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Luca Beltrami Gadola
Dai sottotetti ai loft l'abusopoli alla milanese
8 Marzo 2011
Milano
Una specie di sconsolata analisi psicologica delle patologie urbanistiche meneghine, alla luce della vicenda “Casa di Batman”. La Repubblica ed. Milano, 8 marzo 2011 (f.b.)

A un attento osservatore negli anni 70 Milano sembrava si stesse trasformando in una città di lavandai, nuova attività cui pareva dedicarsi la media e piccola borghesia milanese: tutti i sottotetti delle nuove costruzioni erano una fila di lavanderie con ampio stenditoio in corrispondenza degli appartamenti dell’ultimo piano. Il regolamento edilizio lo permetteva, dunque come perdere l’occasione per avviare piccole attività imprenditoriali?



Date le dimensioni, non erano solo il sostitutivo di uno stendibiancheria pieghevole. Ma non erano nemmeno lavanderie e stenditoi, era una delle stagioni dell’abusivismo edilizio milanese di massa: divennero tutte camere da letto con bagno. Poi con le Dia (Dichiarazioni di inizio attività – modifiche senza esplicita concessione) se ne videro delle belle e lo stesso accadde con la legge del 2001 sui sottotetti: la stagione di mansarda selvaggia. Le norme furono interpretate nei modi più stravaganti, a cavallo dell’abuso.

Insomma, se vogliamo dare un nome ai fenomeni possiamo dire che l’"abusopoli" alla milanese, mai grave come in altre parti del Paese, c’è sempre stata. Ma l’innata virtù ambrosiana, la parsimonia, fu un freno agli eccessi: abusare sì ma con moderazione. Oggi anche questa moderazione è scomparsa e il caso di Gabriele Moratti ne è l’esempio: probabilmente si tratta di abuso d’abuso. Ormai abbiamo messo da parte l’inutile pretesa che chi governa e i suoi famigli siano tenuti a dare il buon esempio, dobbiamo aspettarci di tutto, cullati solo dalla speranza che i loro abusi saltino fuori per merito, si fa per dire, dei compagni di merenda. Laura Sala, moglie di Mario Chiesa, portò il marito in Tribunale perché lesinava sugli alimenti.

Stefania Ariosto dette una mano alla giustizia in un quadro di relazioni sentimentali tra sua sorella e l’avvocato Previti e tra lei stessa e l’avvocato Dotti. L’ultima, Cinzia Cracchi, mise nei pasticci il sindaco di Bologna. Gabriele Moratti è balzato agli onori della cronaca per non aver pagato il suo architetto. Sua madre, nostro sindaco, invoca trasparenza. Personalmente le chiederei qualcosa di più: conoscenza delle leggi e saper vedere.

In uno dei recenti video apologetici sul suo canale digitale la vediamo mentre inaugura un parcheggio sotterraneo. Durante la visita si ferma dinanzi a un box con la serranda aperta: dentro un signore mentre piacevolmente passa il suo tempo in quello che ha trasformato in una via di mezzo tra un locale hobby e un salottino.

Lo sguardo del sindaco e il suo commento sono compiaciuti e incoraggianti. Non mi risulta che rientrata in Comune abbia mandato i vigili a fare un sopralluogo e a contestare l’abuso in materia di destinazione d’uso e salubrità degli ambienti: siamo in campagna elettorale e tale la madre tale il figlio.

Sul caso Gabriele Moratti poi, quanto alle parole dell’assessore Masseroli sulle salvifiche virtù del nuovo Pgt che non ammetterà più simili abusi, vorrei solo ricordare che nessuna buona legge sostituisce l’onestà, impedisce l’abuso o mitiga l’arroganza naturale dei potenti.

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