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Michael Mehaffy
Città sostenibili senza grattacieli
27 Maggio 2008
Milano
Dalla saggezza britannica una critica alla rincorsa di “icone aziendali”sempre più alte. Corriere della sera, 27 maggio 2008

Michael Mehaffy è un pianificatore attento ai metodi dell'urbanistica sostenibile. Collabora con centri di ricerca e riviste. Ha scritto saggi con Nikos Salingaros e lavorato per la Fondazione del principe Carlo d'Inghilterra. Interviene nel dibattito sui rapporti tra moda, comunicazione e architettura

Oltre a comprensibili preoccupazioni sulla difesa dell'identità locale e del patrimonio nazionale, vorrei commentare la pretesa dell'Expo 2015 di definire i nuovi progetti che si stanno predisponendo a Milano come «sostenibili». E proporrei ai cittadini di assumere un atteggiamento molto scettico su quest'affermazione.

Per dirla molto francamente, la pretesa che esistano edifici alti sostenibili è una frode crudele. Tra i loro molti peccati, i grattacieli favoriscono la perdita e il guadagno di calore in inverno e in estate a causa delle loro grandi esposizioni e a causa degli ampi vetri non riparati dal sole. Tendono a causare effetti di «isola di calore» che, di fatto, aggiungono calore al riscaldamento globale del pianeta. Inoltre, i grattacieli sono costruiti con materiali che hanno un'elevata dispersione di energia, le loro superfici calpestabili non sono convenienti a causa degli eccessivi requisiti di spazio che richiedono ascensori, scale e uscite d'emergenza, infine la loro manutenzione e riparazione richiede spesso stravaganti sistemi. E si potrebbe continuare… Per altro non aggiungono realmente qualcosa alla vita di una città, se non, forse, un'icona aziendale che potrebbe essere interessante da guardare per un paio d'anni e nulla più. Ma il prezzo che per loro la città deve pagare è molto elevato: i grattacieli bloccano il sole e la vista, creano strani effetti del vento a livello del suolo ed isolano in modo estremo gli occupanti dall'attività urbana che si svolge a livello terreno. Invece di distribuire le persone lungo una strada e favorirne il contatto con la realtà urbana, con i grattacieli si finisce con il concentrare le persone in piccoli nodi, spesso lasciando grandi vuoti urbani nei quali non si può passeggiare. E questa non è di certo una formula giusta per costruire una città sostenibile.

Sono consapevole delle osservazioni di chi sostiene che la densità fornita da edifici alti è benefica; ma l'evidenza mostra che ciò non è vero. Alcune ricerche, ad esempio, dimostrano che i problemi legati al carbonio tendono a scendere ad un livello stabile nelle aree dove abitano circa un centinaio di persone per ettaro. Una densità ben distribuita di cento persone per ettaro è perfettamente realizzabile in un tessuto edilizio con case a quattro o sei piani, come dimostrato da molte città europee. Per contro, città come Houston e Atlanta, che hanno edifici molto alti, dimostrano di avere anche emissioni per persona molto elevate, oltre ad altri problemi ecologici.

Inoltre, la costruzione di un nuovo edificio alto — non importa quanto «verde» sia la sua tecnologia — consuma alti livelli d'energia e di risorse. Per capirlo, basta confrontare il consumo netto di energia e di materiali di un nuovo edificio con quello degli edifici esistenti. Spesso è molto più «ecologica» una riqualificazione di un edificio esistente piuttosto che costruire un nuovo edificio con funzioni di risparmio energetico, che spesso non funzionano nel tempo specie perché non si è tenuto conto degli alti costi di manutenzione.

È molto importante, infine, comprendere che un approccio sostenibile è basato sui «sistemi interi». Quando adottiamo questo approccio, scopriamo che la maggior parte delle strutture sostenibili sono quelle già esistenti. In definitiva, la strategia più sostenibile appare quella di proteggere il nostro patrimonio e la nostra identità locale, difendendole con forza contro chi vorrebbe cambiarla in favore di luccicanti novità.

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