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Ugo Mattei
Come sarebbe la vita senza il manifesto
29 Ottobre 2010
Articoli del 2010
La crisi della stampa indipendente dai grandi poteri è crisi dell’informazione, del pensiero critico, della libertà di ciascuno di noi. Che cosa possono fare eddyburg e i suoi frequentatori per rispondere a questo appello del manifesto (29 ottobre 2010)? Aspettiamo suggerimenti

Cari lettori, Dall'inizio dell'anno siedo nel cda del manifesto, un'esperienza per me ricca di contenuti umani e politici. In tutti questi mesi abbiamo affrontato una situazione economica estremamente difficile ma con il sacrificio di tutti abbiamo mosso passi importanti per il risanamento aziendale. Stato di crisi, cassa integrazione, prepensionamenti, riduzione degli spazi di via Bargoni, messa in vendita della sede di Milano, numero promozionale a 40 centesimi, numero (mal promosso) a 50 euro, sono state alcune delle operazioni che il cda ha portato avanti, sempre all'unanimità, per muovere passi seri verso la salvezza.

Poi è arrivato Tremonti assestando al nostro giornale un colpo che potrebbe essere davvero mortale. Senza più il diritto soggettivo (ripristinato all'ultimo per il 2009) le banche non fanno credito; senza il credito delle banche la liquidità scende drammaticamente e non consente di far fronte a impegni che non si possono trascurare: pagare i fornitori (carta e lavoro), pagare gli stipendi (i compagni che ogni giorno vi consentono di leggere il manifesto non ricevono una lira da aprile), pagare le tasse (una vera mazzata contro cui stiamo seriamente considerando lo sciopero fiscale per lottare contro un sistema che soffoca la libera stampa per ammazzare in Afghanistan e reprimere a casa nostra). Pagare le Poste (che svolgono assai male il compito di distribuire il giornale)....

Il manifesto da parecchio tempo perde acquirenti in edicola (siamo ora fra i 15.000 e i 18.000 a seconda dei giorni) e il numero degli abbonamenti (il cui prezzo è davvero conveniente) deve crescere. In queste condizioni, è impossibile andare avanti a lungo e di qui a fine anno siamo in piena vera emergenza. Vi scrivo perché ve ne rendiate conto. Soltanto per coprire le perdite quotidiane dovremmo portare il giornale a 1,50 euro sperando che le vendite non calino ancora. Non lo vogliamo se prima non siamo sicuri di offrire un prodotto che li valga e quindi abbiamo mosso passi diversi.

Pur sapendo bene di poter provocare qualche fastidio ieri abbiamo deciso di limitare l'uscita del manifesto in chiaro su Internet. Un tempo, ogni volta che scrivevo un pezzo mandavo un sms destinato a tutti i numeri della mia rubrica del telefono sperando di far vendere qualche copia in più al giornale e di far conoscere il mio pensiero ai miei amici e conoscenti. Quasi tutti mi rispondevano il giorno dopo avendo letto il pezzo gratis su Internet sicché il mio primo e principale obiettivo andava sempre frustrato. Speriamo che, con la nuova politica di acceso libero posticipato e con la possibilità di accedere on line soltanto pagando un euro qualcuno in più prenda in considerazione l'idea di rinunciare a un caffè e comprare il manifesto per non dover aspettare una settimana al fine di scroccarlo!

Ancora sfidando il fastidio abbiamo lanciato la sottoscrizione in corso. Bisogna essere chiari e sinceri: sta andando molto male. Bisogna reagire! Le sottoscrizioni di qualche anno fa davano negli stessi tempi fino a cinque-otto volte di più, denaro fresco che già più volte ci ha evitato di dover rinunciare per sempre al giornale. Perché questa stanchezza? Su tutto questo vogliamo aprire subito un dibattito franco coi lettori.

È il momento di pensare davvero a come sarebbe l'edicola senza il manifesto. Io penso onestamente che nonostante problemi e difetti innegabili sarebbe un impoverimento politico e culturale terribile. È brutto non trovare, come succede negli Stati Uniti, in Francia o in Inghilterra, alcun quotidiano libero, critico controtendenza e fuori dalla logica della società dello spettacolo. Anzi è bruttissimo! Bisogna assolutamente evitarlo.

Non pensiamo naturalmente che questa terribile crisi del manifesto sia solo aziendale, anche se con una botta come quella che ci hanno dato nemmeno Marchionne riuscirebbe a sopravvivere di soli tagli e «razionalizzazioni»! Pensiamo che la crisi sia anche, forse già adesso soprattutto, politico-culturale e a differenza di Marchionne ci rendiamo conto che il problema è in definitiva il prodotto che vendiamo. Il manifesto deve tornare a vendere strumenti di battaglia politica e culturale. Dura almeno quanto il momento che stiamo vivendo. Per poterlo fare ci vuole una nuova spinta anzi ce ne vogliono due. Innanzitutto bisogna continuare sul piano politico la battaglia per il ripristino del diritto soggettivo per il 2010. Ci sono stati diversi segnali anche istituzionali incoraggianti. Ma lo sapremo solo con la finanziaria a fine anno. Non è il momento della tregua. Dobbiamo batterci, senza esclusione di colpi, per il pluralismo. Il mercato non può essere il solo criterio che definisce quale informazione sopravvive e quale no. Il contributo pubblico noi lo esigiamo perché vogliamo approfondire e far giornalismo di qualità e non strillato.

Occorre poi un nuovo patto coi lettori che si traduca in un governo del manifesto più coerente con la sua natura dei bene comune. Faremo partire a brevissimo una «Fondazione il manifesto» di cui saranno membri tutti quanti fra gli attuali sottoscrittori che promettano una sottoscrizione di durata almeno decennale. Ne daremo la guida provvisoria a qualcuno di molto autorevole fra i compagni del collettivo (scoprirete chi fra un paio di settimane). Organizzeremo una prima grande assemblea, concomitante con il nostro quarantesimo compleanno, in cui della Fondazione verranno eletti direttamente dai sottoscrittori direttivo e presidente (che siederà con noi nel cda). Vogliamo far nascere un nuovo grande soggetto politico-culturale che sia la voce partecipante dei lettori e dei «Circoli del manifesto» nei confronti di direzione, amministrazione e redazione.

Sarà una grande sfida ma per il 2011, anno di gran lotta per i beni comuni, vogliamo avere in prima linea il giornale e anche un nuovo slancio comunista. Sottoscriviamo o abboniamoci adesso!

Chi ha suggerimenti e proposte scriva qui:
eddyburg@tin.it

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