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Mark Tran
Deportazione terzo millennio
17 Gennaio 2012
Invertire la rotta
L’uso “efficiente” delle superfici agricole in Africa fa spostare con la forza intere popolazioni dai territori che abitano. The Guardian, 17 gennaio 2012 (f.b.)

Titolo originale: Thousands 'forcibly relocated' in Ethiopia, says HRW report – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Il governo etiopico sta spostando forzosamente decine di migliaia di persone nella remota regione occidentale di Gambella, agli abitanti dei villaggi viene spiegato che questo si deve all’affitto di vaste superfici concesso a operatori agricoli privati, come riferisce una associazione per i diritti umani.

Secondo il rapporto Waiting for Death di Human Rights Watch i trasferimenti di persone nell’ambito del programma cosiddetto villagisation avvengono senza consenso e indennizzo. Le persone vengono spostate in luoghi privi di adeguato sostentamento, servizi sanitari, scuole. E non sono mancate minacce, aggressioni, arresti del tutto arbitrari, per chi oppone resistenza. Human Rights Watch l’anno scorso ha condotto fra maggio e giugno cento interviste in Etiopia, e fra abitanti di Gambella fuggiti nei campi profughi del Kenya, rilevando ripetute e “generalizzate” violazioni di diritti in ogni fase del programma.

“Il programma di villaggizzazione del governo etiopico non migliora certo la condizione dei servizi per le popolazioni indigene di Gambella, mettendone invece a repentaglio qualità della vita e sopravvivenza” spiega il direttore europeo dell’associazione Jan Egeland. “Si devono sospendere le operazioni fino alla predisposizione dei servizi indispensabili, adeguate consultazioni con gli abitanti e indennizzi per la perdita dei terreni”.

Gambella è grande come il Belgio, ha una popolazione di 307.000 persone, principalmente indigeni Anuak e Nuer. Il suolo fertile interessa gli investitori anche internazionali, che hanno affittato a prezzi convenienti ampie superfici. Complessivamente in Etiopia dal 2008 al gennaio 2011 si sono affittati così almeno 3,6 milioni di ettari.

Altri 2,1 milioni di ettari sono disponibili attraverso la governativa banca federale terreni per gli investimenti agricoli. In Gambella, ben il 42% della superficie secondo i dati del governo è stata già concessa o è disponibile agli investitori. E molti dei territori da cui vengono spostate le popolazioni si trovano all’interno dei queste zone destinate all’affitto commerciale.

Gli investitori sono come il miliardario saudita Mohammed al-Amoudi, che sta costruendo un canale di irrigazione da trenta chilometri per dare acqua a 10.000 ettari a risaia, o imprese etiopi che operano anche su meno di 200 ettari.

Secondo il rapporto il governo continua a negare il rapporto fra deportazioni a Gambella e affitti per l’agricoltura commerciale, però agli abitanti dei villaggi è stato detto dai funzionari che è proprio questo il motivo del trasferimento.

Un agricoltore racconta a Human Rights Watch che all’assemblea di villaggio convocata, il rappresentane del governo ha detto: “Ci sono investitori che possono far crescere prodotti meglio di voi, che non sapete sfruttare i terreni, lasciati incolti”.

Entro il 2013 secondo il governo dovranno essere spostate così un milione e mezzo di persone, in quattro regioni: Gambella, Afar, Somali, e Benishangul-Gumuz. Si è cominciato nel 2010 in Gambella, con circa 70.000 abitanti da trasferire entro il 2011. Secondo il programma dovrebbe trattarsi di spostamenti volontari, con assicurati nei nuovi villaggi infrastrutture e servizi per il sostentamento.

E invece, secondo il rapporto, nei nuovi villaggi non c’è nulla.

I primi trasferimenti si sono effettuati nel periodo peggiore dell’anno – l’inizio del raccolto - e i terreni agricoli delle nuove aree sono molto poco fertili e secchi. C’è da disboscare, senza alcun sostegno per sementi o fertilizzanti. L’assenza di sostegni anche solo alimentari ha determinato denutrizione e fame endemica, secondo Human Rights Watch.

Si chiede perciò che a livello internazionale si sospendano tutti gli aiuti per quella che è una deportazione forzata e una violazione dei diritti umani con la scusa dello sviluppo. L’Etiopia rappresenta una delle principali voci nella spesa mondiale sia per lo sviluppo che per l’assistenza alimentare. Solo nel 2010 ha ricevuto oltre 700.000 tonnellate di alimenti e più di due miliardi di euro. Fra i principali paesi donatori il Regno Unito, che dovrebbe dare 500 milioni di euro l’anno fino al 2015.

Si tratta solo dell’ultimo rapporto critico di Human Rights Watch sull’Etiopia. Nel 2010, un altro accusava il governo Meles Zenawi di usare gli aiuti allo sviluppo per reprimere il dissenso, condizionandone l’erogazione al sostegno per il partito di maggioranza, accusa sempre fermamente respinta.

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