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«Città della Salute»: ripartiamo da una seria pianificazione
26 Aprile 2012
Milano
Come volevasi dimostrare: sull’urbanistica tutta speculazione, lo dicono alcuni esperti in una lettera aperta. Corriere della Sera Milano, 26 aprile 2012 (f.b.)

Città della Salute? Riflettiamo prima. L'articolo di Schiavi sulla «Città della Salute» ha avuto il pregio di rimettere al centro dell'attenzione l'opportunità o meno che «questo» progetto vada in porto. Occorre riflettere bene prima delle decisioni annunciate per i primi di maggio. Il precedente progetto di Città della Salute poggiava su di una triangolazione forte tra i due Irccs (Tumori e Besta) e l'Azienda ospedaliera Sacco, sede di alcune divisioni di eccellenza, oltre che polo universitario. Un progetto credibile, in cui le sinergie dei vari soggetti venivano amplificate, creando un autentico polo pubblico di ricerca e di insegnamento, una vera e propria perla di interesse nazionale all'interno del complesso sanitario della città di Milano.

Caduto tale progetto per ragioni varie (mancanza dei fondi per garantire l'intera opera; problemi di bonifica dell'area; carenza di infrastrutture), la Regione Lombardia ha optato per il solo trasferimento dei due Irccs, e su questa base si è innestata la ricerca della sede urbanisticamente più idonea, tra l'ex area Falck di Sesto e quella di Piazza d'Armi, a Milano.Ma il problema non è solo urbanistico. C'è da domandarsi se una simile fusione valga davvero la candela e risponda alle esigenze dei malati e degli operatori. Le consonanze tra Istituto Tumori e Neurologico sono del tutto marginali, e la loro fusione non otterrebbe reali miglioramenti degli assetti di base dei due presidi.

L'uno non risolverebbe i problemi dell'altro, e anche le prospettive di ricerca comuni riguardano campi solo marginali. È proprio la mancanza di un grande ospedale, con tutte le strutture di base e i supporti necessari, a rendere discutibile l'operazione. Va detto per inciso che Milano detiene già oggi un primato nella disponibilità di posti letto per acuti e una anomalia nel numero di presidi monospecialistici esistenti. Potendo spendere gli oltre 300 milioni di euro a disposizione della Regione Lombardia (sempre che si tratti di un dato reale e non di una pura messa in scena), questo «tesoretto» potrebbe essere investito in altri modi più vantaggiosi. Da un lato consentendo ai Tumori di stare dove sono (come a suo tempo chiesto dagli operatori e dagli utenti con una cospicua raccolta di firme), valorizzando le ristrutturazioni già fatte e completando quelle necessarie. Dall'altro provvedendo al trasferimento del Besta (in condizioni non più sostenibili) in contiguità con un Ospedale Generale in grado di accoglierlo e di offrire tutte le integrazioni cliniche e le sinergie opportune per la ricerca. Senza dimenticare infine le esigenze del Sacco, oggi sacrificato dall'attuale progetto di Città della Salute.

Una ipotesi di buon senso che consentirebbe di utilizzare al meglio le risorse disponibili, senza prestarsi a operazioni di pura facciata. Sarebbe anche il primo passo per riflettere sulla programmazione sanitaria della città di Milano: una città dove molte scelte sono parse più seguire criteri di occasionalità o di convenienza che non quelli di una seria pianificazione, con conseguenze negative nelle possibilità di assistenza delle persone fragili e dei pazienti subacuti, e più in generale nell'articolazione dei servizi socio-sanitari territoriali.

Alessandra KustermannGiuseppe Landonio Alberto Maspero, Amedeo Amadei, Bruno Ambrosi, Luigi Campolo Roberto Satolli, Mauro Venegoni

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