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Carlo Franciosi
Con la Tem a rischio i campi e l´ambiente
5 Agosto 2011
Padania
Dal presidente degli agricoltori quadro ragionevolmente fosco degli impatti dell’anello di tangenziale esterna. La Repubblica Milano 5 agosto 2011 (f.b.)

A guardarla sulle mappe, la Tem (la nuova Tangenziale esterna di Milano) sembra solo una linea curva che collega Melegnano ad Agrate. Ma quando verrà costruita sarà molto di più: un ampio nastro d’asfalto, pieno di auto e camion che per 32 chilometri di lunghezza passerà in mezzo ai campi coltivati, vicino ai paesi, accanto a rogge e canali, ramificandosi poi con altri 38 chilometri di altre strade che nel linguaggio dei tecnici vengono chiamate "viabilità accessoria" ma che in pratica vogliono dire ancora asfalto e cemento.

Non so se la Tem risolverà, come molti dicono, i problemi del traffico di Milano. Qualche dubbio ammetto di averlo. Ma se il progetto resterà quello che ci hanno prospettato prima dell’approvazione dell’altro giorno al Cipe, credo che l’impatto sul territorio sarà molto pesante per tutto e per tutti: per gli abitanti che verranno stretti nella morsa dello smog dove adesso c’è il verde, per le piste ciclabili che inevitabilmente confineranno con una vera autostrada piena di auto e camion, per le rogge che dovranno essere coperte o superate o inglobate in sarcofaghi di cemento, per i campi coltivati che saranno tagliati in due da questa specie di "muro di Berlino orizzontale".

L’impatto sarà molto pesante anche per le duecento famiglie di agricoltori che verranno danneggiate dall’opera e si troveranno i cantieri al fianco di stalle e mais. Le strade sono importanti, ma bisogna mettere ordine, con regole che tutelino il territorio. Perché la terra non è un bene che puoi riprodurre a piacimento. Una volta che l’hai consumata, è finita per sempre. E senza la terra non finisce solo l’agricoltura, ma anche l’ambiente, lo sviluppo economico, la produzione di cibo, i servizi.

Tanto per fare un altro esempio, con la futura Toem (la gemella della Tem che dovrebbe svilupparsi in futuro sulla fascia ovest di Milano) saranno cancellate produzioni pari a 4 milioni all’anno di piatti di riso. E dopo che cosa ci resta? Solo l’asfalto.

Per questo prima di pensare a muove grandi opere sarebbe meglio potenziare e riqualificare la viabilità già esistente. Perché le valutazioni sull’impatto delle infrastrutture non basta farle sulle carte, a tavolino, nel chiuso di qualche ufficio, ma bisogna andare sul posto, nei paesi, nelle aziende agricole, guardare in faccia le persone, parlare con loro, trovare soluzioni alternative se possibili e soprattutto capire che dietro i numeri di un progetto, per quanto grande e importante che sia, ci sono sempre le vite delle persone, delle loro famiglie e il loro futuro.

(presidente Coldiretti Milano e Lodi)

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