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Sergio Brenna
Che il risparmio di suolo non diventi l’alibi per densità eccessive
27 Febbraio 2009
Scritti ricevuti
La politica urbanistica milanese, sempre all’avanguardia verso il peggio, sollecita attenzione ai numeri dell’urbanistica

Condivido ampiamente le considerazioni (vedi Carta, n. 2/2009) sulla necessità di difendere la legittimità di un ragionamento sul dimensionamento dei pesi insediativi, oggi subordinato alle necessità indotte dalle restrizioni economiche cui sono sottoposti i bilanci comunali e all'indicazione quasi esplicita loro data dalla illegittima soppressione nel TU sull'edilizia (prima coi decreti Bassanini, poi con Tremonti che l'ha sancita, infine con Prodi che l'ha estesa al prossimo triennio) dell'obbligo di versare gli oneri urbanizzativi in un conto vincolato (art. 12 della L.10/77 Bucalossi) all'esecuzione di opere urbanizzative. Si sarebbe dovuto, semmai, articolare ulteriormente quell'obbligo vincolando le somme derivanti da monetizzazioni di standard non ceduti ad un ulteriore capitolo destinato esclusivamente ad acquisizione di nuove aree, per evitare di trasformare le aree pubbliche non attuate in finanziamento di opere pubbliche (così come per altro verso fanno i cosiddetti standard qualitativi di molte legislazioni regionali, prima fra tutte la Lombardia).

Si è spalancato così il saccheggio della cassaforte (o cassa-debole?) del territorio, di cui registriamo via via gli effetti devastanti. Bisogna però stare attenti a non opporvi il mito del solo risparmio di suolo, se contemporaneamente non si mantengono i limiti di densità insediativa: concentrare maggiori pesi insediativi in spazi urbani più ristretti ed in edifici più alti, come propongono le politiche dell'assessore Masseroli a Milano (1 mq/mq di indice territoriale!), ma anche la perequazione sui 17,5 mq/ab dei servizi generali mai attuati nei PRG (tra cui 15 mq/ab di parchi territoriali) con nuovi indici virtuali aggiuntivi, non migliora affatto la sostenibilità insediativa e ambientale. Eppure è un'inganno in cui l'ambientalismo o l'ex-ambientalismo più o meno ingenuo spesso si lascia coinvolgere (da Legambiente a Chicco Testa).Si passerebbe, così, dagli indici novecenteschi di densità insediativa e dotazioni di spazi pubblici a quelli ottocenteschi di superficie coperta e altezza (quest'ultima liberalizzata), invece di aggiungervi quelli del XXI secolo di pressione antropica (acqua, aria, traffico, rifiuti).

Che VAS (strategica, appunto, cioè di lungo periodo) seria si può fare sui PGT previsti dall'ultima legge urbanistica lombarda se l'unico orizzonte delle trasformazioni urbane è il quinquennio successivo, senza più alcun obiettivo strutturale di lungo periodo? E' con questo equivoco che l'assessore Masseroli giustifica i 700.000 abitanti in più consentiti a Milano nel nuovo PGT, ma sbandierando la riduzione di consumo di suolo. Non è facile far capire all'opinione pubblica che così la qualità urbana e ambientale non migliora, ma è nostro dovere sforzarci di farlo, difendendo le conquiste storiche degli Anni Sessanta-Settanta e sussumendole in quelle di sostenibilità ambientale, invece di bollarle come vetusti ferrivecchi, come piacerebbe ai convergenti neoliberismi di diversa provenienza.

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