto un duro attacco al Piano territoriale adottato dalla provincia arriva dal Comune di Castellammare di Stabia guidato dalla sindaca ds Ersilia Salvato. Nel documento con le osservazioni presentate giovedì si chiede “la sospensione delle procedure di approvazione del piano stesso”.

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