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Città più sicure per i ciclisti. La campagna diventa nostra
11 Febbraio 2012
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Sacrosanta la campagna lanciata dal quotidiano più diffuso del paese per una mobilità dolce sicura, con qualche piccola pecca. La Gazzetta dello Sport, 10 febbraio 2012, postilla. (f.b.)

L’iniziativa è del Times di Londra. Si chiama "Città sicure per i ciclisti" e sulla rete impazza e si moltiplica come #salvaciclisti. Abbiamo deciso di sposarla e di rilanciarla perché ci sembra perfettamente in linea con lo spirito e la tradizione del nostro giornale e perché quattro mesi fa, il nostro collega Pier Luigi Todisco è morto a Milano, mentre veniva al giornale in bicicletta...

NEL NOME DI TOD — Qui sotto trovate gli 8 punti dell’appello che il Times ha lanciato all’amministrazione comunale londinese perché si organizzi al più presto con una serie di regole che rendano meno rischiose le città. Il quotidiano inglese lo ha fatto perché a novembre la giornalista Mary Bowers, 27 anni, è stata investita a pochi metri dalla redazione ed è ancora in coma. L’incidente è tutt’altro che raro visto che 1.275 ciclisti inglesi sono stato uccisi e oltre 25.000 severamente feriti sulle strade inglesi negli ultimi 10 anni. I dati italiani non sono migliori, visto che negli ultimi dieci anni i morti in bicicletta sarebbero 2.556. Tra questi, purtroppo c’è anche Pier Luigi Todisco, che aveva 52 anni, il nostro collega che lavorava nella redazione di Gazzetta.it. Tra qualche giorno, proprio sul nostro sito web nascerà un blog che tratterà i temi che erano più cari al nostro amico e collega, valorizzando le iniziative a favore degli ultimi.

ROSA E CICLISMO — La Gazzetta, fin dalla nascita nel 1896, si occupa con particolare attenzione di ciclismo e di gente che pedala. Siamo gli organizzatori delle più importanti corse italiane e sappiamo benissimo quanti e quali sono i pericoli delle strada. E’ ancora aperta la nostra ferita per la perdita di Wouter Weylandt. il venticinquenne olandese morto accidentalmente per una caduta in discesa durante il Giro. Da sempre ci battiamo per la realizzazione di piste ciclabili, per l’uso del casco, ma anche per il rispetto di chi pedala. Pensiamo ai corridori professionisti, ai cicloamatori della domenica e chi usa la bici per andare a scuola o per andare a lavorare. E sono sempre di più. Per tutti questi motivi abbiamo deciso di far nostro il Manifesto del Times "Città sicure per i ciclisti". E al nostro fianco c’è anche Rcs Sport che organizza il Giro d’Italia e ha deciso di essere in prima fila per questa campagna. Da oggi chiederemo ai più grandi campioni del nostro ciclismo, ma anche a tutti voi che ci leggete e avete a cuore questi argomenti, di firmare idealmente l’appello mandando un messaggio (dal pomeriggio) all’indirizzo mail salvaciclismo@gazzetta.it. E noi ci impegniamo a consegnare l’appello dei campioni che vorranno aderire e le vostre firme al governo e ai sindaci delle più importanti città italiane.

L'APPELLO — Ecco gli 8 punti dell’appello, che noi della Gazzetta e del Giro d’Italia sosteniamo.

1) Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

2) Gli incroci più pericolosi devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere sul lato.

3) Indagine nazionale per determinare quanti vanno in bici e quanti vengono uccisi o feriti.

4) Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato al piste ciclabili di nuova generazione.

5) Migliorare la formazione di ciclisti e autisti e la sicurezza dei ciclisti come parte fondamentale dei test di guida.

6) Limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili a 30 km/h.

7) Invitare i privati a sponsorizzare la creare piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato.

8) Ogni città nomini un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

postilla

Forse inavvertitamente, forse consapevolmente (chissà) la Rosea Gazzetta importa in Italia una pur condivisibile campagna sulla sicurezza, che però non è certo “la campagna”, ma quella specifica del londinese Times, ispirata a quel tipo di cultura ciclistica che si è imposto nella capitale britannica dopo la vittoria del conservatore e appassionato di bicicletta Boris Johnson alle elezioni locali. Un orientamento senza dubbio meritevole perché appunto promuove misure favorevoli alla mobilità dolce e sostenibile, ma lo fa in una prospettiva non del tutto condivisibile, a carattere “segregazionista” ovvero anche attraverso le cosiddette autostrade ciclabili. Che, come hanno da tempo denunciato molti esperti, è in pratica una versione moderna e ambientalmente corretta della vecchia filosofia portante dell’era automobilistica: qui i veicoli veloci, lì quelli lenti, di là di sotto e di sopra pedoni e ciclisti. Il che, oltre a comportare investimenti in infrastrutture che spesso alla fin fine sono assai poco sostenibili in tutti i sensi, crea tendenzialmente universi paralleli e incomunicanti, ghetti felici per appassionati di settore. E non certo una città integrata, come quella faticosamente promossa dalla cultura degli spazi condivisi, dove invece di nasconderli sotto il tappeto della corsia riservata i problemi almeno si affrontano. Per la soluzione poi, vedremo (f.b.)

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