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Michael Woo
Di nuovo: L.A.
5 Dicembre 2007
La questione energetica
Il modello di sviluppo USA, e i suoi guai, replicati identici in Cina. Los Angeles Times, 7 agosto 2005 (f.b.)

Titolo originale: L.A. all over again – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

Con un’economia spumeggiante che cresce del 9% l’anno o più, ma con problemi per la disponibilità di energia, la Cina non ha alternative al ricorso a petrolio da fonti esterne. Ma gli americani sono rimasti sorpresi quando una compagnia cinese è emersa come potenziale concorrente per l’acquisizione della Unocal Corp. poi è stata la Cina ad essere sorpresa, dalla feroce reazione politica di alcuni ambienti conservatori USA, che ha obbligato la CNOOC Ltd. a ritirare le offerte la scorsa settimana.

Lo stupore da entrambe le parti mostra come Cina e USA siano poco preparati a rapportarsi l’uno all’altro nei termini del 21° secolo. Ma con l’economia globalizzata in espansione, che continua a pesare sull’ambiente mondiale, ciascuna nazione ha più da guadagnare che da perdere studiando i problemi energetici dell’altra.

La Cina dovrebbe guardare gli USA, e chiedersi: se il prezzo della crescita è aria irrespirabile, acqua imbevibile, città che non funzionano e strade congestionate, per quanto una nazione può sostenere un boom economico?

Quello che la Cina ha imparato dagli Stati Uniti, è che una prospera industria automobilistica diffonde la crescita verso le attività correlate, come acciaio, vetro, plastica, petrolio, finanza e assicurazioni. Quello che sembra non aver imparato, è l’alto prezzo che si può pagare, per una crescita del genere.

A Pechino, dove il numero di auto cresce del 20% l’anno, la velocità media del traffico è scesa dai 45 chilometri l’ora del 1994 ai 12 del 2003: un passo che è possibile mantenere anche su una bicicletta. Come nelle città americane, il livello crescente di proprietà dell’auto coincide con un brusco declino dell’utenza dei mezzi pubblici. Negli anni ’70 a Pechino usava i mezzi pubblici il 70% della popolazione. Oggi è solo il 24%.

I pendolari in bicicletta, un tempo ubiqui nelle strade cinesi, sono stati esclusi dalle arterie di traffico principali, per far posto alle auto. Più cinesi guidano, e aumenta la domanda per una versione locale dello sprawl in stile californiano, con immacolate lottizzazioni di casette a bassa densità unifamiliari, lontane dai posti di lavoro. Come i californiani, i pendolari cinesi si spostano più lontano e passano più tempo in viaggio, consumando più benzina e producendo più inquinamento. È chiaro che la cultura dello sprawl californiana non fornisce il miglior modello di sviluppo sostenibile.

La Cina dovrebbe guardare a Curitiba, nel Brasile meridionale, o a Tokyo, che unisce alta diffusione dell’auto privata a bassi usi quotidiani, offrendo buoni trasporti pubblici e adottando rigidi limiti alla circolazione. Si possono comprare quante auto si vuole (e stimolare l’industria automobilistica, e l’economia), ma non usare l’auto per ogni spostamento.

Non sono solo le città cinesi ad essere sottoposte a pressione. Anche le vaste aree rurali attirano industrie fumose, discariche e altre fonti inquinanti espulse dalle città. I mezzi di comunicazione occidentali hanno riportato di violente proteste di contadini contro l’inquinamento.

Circa 15.000 contestatori vicino a Xinchang, 250 chilometri a sud di Shanghai, hanno ribaltato auto della polizia e tirato pietre, per la rabbia contro l’inquinamento e le condizioni di lavoro insicure, per l’uso di prodotti chimici pericolosi da parte di una fabbrica farmaceutica. A ottanta chilometri di distanza, a Dongyang, circa 10.000 rivoltosi chiedevano la chiusura di una fabbrica di pesticidi.

Una volta evidenti i costi umani in crescita, un sorprendente numero di funzionari governativi, accademici e altri ha iniziato a parlare apertamente della follia dei modi di crescita in Cina. Il Centro per i Trasporti Sostenibili cinese sta redigendo raccomandazioni per promuovere un sistema meno dipendente dal petrolio straniero. Si spera anche nelle recenti azioni dell’Agenzia per la Tutela dell’Ambiente. A lungo considerata organismo debole, da poco l’agenzia si è mossa d’autorità in casi di progetti di costruzione di alto livello promossi da altre agenzie governative.

Le sfide ambientali cinesi possono diventare gravi, al punto da impedire la crescita economica. Ora il secondo produttore mondiale di emissioni serra, la Cina dovrebbe superare gli Stati Uniti entro il 2025, per il discutibile posto di Numero 1, secondo il Pew Center on Climate Change. L’Accademia Cinese di Pianificazione Ambientale riferisce che le malattie connesse all’inquinamento atmosferico contano per il 2%-3% sul prodotto nazionale lordo, e calcola che per il 2020 la cifra salirà al 13%.

Glu USA dovrebbero considerare la Cina non un rivale, ma un partner, offrendo aiuti per individuare soluzioni innovative. Per prima cosa, gli USA potrebbero iniziare col buon esempio. Il rifiuto dell’amministrazione Bush di sottoscrivere il protocollo di Kyoto sul riscaldamento globale, basato in parte sull’esenzione per la Cina e altri paesi in via di sviluppo, manda il messaggio per niente gratificante che il paese protegge i suoi interessi a spese dell’ambiente mondiale. Il Presidente Bush potrebbe chiedere al Presidente cinese Hu Jintao di unirsi a lui nello sforzo a ridurre i consumi di benzina e la dipendenza dagli impianti energetici a carbone in entrambi i paesi, e tagliare alte fonti di gas serra.

Le imprese USA che cercano investimenti in Cina potrebbero influenzare le condizioni locali con una selezione di prodotti, imprese associate e venditori. Per esempio, la General Motors potrebbe trarre vantaggi dalla minor produzione cinese e costi di mercato, per sviluppare veicoli a maggior efficienza nei consumi. Una volta realizzati, questi nuovi veicoli potrebbero essere prodotti anche negli USA per i nostri consumatori.

Il progetto EMBARQ della Energy Foundation e World Resources Institute hanno sostenuto progetti di trasporto pubblico velocissimi per le città cinesi, simili allo MTA, linee autobus Metro Rapid di Los Angeles. Ora alcuni lungimiranti funzionari cinesi vogliono andare oltre, e cercano aiuto per le cause profonde delle lacune energetiche e di trasporto, a individuare i modi per scoraggiare l’uso dell’auto e ridurre le distanze degli spostamenti pendolari.

Invece di combattersi la limitata disponibilità di energie non rinnovabili del mondo, Cina e USA dovrebbero unire le forze per mostrare al mondo un nuovo modello di prosperità: calcolata non solo in dollari o yuan, ma in termini di città vivibili e ambiente salubre.

Nota: il testo originale sul sito del Los Angeles Times; in questa stessa sezione di Eddyburg, Il Nostro Pianeta, oltre che in Megalopoli e Territorio del Commercio altri articoli sul rapporto fra sviluppo urbano/economico cinese, occidentale, e degrado ambientale (f.b.)

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