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“Devo cambiare lavoro?”
21 Luglio 2005
Lettere e Interventi
Anonima

18 luglio 2005 - Il dialogo che avete pubblicato, di autore anonimo, intitolato "Aspettando Lupi", è ciò che mi sta accadendo presso l'Ente per cui lavoro (certo, come collaboratrice a tempo determinato, ma lo considero un lavoro, il MIO Lavoro).

Nonostante il ruolo di poco rilievo poichè appunto a tempo determinato, grazie alla mia volontà, alla passione e all'entusiasmo, e grazie al mio dirigente, progettista del Piano, in questi due anni, sono riuscita a svolgere compiti di rilievo sia nelle fasi di realizzazione che di ideazione del progetto. Ahimè, capacità e forte senso di responsabilità non sono sufficienti per lavorare nell'urbanistica. Anzi. Come nel dialogo "Se sei critico sei un sovversivo, perché metti i bastoni tra le ruote. Se stai zitto e dopo le cose non funzionano, è colpa tua perché avresti potuto avvertire e quindi non collabori" ed inoltre, e soprattutto, "Ho fatto una scelta precisa nell'iscrivermi a urbanistica e una ancora più forte nell'entrare nella pubblica amministrazione. Io ho fatto il giuramento di fedeltà alle leggi, non al Capo. Uno Stato senza regole non mi piace: è anarco-fascista".

Sono davvero in crisi: mi sembra di capire che se voglio continuare a svolgere il mio lavoro, alla capacità devo affiancare la malleabilità. Fino a che punto?

I piani strategici sono "il collage dei desideri di tutti gli attori"; i progetti "scatole di cartone vuote" per "garantire alle imprese di poter fare sviluppo" ... e via dicendo. Non è questo ciò che mi avete insegnato. Forse devo cambiare lavoro?

No, non devi cambiare lavoro, anche se il mondo è diventato (in Italia) molto diverso da quello che ti avevamo insegnato noi. I nostri riferimenti erano un’Italia che è minoritaria, ma esiste. Non tutto è come le situazioni delle quali tu (ho nascosto il tuo nome per ovvie ragioni) e il primo Anonimo, e quello citato da Sergio Brenna, recate testimonianza. Esiste anche un’Italia diversa: quella di Renato Soru, per esempio, e quella di Nichi Vendola-Bisogna continuare a svolgere il nostro mestiere con la stessa determinazione con la quale gli operai continuavano a far marciare le fabbriche sotto l’occupazione nazista. Se ci sarà un futuro, sarà costruito sulla base di quanti oggi sapranno resistere.

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