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Luigi Corvi
Como: sarà demolito il Muro sul Lago
29 Settembre 2009
Altre città italiane
Zang Tumb Tumb! Rapide ed invisibili, le irrevocabili decisioni dell’amministrazione di centrodestra, fortemente determinata a tutto e al suo contrario. Il Corriere della Sera, 29 settembre 2009 (f.b.)

COMO — Alla fine il sindaco ha alzato bandiera bianca. Travolto dall’ondata di protesta dei comaschi, con un’inchiesta della magistratura appena avviata, scaricato da Bossi e messo con le spalle al muro anche dai consiglieri della maggioranza, ieri mattina Stefano Bruni (Pdl) ha chiesto aiuto al presidente della Regione Formigoni, poi a mezzogiorno è uscito dal suo fortino e ha annunciato: «Abbatteremo completamente il muro».

Un sospiro di sollievo per i comaschi che nel giro di qualche giorno avevano visto spuntare sul lungolago una barriera di cemento armato alta due metri e che una volta completata sarebbe stata lunga 120, coprendo del tutto la vista del Lario. Un’improvvisa e misteriosa variante al sistema di paratie, in costruzione da due anni, che dovrebbe proteggere la città dalle esondazioni.

Nessuno fino a oggi ha fornito spiegazioni sul perché di quello scempio. Ancora ieri Bruni, subito dopo aver annunciato che il progetto sarà cambiato e saranno installate solo paratie mobili e trasparenti, si è rifiutato di parlare, spalleggiando l’assessore alle Grandi opere Fulvio Caradonna che alla domanda «perché il progetto è stato cambiato? », ha risposto: «Non è vero niente e non sono tenuto a rispondere».

A volerci vedere chiaro nel mistero (alimentato dal silenzio dei due) adesso è anche la Regione che, dopo aver dato il suo appoggio al sindaco per la modifica del progetto (finanziato con 15 milioni di euro della legge Valtellina ma anche con il contributo del Pirellone), ha garantito che accerterà di chi siano le responsabilità e poi chiederà «come sempre » il risarcimento del danno.

Il perché di quella variante, spuntata all’improvviso in pieno agosto, resta un mistero anche dal punto di vista tecnico, come spiega l’ingegner Franco Panzeri, già amministratore comunale, che nel 2003 aveva fatto parte della commissione incaricata di valutare i progetti presentati da quattro imprese.

Così come resta inspiegabile perché il sindaco abbia difeso strenuamente l’ecomostro, annunciando poi qualche modifica dopo il crescendo di proteste dei cittadini. Giovedì era arrivato a dire genericamente che il muro sarebbe stato abbassato. Poi, domenica, cinquecento persone sono scese in piazza e i malumori nei consiglieri di maggioranza sono diventati un ultimatum al sindaco: «O il muro si abbatte o tu vai a casa». È stata una vittoria della gente, che si è sentita tradita dal primo cittadino (rieletto nel 2007 con il 60% dei voti) e che non riesce a capire che cosa abbia spinto Bruni a resistere sino alla fine, asserragliato con il suo assessore e con tutte le forze politiche contro. Lo stesso Formigoni ha ammesso che il muro va abbattuto. Da oggi il suo assessore al territorio Davide Boni (Lega) sarà a Como per valutare con il Comune strategie e costi della modifica del progetto che comunque anche nella versione ufficiale — da molti contestata all’epoca — prevedeva un certo impatto ambientale con un muro alto 90 centimetri interrotto da due paratie mobili. Adesso la barriera scomparirà del tutto e i cittadini si sentono doppiamente presi in giro: perché non si è adottata subito questa soluzione? Per lunedì 5 ottobre è fissata una riunione straordinaria del consiglio comunale e c’è da scommettere che anche questa volta i comaschi faranno sentire la loro voce.

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