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Roberto Rotondo
C’era una volta la casa sulla collina
25 Maggio 2012
Padania
Nel sedicente contesto postmoderno di Malpensa, uno scimmiesco episodio di sfascio territoriale ci fa intravedere a chi siamo in mano. Corriere della Sera Lombardia, 25 maggio 2012, postilla. (f.b.)

SOMMA LOMBARDO (Varese) — «C'è stato un terremoto, ma ha colpito una sola famiglia». La funzionaria comunale fa una sintesi efficace. I «terremotati» sono davanti a lei in municipio. Giuliano Rovelli, imprenditore di 41 anni, la moglie Francesca Perra, assistente capo della Polizia di Malpensa, i loro sei figli piccoli, una coppia di cingalesi che vive con loro e che amministrava la casa, la figlioletta di questi ultimi.

La mattina del 2 maggio il costone di un meraviglioso belvedere sul fiume Ticino è franato durante le forti piogge. Pochi giorni dopo, il bel giardino lungo 50 metri è scomparso, inghiottito da un'altra frana, e la villetta ora si trova in bilico: «Tra un po' vedrete il filmato su Youtube di una casa finire dentro il fiume — sbotta Giuliano — siamo un paese che cade a pezzi». Gli undici sfollati di Somma Lombardo stanno vivendo una storia all'italiana. Non sarebbero le piogge le vere responsabili della frana, ma, secondo le prime analisi, il principale sospettato è un tubo sotterraneo che trasporta le acque reflue del comune (provenienti dal depuratore comunale e da uno scolmatore di piena della rete fognaria). Perdeva, e ha creato uno smottamento del terreno.

«Ho affidato a un geologo di parte una perizia — spiega il proprietario della casa — non è una fatalità. Secondo noi è stato l'uomo a provocare questa frana». Le accuse dell'imprenditore sono vagliate dalla procura di Busto Arsizio, che ha aperto un'inchiesta. L'Arpa, l'agenzia regionale dell'ambiente, aveva segnalato alla magistratura già a febbraio che quel tubo che perdeva acqua e che stava erodendo il terreno.

Il sindaco di Somma Lombardo tira in ballo la burocrazia: «Avevamo un progetto per aggiustare il depuratore, ma la Regione non l'hanno finanziato — osserva Guido Colombo — e allora abbiamo messo a bilancio 450 mila euro. Ultimamente il Parco del Ticino ci ha chiesto di ritardare ancora i lavori perché era un periodo di nidificazione». Morale: ora il comune dovrà spendere almeno 1 milione e mezzo di euro, perché nel frattempo è franata mezza montagna. Giuliano Rovelli e Francesca entrano nell'ufficio del sindaco, guardano i mappali, chiedono rassicurazioni. Sono persone abituate a gestire gli imprevisti. Rovelli ha fondato nel 1994 una grossa azienda di parcheggi aeroportuali, e oggi ha 250 dipendenti. «Faremo una causa civile certo — osserva — ma non ho alcuna fiducia, sarà una cosa lunga e intanto abbiamo perso la casa. La comprammo nel 1998, era di un professore milanese che la usava per le vacanze. Ha una vista meravigliosa sul fiume e sulle Alpi. Ma non siamo degli irresponsabili, guardate che nessun documento ha mai segnalato alcun pericolo, era perfettamente abitabile».

Gli sfollati non torneranno mai più in quella casa: «Abbiamo preso i vestiti e siamo scappati — dicono Giuliano e Francesca —, non possiamo neanche più entrare». Intanto lo smottamento rischia di continuare. L'area va messa in sicurezza entro stasera, prima che ricominci a piovere. Gli elicotteri dovranno installare 28 gabbioni di ferro sul costone.

postilla

Chissà come andrà a finire la faccenda, speriamo ovviamente nel migliore dei modi per tutti, senza che sia necessario l’intervento di un Edgar Allan Poe varesotto a raccontarci la metafora di una nuova Casa Usher su cui si accanisce una maledizione naturale eterna. La vicenda però pur nella sua essenzialità restituisce un significativo spaccato di sistema decisionale, responsabilità culture, trasformazioni del territorio: lo stesso, si badi molto bene, che poi valuta e decide cosucce come gli hub intercontinentali fantasma, le terze piste quasi nel letto del fiume su cui non atterrano gli aerei ma le aspettative di sviluppo socioeconomico, un po’ di poli multifunzionali qui e là, sparsi su nuove bretelle e svincoli, sulle cui funzioni specifiche si vedrà in seguito, eccetera eccetera. Ecco, sono proprio gli stessi personaggi. Altro che Edgar Allan Poe, verrebbe da pensare così istintivamente. O no? (f.b.)

Edwin Arlington Robinson, The House on the Hill

They are all gone away,

The house is shut and still,

There is nothing more to say.

Through broken walls and gray

The winds blow bleak and shrill:

They are all gone away.

Nor is there one today

To speak them good or ill:

There is nothing more to say.

Why is it then we stray

Around the sunken sill?

They are all gone away.

And our poor fancy-play

For them is wasted skill:

There is nothing more to say.

There is ruin and decay

In the House on the Hill

They are all gone away,

There is nothing more to say.

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