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Armando Stella
Dieci archistar in gara per la nuova Metanopoli
22 Agosto 2011
Milano
L’ennesimo progettone cresciuto per conto proprio nella cittadella degli idrocarburi rimette in primo piano il coordinamento metropolitano. Corriere della Sera Milano, 22 agosto 2011 (f.b.)

Il futuro di Metanopoli va presentato in busta chiusa e consegnato alla sentenza d'una giuria segreta. È una gara con la storia. Siamo nella città ideale di Enrico Mattei, il quartier generale costruito sull'energia del boom economico, con Agip, Eni e Snam, la San Donato industriale e gigantista romanzata da Bianciardi «che compare in mezzo alla campagna, improvvisa, come dipinta su un fondale da un'urbanistica megalomane». Questo tessuto di calcestruzzo e vetro si rinnova, ancora, a sessant'anni dalla fondazione. L'Eni torna a investire in casa, ha selezionato dieci archistar per costruire il nuovo centro direzionale «Exploration and Production» (E&P), il sesto dell'insediamento originario, un sistema composto da tre torri «ad uso terziario-uffici» e un quarto edificio per funzioni «complementari e accessorie».

I progetti devono essere consegnati entro il 26 agosto. Disegni e plastici anonimi. Cifrati. Trasparenza e merito vengono prima dei nomi. Le parole chiave del concorso: sostenibilità ambientale, flessibilità degli spazi e trasporti ecocompatibili. Gli obiettivi (o aspirazioni): «Fornire un'immagine architettonica che si basa sulla tradizione del XX secolo di Metanopoli e riflettere il "global status" di Eni».

Nascerà una San Donato glocal sulla vecchia via Emilia, a dieci minuti dal Corvetto, Milano Sud. Il distretto E&P sarà inaugurato «entro il 2014» su un'area di 65 mila metri quadrati delimitata da viale De Gasperi, via Ravenna, via Correggio e via Vannucchi e, secondo le linee guida del concorso, dovrà costituire «il segno riconoscibile e rappresentativo di Eni sul territorio». La sfida è affidata a dieci studi internazionali. Dieci big e nel gruppo c'è un solo architetto italiano ammesso alla procedura ristretta: il milanese Mario Bellini (suo il dipartimento dell'arte islamica al Louvre e la sede di Deutsche Bank a Francoforte). Deve confrontarsi, tra gli altri, con il francese Dominique Perrault (il progettista della Biblioteca François Mitterrand a Parigi), il giapponese Arata Isozaki (autore-visionario di una delle tre torri di CityLife, il grattacielo più alto d'Italia) e l'americano Richard Meier (che ha firmato il Getty Museum a Los Angeles e il Museo dell'Ara Pacis a Roma).

L'incarico sarà assegnato entro l'anno. Il gruppo di Paolo Scaroni ha programmato un'operazione complessiva da circa 60-70 milioni di euro, che sarà completata da alcune opere per il Comune (la cessione di un terreno di 150 mila metri quadri in località Monticello per la costruzione di housing sociale e la riqualificazione dello storico e blasonato centro sportivo Snam, che sarà intitolato a Mattei).

Se Adriano Olivetti risollevò Ivrea, Enrico Mattei scelse San Donato Milanese. Erano i primi anni Cinquanta. Metanopoli nacque con la stazione di servizio Agip disegnata dell'architetto Mario Bacciocchi e il complesso industriale Snam ideato da Bacigalupo e Ratti. Mattei decise di riunire in un unico quartiere le attività direzionali e gestionali della Snam, e gli appartamenti degli operai, degli impiegati e dei dirigenti. Casa e bottega. Il primo Palazzo uffici, «il castello di vetro» a forma esagonale — modellato sulla struttura molecolare degli idrocarburi — fu realizzato tra il 1956 e il 1957 in piazza Vanoni. Estetica e metafora a servizio del business. È cresciuta così, San Donato. Sull'Eni. Capitalismo paternalista.

Decenni di sviluppo. Crisi, polemiche e picchetti negli anni Ottanta. Gli edifici più recenti, nel settore Affari progettato da Kenzo Tange, sono stati completati tra il 1996 e il 2000. Ai cinque poli direzionali esistenti, di qui al 2014, si aggiungerà il centro «Exploration and Production».

«È un passaggio storico per la nostra comunità, un'occasione irripetibile», ha sottolineato il sindaco Mario Dompè: «Le scelte aziendali, a partire dal 2000, hanno portato il gruppo energetico sempre più lontano dal territorio. Per questo, appeni arrivati al governo della città, abbiamo lavorato per intrecciare rapporti migliori tra pubblico e privato. L'Eni è un simbolo di San Donato Milanese». Almeno tremila abitanti lavorano per il cane a sei zampe.

L'espansione dell'Eni «garantirà altri 3.600 nuovi posti di lavoro» e «consentirà di recuperare 42 mila parcheggi e riqualificare strade, servizi, aree verdi» (grazie a 12 milioni di euro incassati dal Comune con gli oneri di urbanizzazione) in un'area d'interesse paesistico vincolata dai Beni culturali e «sbloccata» dal Pgt. Il concorso di progettazione chiede agli architetti di «creare un ambiente di lavoro integrato e sostenibile», proporre «un design all'avanguardia in relazione alla sostenibilità energetica» e «ottimizzare le connessioni e la relazione con il contesto urbano esistente». Nello spirito di Mattei, per la Metanopoli che sarà: «A misura d'uomo».

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