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Maurizio Bono
Chi ha in mano la partita urbanistica
2 Giugno 2007
Milano
Una cittadinanza milanese letteralmente abbandonata alla discrezione totale dell’intervento privato, e della sua eventuale “responsabilità”. La Repubblica/ Milano, 2 giugno 2006 (f.b.)

PRIMA domanda: deve far paura, l´enorme risveglio urbanistico che, dopo quarant´anni di inattività, partendo da Garibaldi ha cominciato a cambiare uno spicchio di Milano e nel giro di un anno, secondo i piani del Comune e degli sviluppatori, si moltiplicherà per quattro o per cinque, dando il via a una quindicina di grandi interventi? La risposta ragionevole è sì, perché i progetti complessi sono sempre pieni di incognite, e se non sono gestiti bene le incognite finiscono inesorabilmente per diventare guai.

Seconda domanda: la paura ragionevole deve paralizzare quella fetta di città che oggi la subisce dopo essersi opposta al cemento, ai progetti, ai guadagni che la riedificazione di zone vuote di città promette e ai pericoli che probabilmente nasconde? La risposta ovvia è no, ma il problema è come riuscirci.

Perché una previsione è certa: non basteranno più i comitati dei residenti, che senza loro colpa ragionano come le minoranze alle assemblee dei condomini (io che sto al primo piano non voglio pagare l´ascensore di chi sta all´attico, io che in casa mia sono padrone quanto te detesto il colore che hai scelto per la facciata), e dai quali non sarebbe neppure giusto pretendere che guardino a interessi più ampi del cortile. Così come non c´è troppo da aspettarsi dai giovani antagonisti ideologici delle trasformazioni urbanistiche, il cui simpatico portavoce con la cresta da post-punk mohicano, alla presentazione del progetto Porta Nuova alla Fondazione Catella, l´altro giorno, pensava di insultare gli investitori di Hines chiamandoli "imprenditori avidi di guadagno". E non si è offeso proprio nessuno. La partita, che riguarda oggi un quartiere e domani mezza città, è davvero troppo grossa per lasciarla in mano a ragazzi e volontari di caseggiato. L´opposizione politica, se c´è, batta un colpo. E richiami la maggioranza politica a fare il suo mestiere di rappresentare gli interessi di tutti (tra l´altro prendendo sul serio l´amministratore delegato di Hines Italia che, da manager cresciuto all´estero, ha correttamente definito il Comune "controparte", mentre l´assessore allo sviluppo del territorio faceva un po´ di confusione autoproclamandosi improbabile "regista" dell´operazione miliardaria).

Che cosa, esattamente, sta portando a casa la città, al tavolo delle trattative condotte a nome di tutta la collettività con i costruttori? Nel caso Isola, almeno sul capitolo del verde pubblico (ma ce ne sarebbero stati altri) ha lasciato soli a vedersela con Hines i comitati, che per la verità qualcosa hanno ottenuto: basta vedere le differenze tra il primo progetto approvato dal Comune e l´ultimo ratificato, assai meno devastante.

Nel caso di Citylife alla vecchia Fiera, invece, non sta succedendo neppure quello: lì i costruttori sono meno inclini agli incontri "di base" e il Comune fa cortesemente sponda alla loro scelta tagliando fuori dalle discussioni associazioni e residenti. Nei prossimi impegni in agenda, l´Amministrazione quale copione intende seguire? E qual è il piano dei servizi, dai trasporti alla cultura, dal commercio al divertimento, dalle scuole alle farmacie, che dovrà ricucire vecchio e nuovo, immaginando dalla sintesi dei due una metropoli vivibile?

È ora, si direbbe, di mettere le carte in tavola e discutere apertamente svantaggi, vantaggi e compensi (pubblicamente contrattati e legali) ottenibili dalle trasformazioni urbane. Se si vogliono dissipare insieme i fantasmi molto milanesi delle contrattazioni sottobanco degli anni Novanta e i pregiudizi estetico-ideologici di chi crede che gli architetti contemporanei sono tutti dei vandali, e sarebbe meglio non costruire mai nulla di nuovo. (Che poi un aperto rappresentante di questa visione conservatrice culturalmente legittima sia l´assessore Sgarbi - salvo farsi da parte ogni volta che Moratti firma con le convinzioni opposte – incuriosisce, ma è un´altra storia).

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