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Stefano Rodotà
Com’è povero il diritto se non parla d’amore
19 Novembre 2015
de homine
«San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi predicava il possesso reciproco e paritario tra marito e moglie, da noi si è affermato il modello gerarchico maschilista che riduce il corpo delle donne a proprietà del marito». Intervista di Simonetta Fiori a Stefano Rodotà.

«San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi predicava il possesso reciproco e paritario tra marito e moglie, da noi si è affermato il modello gerarchico maschilista che riduce il corpo delle donne a proprietà del marito». Intervista di Simonetta Fiori a Stefano Rodotà. La Repubblica, 19 novembre 2015

Nelcodice la parola non compare mai, segno di una insofferenza forse reciproca, diuna incompatibilità che in Italia è più forte che altrove. Al conflittopermanente tra diritto e amore dedica bellissime pagine Stefano Rodotà, ungiurista da sempre attento al tumultuoso rapporto tra l'irregolarità el'imprevedibilità della vita e l'astrazione formale della regola giuridica (Dirittod'amore, Laterza). Inutile aggiungere da che parte stia Rodotà. Ed è superfluoanticipare che in questa storia protagonisti non sono solo il diritto e isentimenti ma anche la politica. Con alcune vittime - un tempo ledonne, oggi gli omosessuali - che guidano il cambiamento.
Professor Rodotà, diritto e amore sono incompatibili?
«Ancora una volta mi aiuta Montaigne, che definisce la vita un movimentovolubile e multiforme. Il diritto è esattamente il contrario, parla diregolarità e uniformità, è insofferente alle sorprese della vita. Quando poi sientra nel terreno amoroso, la soggettività prorompe. E il diritto è decisamentea disagio»

Perché?
«I rapporti affettivi possono essere qualcosa di esplosivo nell'organizzazionesociale. E dunque il diritto s'è proposto come strumento di disciplinamentodelle relazioni sentimentali che non lascia spazio all'amore. Bastaripercorrere due secoli di storia: nella tradizione occidentale il diritto perun lungo periodo ha sancito l'irrilevanza dell'amore. E di fatto ha sacrificatole donne, codificando una diseguaglianza»

In che modo?
«Il rapporto di coppia è stato riconosciuto in funzione di qualcosa che non hanulla a che vedere con i sentimenti: la stabilità sociale, la procreazione, laprosecuzione della specie. Sulle logiche affettive hanno prevalso quellepatrimoniali. E se San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi predicava ilpossesso reciproco e paritario tra marito e moglie, da noi si è affermato ilmodello gerarchico maschilista che riduce il corpo delle donne a proprietà delmarito»

Questo modello gerarchico è perdurato in Italia fino alla metà degli anniSettanta del Novecento. Un'anomalia italiana anche questa?
«No, sul piano storico non direi. Il modello famigliare della modernitàoccidentale - dalla fine del Settecento in avanti - èstato terribilmente gerarchico. Dopo l'unificazione noi assorbimmo il codicefrancese firmato da Napoleone, che sanciva la più cieca obbedienza della moglieal marito. Pare che Napoleone durante la campagna d'Egitto fosse rimastocolpito dal modo in cui il diritto islamico disciplinava il rapporto tra mogliee marito»

Da noi la storia successiva è stata condizionata dalla Chiesa cattolica. Maanche la politica ha contribuito ad anestetizzare i sentimenti.
«Sì, il matrimonio ha mantenuto il suo impianto gerarchico anche grazieall'influenza della Chiesa. Quanto alla politica, per una fase non breve dellastoria, si è mossa in una logica di disciplinamento delle pulsioni, nell'incontrotra il rigorismo cattolico e quello socialcomunista»

Colpisce che anche i nostri padri costituenti - Calamandrei,Nitti, Orlando - si opponessero al principio dell'eguaglianza tramarito e moglie perché in conflitto con il codice civile.
«Incredibile. Nelle loro teste il modello matrimoniale consegnato alle regolegiuridiche è un dato di realtà irriformabile. Non si rendevano conto chestavano cambiando le regole del gioco. E che la carta costituzionale stavasopra il codice civile»

Una rigidità che lei ritrova in una recente sentenza della Cortecostituzionale, che dice no ai matrimoni gay in nome del codice civile.
«Sì, anche loro si piegano al codice che parla soltanto di matrimoni tra uominie donne. Mi ha colpito il riferimento della Corte a una tradizioneultramillenaria del matrimonio: come se si trattasse di un dato naturale nonsoggetto ai mutamenti sociali e antropologici. Invece si tratta di unacostruzione storica che è andata cambiando in Europa e in Italia. Ma l'Italia èl'unico paese che non vuole prenderne atto, nonostante abbia sottoscritto lacarta dei diritti dell'Unione europea»

Una carta che nell'accesso al matrimonio cancella il riferimento alladiversità del sesso nella coppia.
«E infatti è stato proprio quell'articolo, l'articolo nove, bersaglio di unaforte pressione da parte della Chiesa. Pressioni passate sotto silenzio, cheperò io sono in grado di testimoniare, visto che ero seduto al tavolo dellaconvenzione. Aggiungo che il riferimento alla tradizione millenaria dellafamiglia, pronunciato dalla nostra Corte costituzionale, non compare innessun'altra giurisprudenza»

Oggi facciamo fatica ad approvare perfino le unioni civili. Perché succede?
«Si tratta di un conflitto molto ideologizzato, favorito dallo sciaguratoradicamento dei cosiddetti«valori non negoziabili" e«temi eticamentesensibili» Questi vengono sottratti al legislatore non perché il legislatorenon se ne debba occupare ma perché il legislatore deve accettare il datonaturalistico e immodificabile»

Una barriera che non esisteva ai tempi delle battaglie sul divorzio esull'aborto.
«E infatti non ci fu la stessa intolleranza. Pur nell'ostinata contrarietà, laDc prendeva atto che erano intervenute novità sociali non più trascurabili»

Il disgelo era cominciato negli anni Sessanta, quando l'amore cessò diessere fuorilegge. Solo nel 1968 la Corte costituzionale cancellò il reato diadulterio per le donne. E nel 1975 arriva il nuovo diritto di famiglia, chemette fine al modello gerarchico.
«Sì, alle logiche proprietarie subentrano quelle affettive. E tuttavia anche inquella occasione il legislatore trattenne la sua mano di fronte alla parolaamore. Si parla di fedeltà, collaborazione, ma non d'amore»
Ma si può mettere la parola amore in una legge?

«Qualcuno sostiene: più il diritto se ne tiene lontano, meno lo nomina, meglioè. Però bisogna domandarsi: il diritto non nomina l'amore perché lo rispettafino in fondo o perché vuole subordinarlo ad altre esigenze come la stabilitàsociale? Per un lungo periodo della storia italiana è stato così»

C'è il diritto d'amore delle coppie omosessuali, che devono poter accedereal matrimonio. Ma c'è anche il diritto d'amore dei figli, che devono poteressere amati da un padre e da una madre. Come si conciliano questi due diritti?
«Non c'è alcuna evidenza empirica che figli cresciuti in famiglie omosessualimostrino ritardi sul piano del sviluppo della personalità e dell'affettività. Eallora, domando, i figli dei genitori single?»

I genitori single - forse più di tutti gli altri - sanno che i figli hanno bisogno di un padre e di una madre, di una figuramaschile e di una femminile. E anche la psichiatria formula dubbi sulleadozioni delle coppie gay.
«Lei pone una questione che però non si risolve con l'uso autoritario deldiritto. Prima riconosciamo pari dignità a tutte le relazioni affettive e primasaremo in grado di costruire dei modelli culturali adatti a questa nuovasituazione. Finché manteniamo il conflitto e l'esclusione, tutto questo diventapiù difficile»

Lei dice: il matrimonio egualitario porta con sé la legittimità delleadozioni.
«Certo. Se una volta raggiunto questo risultato si vuole discutere, si potràfarlo senza ipoteche ideologiche. È una storia che non finisce. Come non si finiscemai di rispondere alla sollecitazione di Auden: la verità, vi prego, sull'amore»
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