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Clima del mondo e governo dello stato
3 Dicembre 2007
Articoli del 2007
Sulla conferenza del clima pubblichiamo oggi due articoli da il manifesto del 14 settembre 2007: l’editoriale di Massimo Serafini e un’intervista di Guglielmo Ragozzino a Paolo Cacciari

Il clima giusto per decidere

di Massimo Serafini

Grandi sono le attese che la conferenza sul clima suscita. Sarebbe delittuoso andassero deluse. Non tanto per ciò che può dirci di più di quanto già sappiamo sulla gravità della situazione, ma per due ragioni politiche: in primo luogo dire all'Europa che sul clima il nostro paese non copre più lo scetticismo e il disimpegno americano, ma assume le scelte unilaterali degli europei nella lotta al riscaldamento globale. E in secondo luogo se le decisioni che prenderà diventeranno una delle priorità della legge finanziaria che si sta preparando. Che il risultato politico sia questo non è scontato e motivi per essere preoccupati ce ne sono molti.

Stupisce che il ministro dell'ambiente non abbia dato una risposta alla decisione di convocare alla vigilia dell'appuntamento sul clima, l'assemblea dei parlamentari dell'Ulivo, ministro Bersani compreso, per discutere di energia, nella quale l'amministratore delegato dell'Enel, minacciando un inverno al freddo e al buio, ha chiesto, per evitarlo, di puntare sul carbone che porterebbe le emissioni climalteranti del paese e le conseguenti multe a livelli record.

È auspicabile che il presidente del consiglio Prodi dica da che parte sta. Ma oltre alla chiarezza politica c'è bisogno che dalla conferenza escano decisioni chiare sia per quanto riguarda le politiche di adattamento al clima che cambia, sia a quelle necessarie a mitigarlo. Sulle prime devono emergere scelte di gestione del territorio e delle acque che puntino a una manutenzione diffusa e a una loro rinaturalizzazione, in altre parole a ridurne la cementificazione.

Altrettanto importante sarebbe un progetto di prevenzione degli incendi, basato su una riconquista del controllo del territorio, sottraendolo all'illegalità, ma soprattutto che obblighi, in tempi certi, tutti i comuni a predisporre il catasto dei territori bruciati e a mettere su di essi i conseguenti vincoli. Fondamentale poi, per ridurre i pericoli a cui è esposta la popolazione a causa del cambio di clima, sarebbe la decisione di rinunciare al piano delle infrastrutture, presentato dal ministro Di Pietro che, se realizzato, aggraverebbe la vulnerabilità del nostro già dissestato territorio. Adattarsi non basta. È tempo di decisioni, per quanto impopolari siano, in grado di mitigare il fenomeno, impedendo che l'aumento delle temperature superi i due gradi, come la comunità scientifica chiede.

Emergano dunque da un lato scelte chiare di riduzione dei consumi energetici e modifiche agli stili di vita e dall'altro venga fissato un obiettivo preciso su quanto petrolio, carbone e metano si intende sostituire, nei prossimi anni, col sole, il vento, le biomasse, la geotermia e il miniidro. In poche parole se si intende lottare contro la vera causa del collasso climatico: questo modello di produzione e consumo.

Non sono decisioni facili, ma necessarie se si vuole rilanciare e dare un futuro a questo paese. Non prenderle o rinviarle, per non inimicarsi l'Enel e la Confindustria, significherebbe per questo governo perdere ulteriore credibilità e consenso.

«Ma pochi si impegnano davvero»

di Guglielmo Ragozzino

Paolo Cacciari, a detta dei benpensanti, è il Cacciari cattivo. Ha pubblicato di recente un libro di ambientalismo militante «Pensare la decrescita», pubblicato da Intramoenia e da Carta. E' stato sindacalista e anche vicesindaco di Venezia. Attualmente è deputato di Rifondazione. Alla Conferenza sui cambiamenti climatici appariva piuttosto deluso.

Non ti ha convinto Pecoraro? E Mussi?

Pecoraro ha fatto fin troppo con le forze che aveva. Mussi è stato molto bravo, con una dichiarazione forte sull'incompatibilità tra questo capitalismo e la difesa dell'ambiente. Ma il resto?

Il resto non era poi male....

L' Italia è piuttosto arretrata, a essere buoni, in materia di ambiente. Si può dubitare che come paese si abbia una comprensione effettiva del problema. La comunità scientifica nazionale ha un atteggiamento disperante rispetto all'elaborazione necessaria, quella che esiste a livello mondiale. Ti pare ammissibile che la partecipazione italiana alle ricerche dell'Ipcc, l'insieme degli scienziati che lavorano per conto dell'Onu in tema di cambiamenti climatici, sia tanto modesta? Che i migliori scienziati non siano ancora entrati in sintonia? Alla Conferenza non c'erano i presidi delle facoltà scientifiche e ambientali; e anche il Cnr, il Comitato nazionale per le ricerche, era rappresentato da giovani di buona volontà. Per non parlare dell'assenza assoluta degli economisti.

Meglio giovani e impegnati che parrucconi...

La platea è piena di giovani che non incidono sulle scelte. Sono spesso fragili, soprattutto quando manca una politica cui fare riferimento. Pensa al rapporto Stern, presentato al governo inglese, con tutta descritta l'economia dei cambiamenti climatici. Da Londra arrivano in questi giorni segnali di uno scontro tra conservatori e laburisti, tra David Cameron e Gordon Brown sulle tasse ambientali. Quanto a metterle, sono d'accordo entrambi, ma disputano sull'idea di Cameron di tassare patrimonialmente la casa, qualora non si mette a norma la coibentazione. Pensa alla discussione a livello italiano. Emma Marcegaglia, parlando per conto di Confindustria, ha raccontato la sua esperienza di industriale avanzato: prevede di avere un po' di capannoni con tetti fotovoltaici, tra un anno e mezzo. In Spagna tutto ciò era obbligatorio, già con il vecchio governo di José Maria Aznar. Siamo anni luce in ritardo, sul piano ambientale e nella comprensione dei problemi. Per architetti e urbanisti delle nostre facoltà, la bioedilizia è sconosciuta.... Oppure pensa all'agricoltura: è tutta in sofferenza. Ovunque, nella pianura padana le colture estensive sono in crisi. Si salva invece l'uva che dopo il disastro del metanolo si è riconvertita e bada ormai alla qualità.

Cosa prevedi per il futuro?

Mi sembra che sia sintetizzato molto bene in un fatto. Il nostro governo è l'unico che non ha ancora preso davvero sul serio la faccenda. In parlamento, l'ottava commissione della Camera ha preparato un buon documento che verrà discusso nella prossima settimana. Voglio fare una scommessa con te. Saranno presenti dieci deputati, o venti, compresi quelli incaricati dai partiti di intervenire. Nel resto d'Europa, una Conferenza sui mutamenti climatici non sarebbe stata affidata al ministro del clima, degnissima persona nel nostro caso, ma privo di veri poteri. In Germania chi fa l'appello ambientale è Angela Merkel, nel Regno unito Tony Blair o il suo successore, in Francia, dopo Jacques Chirac, è la volta di Nicolas Sarkozy. In Italia nessuno che mostri di capire sul serio che il problema, politico, è di sistema: energia, trasporti, agricoltura, fanno parte del clima....

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