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Chinatown & Chinacountry
8 Maggio 2008
Milano
Articoli da il Corriere della sera e la Repubblica, ed. Milano, 8 maggio 2008: azione coordinata fra i quartieri centrali e l’area metropolitana, a risolvere il problema del commercio cinese all’ingrosso. Perplessità in postilla (f.b.)

la Repubblica

In Chinatown solo a piedi

di Alessia Gallione

La zona a traffico limitato pronta a partire a settembre. Ma soprattutto la promessa di trasformare via Paolo Sarpi in una strada pedonale, con i cantieri che potrebbero aprire nell’estate del 2009 per riportare a nuova vita il quartiere tra due anni. È una accelerazione decisa quella impressa da Palazzo Marino per risolvere la questione di Chinatown. E questa volta è la stessa Letizia Moratti ad assicurare tempi brevi: «Partiremo nelle prossime settimane per arrivare a una Ztl a settembre. È una delle tappe che stiamo portando avanti nell’interesse dei residenti e dei commercianti», ha assicurato il sindaco. Perché per ora, in attesa che da un incontro del tavolo istituzionale fissato lunedì prossimo arrivi una risposta dalla comunità cinese sul luogo scelto per trasferire le loro attività, c’è solo una certezza: «Il commercio all’ingrosso in zona Sarpi non può più restare».

L’ipotesi di Lacchiarella per uno spostamento dei grossisti rimane la più praticabile e immediata. Lo ha confermato anche il console cinese Limin Zhang al termine di un vertice in Comune da cui, però, non sono arrivate certezze: «Siamo ancora in una fase di studio delle proposte in campo - ha spiegato - anche se in questi giorni ci sarà una scelta unica e definitiva. Alcune aree sembrano ideali come per esempio Lacchiarella». E, per complicare ancora di più la questione, ieri è spuntata un’altra ipotesi a Locate Triulzi. È proprio di fronte a questo "tira e molla", che Palazzo Marino ha detto basta. «Dopo un anno di trattative non possiamo più aspettare. La Ztl partirà e nel frattempo sosterremo nuove opzioni per il trasferimento all’ingrosso: più ce ne sono meglio sarà», dice il vicesindaco Riccardo De Corato. E anche l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli ribadisce: «A noi l’ipotesi Lacchiarella sta bene anche se non considero ancora morta l’opportunità di via dei Missaglia». «Quello che vogliamo sono garanzie - aggiunge l’assessore al Commercio Tiziana Maiolo - una lista dei grossisti e la data del trasloco. Non ci saranno sussidi diretti, ma un’informazione dei possibili incentivi». Critico il consigliere del Pd Pierfrancesco Majorino: «Dopo più di un anno è ancora tutto fermo. Dal 21 organizzeremo incontri per aiutare la giunta con proposte mirate a uscire dal pantano in cui si è cacciata».

La Ztl che partirà a settembre consentirà l’accesso per i residenti non in tutto il quartiere ma solo nell’isolato in cui abitano e due strade, via Rosmini e via Niccolini, resteranno aperte al traffico. Quattro telecamere saranno sistemate in via Sarpi. Tra i cambiamenti ci sarà la modifica del senso di marcia di alcune vie: via Lomazzo, via Sarpi verso via Bertini, in via Messina si circolerebbe da via Sarpi verso via Fioravanti e in via Braccio da Montone da via Sarpi verso via Giusti. «La Ztl ci consentirà di studiare la pedonalizzazione e il progetto partirà subito», spiega l’assessore al Traffico Edoardo Croci. Il punto di partenza è un piano presentato da Unione del Commercio e Camera di commercio cinque anni fa, che trasformerebbe via Sarpi in una nuova via Dante, con la possibilità di passaggio solo per i residenti che hanno un posto auto, una nuova pavimentazione, panchine e verde. Per i lavori nel prossimo bilancio si dovranno prevedere almeno 4 milioni di euro di spesa e due anni di lavori.

Il Corriere della Sera

Moratti, via le auto da Chinatown

di Andrea Senesi

Linea dura del Comune per convincere i grossisti a traslocare da via Sarpi. «Da settembre, massimo ottobre, partirà la zona a traffico limitato nel quartiere», dice il sindaco Letizia Moratti. La pista più accreditata rimane quella di Lacchiarella, comune a sud di Milano. Anche se il sindaco Luigi Acerbi non nasconde qualche perplessità: «Non siamo stati coinvolti nella decisione». Ma neppure l'ipotesi via dei Missaglia è completamente tramontata.

Nell'attesa, tra i commercianti cinesi di via Sarpi e dintorni, la tattica più usata è la melina. Cercano di prendere tempo, gli asiatici, con (forse) l'obiettivo di alzare il più possibile la posta in palio, di incassare somme elevate di denaro per vendere quei negozi «che abbiamo comprato pagando in contanti».

Ora basta, non si scherza più. I grossisti cinesi da via Sarpi e dintorni se ne devono andare. Da settembre, massimo ottobre, tutto il quartiere diventerà una zona a traffico limitato. Obiettivo: eliminare i carrellini dei grossisti. Che devono decidersi ad accettare una delle ipotesi di trasferimento sul tavolo dell'amministrazione ormai da mesi.

Ieri, per la prima volta, è stato lo stesso sindaco Letizia Moratti a parlare della necessità di dare il via alla zona a traffico limitato: «A breve partiremo con la segnaletica per arrivare a una ztl nel mese di settembre e ottobre».

Quattro telecamere regoleranno l'accesso, consentito ai residenti solo per l'isolato in cui abitano. Di più. I tre assessori alla partita — Tiziana Maiolo (Attività produttive), Carlo Masseroli (Urbanistica) e De Corato (vicesindaco, con delega alla sicurezza) — rialzano la posta. Nel 2009 partiranno i lavori (due anni di tempo) per la pedonalizzazione dell'area. Via Sarpi come via Dante, il fantasma agitato per convincere i grossisti a fare le valigie da via Sarpi. Già, ma verso dove? Lacchiarella rimane la pista più accreditata. Lì ci sono i capannoni abbandonati del Girasole, e lo stesso sindaco del Comune a sud di Milano, Luigi Acerbi, si dice possibilista sull'operazione. A patto che non sia quel maxi-polo del commercio all'ingrosso per tutto il nord Italia che qualche imprenditore cinese già immagina. «Non deve avere un impatto negativo sugli equilibri della nostra comunità». E poi, il problema del metodo. «Milano avrebbe dovuto coinvolgerci prima nell'operazione» lamenta il sindaco. Attacca anche l'opposizione: «Dopo più di un anno a Chinatown è ancora tutto fermo», dice Piefrancesco Majorino del Pd.

A Palazzo Marino il timore vero è un altro. E cioè che la comunità accetti Lacchiarella senza offrire in cambio garanzie precise sui tempi della delocalizzazione da Sarpi. «Tant'è vero — ragiona la Maiolo — che abbiamo chiesto, per ora senza risposta, una lista dettagliata dei commercianti che accetterebbero il trasloco». In ogni caso, la pazienza è finita, ripetono in coro dal Comune. E per i grossisti — ribadiscono — non ci saranno aiuti di natura economica. «La decisione di creare la Ztl — attacca De Corato — risale ad aprile dello scorso anno. Dopo più di un anno ora non possiamo più attendere ». «Una vittoria della Lega», esulta il capogruppo del Carroccio Matteo Salvini. E sul quartiere che verrà circolano già i primi progetti. Dal recupero dell'ex stabile Enel di via Niccolini a una nuova libreria Feltrinelli che dovrebbe aprire nella zona nel frattempo liberata dai carrellini. «Non so come la partenza della Ztl sarà presa dai commercianti cinesi» dice il console Limin Zhang. Che, nel merito conferma: «Mi risulta che qualcuno ha già accettato il trasferimento a Lacchiarella. Lì sono già pronti i capannoni e i terreni». Detto comunque che l'ipotesi Gratosoglio non è del tutto tramontata (Masseroli sostiene che la soluzione potrebbe essere «complementare » a quella di Lacchiarella), al tavolo di ieri ne è spuntata, portavoce il console, un'altra: Locate Triulzi. Nel frattempo, la Ztl partirà. Con buona pace dei commercianti cinesi. E italiani. Che piuttosto della soluzione intermedia preferirebbero da subito la completa pedonalizzazione dell'area. Lunedì è in calendario il prossimo incontro tra Comune e comunità. Potrebbe essere il giorno della verità sul destino della zona Sarpi. Spettatori interessati: Gratosoglio, Lacchiarella e Locate Triulzi.

la Repubblica

Al Girasole già spuntano uffici con gli ideogrammi

di Anna Cirillo

I giardinieri rasano i prati a puntino, non un filo fuori posto nell’immenso giardino in cui è immersa una cittadella agonizzante. Il Girasole è un gioiellino, sembra un villaggio vacanze in campagna. Ma i capannoni rossi di questo comprensorio a poco più di due chilometri da Lacchiarella (tre dall’autostrada A7) dedicati da sempre all’ingrosso di abbigliamento, sono in parte abbandonati. Più della metà chiusi, non affittati. Si gira nel dedalo di strade silenziose con una sensazione di vuoto e desolazione. E in uno spazio sporco e disadorno spiccano cartelli con ideogrammi. È l’ufficio messo in piedi dai cinesi per attirare qui i commercianti di via Sarpi. Ma anche altri, perché no.

L’intuizione fu di Berlusconi, a costruirla l’Edilnord, inaugurazione nel 1985: 800mila metri quadrati, 22 padiglioni dall’aria discreta, un totale di superficie coperta di 170mila metri quadrati, più il palazzo Marco Polo, destinato a uffici e centro direzionale. C’erano due banche, andate via nel 2001, tabaccheria, ristorante: ora è deserto, sopravvive solo il bar. La storia del Girasole è stata di gloria per circa una decina d’anni. Cittadella della moda, con sfilate, grossisti di livello, pista di atterraggio per elicotteri, la Fiera di Milano che portò qui alcune manifestazioni fino al 1994. Tanto che prima della scelta di Rho-Pero si parlò di piazzare la fiera in un’area industriale adiacente al Girasole. «All’inizio qui era pieno di grossisti, tutta roba di qualità, gli spazi mancavano - racconta Vittoria Aspirondi, commerciante all’ingrosso di abiti, arrivata 23 anni fa - . I cinesi ben vengano, porteranno un po’ di gente, un po’ di vita in questo posto vuoto, che è un delitto far morire». «Tutto il mondo veniva qui, arabi, americani, francesi, era un piacere non solo per la qualità dei prodotti ma anche per le manifestazioni» ricorda Renata Pellizzari, due negozi a Milano e a Lignano. Poi il declino. La Fininvest a inizio anni ‘90 vende la proprietà a diversi enti di previdenza. «Il vero problema del Girasole è questo - spiega Brunello Maggiani, storico di Lacchiarella, amministratore di alcuni padiglioni - . Uno dei padiglioni più grandi, 14.400 metri quadrati, è stato appena venduto dall’Enpam, l’ente di previdenza dei medici, alla Pirelli Real Estate. Altri proprietari, in ordine di importanza, sono Cassa pensione geometri, Inpdap, Inps, Enasarco, Cassa notai, Cassa ragionieri. Il 75 per cento dello spazio è in mano a enti previdenziali». Che non usano i padiglioni e non li affittano. A parte Groma, società di gestione servizi integrati per patrimoni immobiliari, costola della Cassa geometri che agisce anche per conto di Enasarco. Ed è con Groma che i cinesi stanno trattando. «Un gruppo di ristoratori di Paolo Sarpi - spiega Vincenzo Acunto, direttore generale di Groma - ha firmato con noi un pre-contratto di locazione per quasi 50mila metri quadrati di capannoni, depositi per commercio all’ingrosso di proprietà nostra e di Enasarco. L’affitto è 6 euro al metro quadrato al mese, più gli oneri condominiali: sorveglianza 24 ore su 24, riscaldamento centralizzato, manutenzione verde e strade. Se l’operazione non va in porto perderanno la cauzione, altrimenti gli affitti inizieranno da luglio, con contratti di 6+6 anni». La società di cinesi, che ha aperto un ufficio in loco, fa da intermediaria per subaffittare gli spazi a connazionali. Il sindaco di Lacchiarella, Luigi Acerbi, non è contrario all’operazione, «a condizione che si dimostri che ha ricadute positive per noi. Non siamo disponibili ad accettare qualsiasi cosa. E poi ci dev’essere un adeguamento infrastrutturale che non può essere sostenuto solo da Lacchiarella. Per questo è importante il dialogo tra istituzioni, che finora non è avvenuto».

postilla

Non solo apparentemente, ma anche in sostanza, è del tutto corretto il modo in cui – almeno a sentire gli articoli riportati – si starebbe avviando a soluzione l’annoso problema della incompatibilità fra tessuto storico e attività “pesanti” come quelle che si legano necessariamente a grossi movimenti merci. Si aprono prospettive di vera rinascita per un quartiere a lungo in bilico fra vitalissima zona commerciale urbana e rischio di degrado, spaziale così come sociale. E con la scelta di una struttura già presente nell’area metropolitana, ma sottoutilizzata, si prospetta uno sbocco sicuramente migliore di quello nelle scarse aree verdi ai margini del comune di Milano che si era affacciato in precedenza. Però.

Però, anche tralasciando per ora il fatto che quello che si prospetta per il quartiere centrale “liberato” è un processo di gentrification assai poco strisciante, va guardata forse meglio la posizione del Girasole, nel bel mezzo del parco agricolo di greenbelt , e ad esempio a poche centinaia di metri da un grosso polo logistico all’interno del medesimo territorio comunale. E, ancora ad esempio, proprio nella fascia a parco ufficialmente non ancora toccata dai grandi progetti della Traiettoria Orbitale Milanese. Si prospetta forse qualche altra operazione di forzatura dei piani, in qualche modo simile a quella bi-partisan ormai celebrata del Cerba, nel caso in cui gli spazi esistenti dovessero risultare molto meno accoglienti di quanto si dice?

Perché non pensavano certo ad allargare il campo giochi dell’oratorio, i sindaci che tanto premevano a favore del famigerato “emendamento ammazzaparchi” mentre all'orizzonte si profila, già approvata in commissione, la nuova legge sulle infrastrutture che privatizza le fasce laterali a favore della capannonizzazione del territorio (f.b.)

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