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Franca Selvatici
Castello, sequestrata tutta l’area
6 Gennaio 2009
Firenze
Il buon motivo dei magistrati: "Si sta facendo l’interesse del privato e non quello pubblico". Intercettazioni sbalorditive. La Repubblica, Firenze, 27 novembre 2008

I carabinieri del Ros hanno eseguito ieri il sequestro preventivo dell’area di Castello di proprietà Fondiaria Sai (Gruppo Ligresti), dove dovrebbe sorgere un nuovo grande quartiere di Firenze. Il decreto di sequestro contiene gli elementi che - a giudizio della procura e del gip Rosario Lupo - accusano gli assessori all’urbanistica Gianni Biagi e alla sicurezza sociale Graziano Cioni di aver operato per favorire il Gruppo Ligresti nella operazione immobiliare di Castello in cambio di vantaggi per sé o per altri. «L’anomalia più macroscopica di questa vicenda che pure di anomalie ne presenta parecchie» consiste nel fatto, secondo il gip, «che l’interesse pubblico, "questo sconosciuto", sia lasciato in un angolino, asservito ora a logiche di guadagno ora a logiche di competizione politica». Il sequestro dell’immensa area di Castello - oltre 130 ettari - deve impedire che si dia compimento a una complessa operazione edilizio-urbanistica inquinata, secondo le accuse, da «vizi e alterazioni indebite».

Il sequestro dei terreni di Castello segue di poco più di una settimana il primo atto «scoperto», cioè visibile, dell’inchiesta per corruzione partita circa due anni fa: martedì 18 novembre è stata eseguita una serie di perquisizioni che hanno riguardato, oltre gli assessori Graziano Cioni e Gianni Biagi, il presidente onorario di Fondiaria Sai Salvatore Ligresti, il suo braccio destro Fausto Rapisarda, un dirigente della società Europrogetti (Gruppo Ligresti) Gualtiero Giombini, e gli architetti Vittorio Savi e Marco Casamonti, ingaggiati da Fondiaria Sai su indicazione dell’assessore Gianni Biagi per disegnare il futuro dell’area.

Diciannove anni dopo il celebre no di Occhetto, sull’area Fondiaria si abbatte una nuova bufera. E questa volta i dubbi sulla commistione fra interessi pubblici e privati sono documentati - sostengono gli inquirenti - dalle intercettazioni telefoniche disposte dai pm Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Gianni Tei ed eseguite dai carabinieri del Ros. L’elemento centrale dell’inchiesta è lo stesso che infiamma in questi giorni il dibattito politico: il parco urbano di 80 ettari che, in base alla convenzione stipulata il 18 aprile 2005 con il Comune, il Gruppo Ligresti deve realizzare su 80 ettari è «la parte essenziale» e qualificante del nuovo insediamento e doveva essere la prima delle opere ad essere messa in cantiere. In realtà le concessioni sinora rilasciate riguardano edificazioni private di Ligresti, mentre le sorti del parco sembrano sfumare nel poco o nel nulla, specie dopo l’ipotesi di realizzare a Castello il nuovo stadio di calcio. L’indagine si concentra poi sulla tormentatissima questione del trasferimento a Castello dei nuovi centri direzionali di Regione e Provincia: trasferimento ritenuto cruciale dal Comune per dare sostanza al nuovo insediamento, ma non molto gradito da Provincia e Regione, che da anni si dibattono in mille dubbi.

Gran parte del decreto di sequestro analizza quello che il gip definisce «il ruolo anomalo» dell’assessore Biagi, al quale la procura contesta anche di aver esercitato «indebite pressioni» per far sì che la Provincia si impegnasse a realizzare a Castello la propria nuova sede. Secondo le accuse, quando il presidente della provincia Matteo Renzi, all’inizio del 2008, ha bandito una gara per trovare una sede nel centro di Firenze, l’assessore all’urbanistica avrebbe adottato iniziative per «dissuadere gli imprenditori fiorentini potenzialmente interessati a parteciparvi», in modo da rendere la scelta di Castello «l’unica percorribile» per la Provincia.

L’inchiesta sull’area Fondiaria è nata «per caso» da intercettazioni disposte in un’altra indagine sui telefoni dell’architetto Gaetano Di Benedetto, già direttore dell’urbanistica, che manifesta non poche perplessità sull’assessore e i suoi rapporti con Ligresti. Il gip osserva che, se è vero che l’assessore si è adoperato per dare attuazione alla convenzione, «il suo intervento non pare sia stato istituzionalmente impeccabile» in quanto caratterizzato «da illecite condotte di asservimento agli interessi del privato».

Mentre l’inchiesta era in corso, sulle trattative Comune-Fondiaria è piombata l’ipotesi di collocare nell’area di Castello il nuovo stadio di calcio. Per gli inquirenti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei dubbi sulla correttezza dello stesso iter amministrativo relativo a Castello. E’ un uomo di Fondiaria, Andrea Bottinelli (Consorzio Castello), a manifestare i dubbi più clamorosi. Il 10 giugno 2008, quando si profila l’ipotesi di costruire a Castello il nuovo stadio, Bottinelli si sfoga con l’architetto Vittorio Savi, definendo l’area «una discarica»: «Mi sembran matti tutti... non possiamo stare fermi solo perché improvvisamente qualche amministratore si mette a dibattere... ci scrivano dicendo che non si fa più niente... dopo di che non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l’aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole... boh?... io penso che ci metteranno sul giornale perché... mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì... dai! ma poi solo i flussi del traffico... i trasporti...». «Quindi per vincere le elezioni - incalza - si parla dello stadio a Castello... ma ti pare?... ti pare... vicino alla Provincia, magari... vicino alle scuole... perché non siamo in Inghilterra o in Svizzera dove le persone vanno allo stadio come a teatro, tu lo sai, hai visto cosa c’è attorno allo stadio la domenica... e chi abita lì ha il rumore dell’aeroporto, il rumore del traffico, il rumore dello stadio... cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti... boh, non lo so io, io non faccio l’urbanista... mi sembra che quelle robe siano destinate a bloccare tutto... a trovare un miliardo di oppositori e prima di mettere la prima pietra passano dieci anni».

( Hanno collaborato Michele Bocci, Laura Montanari, Simona Poli)

Cioni: "Trentamila? Vai, è aggiudicato"

Graziano Cioni: «Duecentomila nuclei familiari devono ricevere a casa il regolamento di polizia municipale... quello contro il degrado... contro... insomma una cosa seria... una cosa per la tutela e il decoro di Firenze... che poi sono i cavalli di battaglia che ho scelto io... si può contare su di voi per un po’?». Fausto Rapisarda: «Sì, per un po’, sì poi mi dici?».

Rapisarda: «Graziano... ma quant’è il costo totale?». Cioni: «... eh, il costo totale è una cifra esagerata... lascialo fare... il costo totale è una cifra esagerata perché mi ci vuole... solamente di posta... centomila euro... quindi il costo totale lascialo fare... poi c’ho la stampa... eh... i grafici». Rapisarda: «...certo, certo... dimmi tu... Graziano». Cioni: «... no no no... dimmelo te... io non ti voglio mettere in difficoltà... perché questo non ti deve mettere in difficoltà...». Rapisarda: «... no pensa... così su due piedi (ride)... capisci non... eh... questo nella... ti dico sicuramente sì, questo sì». Cioni. «... sì ma te hai una tua autonomia piccola... no...». Rapisarda: «... sì». Cioni: «Questa autonomia piccola quant’è...». Rapisarda: «... 20... 30...». Cioni: «...30! ... aggiudicato vai!! ... gli altri li trovo io...». La telefonata è del 21 agosto e decide la partecipazione di Fondiaria alla realizzazione dell’opuscolo con il regolamento di polizia municipale. Si chiude con Cioni che afferma: «io sono a lavorare... come sempre... per voi».

In realtà tutto non fila subito liscio dentro Fondiaria. Rapisarda promette i soldi per l’iniziativa, valutata dalla procura come motivata da interesse politico nella prospettiva della candidatura di Cioni a sindaco, ma poi si scontra con perplessità interne. Il responsabile della comunicazione di Fondiaria, Pierluigi Berdondini, teme che la sponsorizzazione possa recare un danno, più che un vantaggio di immagine. «La mia paura è di guastare un rapporto che ho costruito in 5 anni... capisce...», dice Rapisarda a Berdondini il 28 agosto. «Un rapporto che ha dato i suoi frutti... su questo non c’è dubbio...», dice ancora l’avvocato. Alla fine i 30 mila euro vengono dati.

Secondo le accuse Cioni, tra l’altro, avrebbe mediato tra lo stesso dirigente di Fondiaria e il presidente della Provincia, Matteo Renzi, affinché l’ente individui l’area di Castello come sede dei propri uffici. Ma per gli inquirenti utilizza il rapporto con Fondiaria anche per questioni meno significative dal punto di vista pubblico, come la carriera del figlio. E Rapisarda, sempre secondo le accuse, fa di tutto per accontentarlo. Il giorno in cui l’assessore presenta il famoso opuscolo, il primo aprile, c’è una telefonata tra i due che si chiude così. Cioni: «... ti dico, siamo ad aprile... ricordati del ragazzo». Entra dunque nell’indagine la figura di Emiliano Cioni. Rapisarda si informa in azienda sulla sua situazione. Il 29 telefona a Domenico Castelli di Fondiaria per informarsi prima di un incontro con l’assessore. Rapisarda: «il figlio di quel mio amico... poi lei... ha insomma.. gli ha dato il premio... cos’è che mi diceva lei...». Castelli: «... no glielo diamo appena partiamo con gli altri perché non becca niente nessuno». Il 10 luglio un’altra conversazione. Castelli: «Volevo dire... allora per Cioni». Rapisarda: «ah...». Castelli: «Siccome già prende una sbaraccata di soldi... avevo pensato ad una unatantum». Infine la vicenda dell’appartamento di viale Matteotti, preso in affitto da Cioni per un’amica. Fatto penalmente irrilevante (anche se per 6 vani e mezzo il canone è di soli 600 euro al mese) ma secondo la procura si inserisce nel contesto dei rapporti con Fondiaria. Cioni non esita a chiamare Rapisarda per fatti di minima rilevanza, come l’installazione di una parabola. E l’alto dirigente di Fondiaria si fa in quattro per accontentarlo. Cioni: «ascolta... per salire sul tetto a chi si deve rivolgere per mettere Sky...». Rapisarda: «...ci penso io.... adesso chiamo subito i miei». Segue telefonata al ragioniere di Fondiaria, che pone alcuni problemi formali. Rapisarda: «... va bè ragioniere non facciamo i fiscali... Sia gentile... se non era importante non gli rompevo l’anima... ma lei sa quant’è importante...».

L’architetto Casamonti, per l’accusa l’intermediario tra Biagi e Ligresti

"A me quello che interessa è riuscire a darle i permessi..."

I due architetti Savi e Casamonti sono persone di fiducia dell’assessore Gianni Biagi e, si legge nel decreto di sequestro preventivo, fra loro ci «sono accordi» per raggiungere reciproci fini: «per gli architetti di guadagnare con incarichi alquanto remunerativi» e «per Biagi la possibilità di muoversi su più fronti, quello pubblico e quello privato acquisendo sempre più potere anche se vi sono elementi per ritenere che la sua utilità possa essere anche di tipo strettamente economico». Casamonti è, secondo l’accusa, l’intermediario fra Biagi e il gruppo di Ligresti, in una conversazione con lo stesso Ligresti ribadisce che il suo obiettivo è di far rilasciare i permessi e costruire.

Colloquio telefonico tra Marco Casamonti e Salvatore Ligresti del 18 giugno.

Ligresti: «comunque mi sembra ci sia armonia»

Casamonti: «sì assolutamente in armonia... e il sindaco in persona ha detto di andare avanti a spron battuto quindi è questione di giorni...anzi le voglio dire che le concessioni...ho controllato io in ufficio sono pronte...è soltanto che loro per rilasciarle...nella convenzione c’è scritto che noi dobbiamo iniziare le opere di urbanizzazione».

Ligresti : «esatto, in settimana vengono iniziate...»

Casamonti: «Se in settimana le iniziano e noi mandiamo una lettera al Comune... e questo è certo...la settimana dopo...perché le concessioni sono pronte...ho controllato io».

Ligresti: «Si allora però vogliono st’impegno che noi poi dobbiamo girare i fabbricati... dobbiamo rivedere».

Casamonti: «Va bene...lo faremo, sono piccole cose...l’importante è che ci diano le concessioni».

Ligresti: «si e poi dicono prospettiva lei...qui hanno messo una bozza...Traina...di accordo».

Casamonti: «vuole mandarmela? vuole che la veda anche io?»

Ligresti: «No è la bozza che ha fatto lei, Casamonti».

Casamonti: «Perfetto, perfetto».

Ligresti: «No ma poi qui dice che devono prendere, cose, architetti per le facciate perché ogni fabbricato deve essere diviso, le cose...ma poi questo vede lei e questa roba».

Casamonti: «Sì ingegnere le coordiniamo assieme, li facciamo venire a Milano, gli parliamo, gli architetti sono parlati da lei...fanno quello che lei dice».

Ligresti: «no devono fare le cose che deve venire una bella cosa oh». (...)

Casamonti: «No, nel senso sono pagati da una committenza...risponderanno alla committenza, poi metteranno il loro ingegno, faranno le cose il meglio possibile»

Ligresti: «Va bene, ma qui lei si gioca la sua carriera».

Intanto succede che il progetto Della Valle con la proposta di uno stadio a Castello «spariglia le carte». 20 settembre, conversazione fra l’assessore Gianni Biagi e il sindaco Leonardo Domenici.

Biagi: «Scusami, fra noi e Ligresti...il parco è destinato a parco, se noi si decidesse di farne un’altra cosa ci sarebbe un problema convenzionale...tanto è vero».

Domenici: «Sì si va be’...ma questo va bene..però tatticamente in questo momento meno cioè ci entra dentro il discorso Ligresti e meglio è...capito?»

Biagi: «sì sì ho capito»

Domenici: «Cioè bisogna diciamo cominciare a ragionare come se si potesse fare senza Ligresti. E poi vedere se effettivamente...».

Biagi: «...sì...anche se però sai che questo non è possibile...questo...ecco perché anche come ti avevo detto l’altra volta, se noi decidessimo di utilizzare il parco per farci altre cose bisogna cambiare la convenzione già stipulata e per cambiare la convenzione bisogna essere d’accordo noi e lui, non è che si può fare da soli...»

Biagi: "Gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata"

Formigli: "Voglio 10 ettari"

GIANNI Biagi: «...allora ... loro (Fondiaria cioè, ndr) vendono le aree a Regione e Provincia... e in cambio noi... gli si considerano le quote dell’edilizia nuova di Provincia e scuole nel computo complessivo... o meglio gli si aumenta l’edificabilità pubblica di 65000 mq.. cioè praticamente gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata... vabbene?». Così dice l’assessore il 29 gennaio 2008 ad Alberto Formigli.

Alberto Formigli: «scusa tutta questa roba dove la mettono?»

Biagi: «Non ci sono problemi Alberto, ci sta... lì ce ne entra anche di più non è quello... abbiamo già fatto tutte le verifiche, ci sta tranquillamente».

Formigli: «Ricordati che io voglio 10 ettari...no, dieci... ho detto bene dieci ettari... sì».

Biagi: «Quello si vede dopo raga... sennò. Il problema è che lì c’è una questione collegata... perché con gli oneri di urbanizzazione che si è aumentato loro ci fanno anche il parco... tutto... se poi noi gli si dice da una parte il parco non ce lo fate, datecelo ci si fa case, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere nella discussione perché sennò si riblocca tutto un’altra volta».

Formigli: «Ma perché scusa...»

Biagi: «Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione... Perché loro te lo cedono come parco, mica per farci case...».

Questa conversazione secondo i magistrati oltre « a confermare l’uso distorto (a proprio uso e consumo) che della convenzione mostra di fare l’assessore è importante per far comprendere come in effetti della convenzione vi è un solo punto intoccabile, il piano di edilizia privata cui tende il gruppo Ligresti». Il comportamento di Biagi sembra strano persino a Gaetano Di Benedetto, ex direttore dell’Urbanistica del Comune, che il 22 dicembre 2007 parla di lui a Andrea Bottinelli, presidente del cda del Consorzio Castello.

Di Benedetto: «...allora Gianni aveva preso la decisione di andare a trovare Ligresti... ieri...».

Bottinelli: «me lo ha detto, però non è potuto andare».

Di Benedetto: «Mi ha fatto lavorare in questi giorni che sono quello che sono... Mezza giornata per preparare un promemoria»

Bottinelli: «Gli devi preparare il copione...».

Di Benedetto: «No, il tempo è galantuomo».

Bottinelli: «Altroché...».

Di Benedetto: «Gianni è ritornato a rivolgersi».

Bottinelli: «Eh, ovviamente...».

Di Benedetto: «...a chi gli sa dire qualcosa...».

Bottinelli: «Da chi gli può risolvere un problema, è evidente».

Di Benedetto: «Ma non su questo, in generale».

Bottinelli: «Non è che questi lo fanno per un atto di generosità».

Di Benedetto: «No, no, assolutamente».

Bottinelli: «...perché serve».

Di Benedetto: «... comunque la situazione ovviamente è ridicola».

Bottinelli: «Secondo me lui non la recupera più eh».

Di Benedetto: «.. no lui... non può essere lui a recuperarla».

Bottinelli: «Bravo esattamente, infatti per certi versi lo stimo ma

Di Benedetto: «è una conclusione ovvia».

Bottinelli: «Lui non può più

Di Benedetto: «Lui si è giocato per niente, veramente per .... un’elemosina delle posizioni molto forti che poteva avere».

Bottinelli: «sicuramente».

Di Benedetto: «Dio buono, non può suggerire lui a Ligresti...»

Bottinelli: «la funzione»

Di Benedetto: «l’architetto a cui... dai! L’architetto a cui far progettare una cosa senza sapere se una cosa si può fare».

Bottinelli: «Bravo... ed ormai non puoi più rimontare».

Di Benedetto: «Ma qui ormai ci vuole il nuovo assessore per recuperare qualcosa».

Bottinelli: «Credo anche io perché anche al sindaco non gliene frega niente».

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiama Biagi per il bando di Castello.

Bartaloni: ciao Gianni, io ho ancora quel problema della Provincia di Firenze».

Biagi: «Ricordamelo perché non me lo ricordo».

Bartaloni: «la questione della sede della Provincia, il bando già fatto».

Biagi: «Ah senti..»

Bartaloni: «perché è ovvio che Fintecna non è disponibile e insomma noi.-..»

Biagi: «ma guarda hai visto la Repubblica di domenica dove c’era un accenno al fatto che Ligresti è disponibile a vendere».

Bartaloni: «sì sì».

Biagi: «e che noi ora stiamo cercando di convincere... la Regione ci ha già scritto che è disponibile a comprare».

Bartaloni: mmh».

Biagi: «ora dobbiamo parlare con...».

Bartaloni: «cioè comprano l’area e poi fanno le gare..».

Biagi: «esattamente».

Bartaloni: «ah e va bene...».

Biagi: «siccome il prezzo di esproprio è stato ormai equiparato al prezzo di vendita»

Baratloni: «sì è il 75%».

Biagi: «no no, la finanziaria di quest’anno dice esplicitamente che ormai il prezzo di esproprio è uguale al prezzo di vendita punto... e quindi a questo punto non c’è più differenza tra espropriare e comprare... a questo punto abbiamo proposto a Ligresti di vendere le are per fare le a Regione»

Baratloni: «Certo».

Biagi: «...e la Provincia. E lui è disponibile a venderle... la Regione si è già dichiarata disponibile a comprarle perché tanto spenderebbe uguale».

Bartaloni: «Ma... e... questi della Provincia riesci a bloccarli te?»

Biagi: «Sì, io penso proprio di sì».

Così, dicono i magistrati, si spiega anche l’imbarazzo dimostrato da Biagi quando il 16 febbraio un giornalista della Repubblica gli chiede se è vero che Ligresti è disposto ad accettare che la realizzazione degli uffici di Regione e Provincia sia affidata a mezzo asta pubblica.

Il giornalista: «Allora accettata la gara Ligresti»

Biagi: «Non è che accetta.,.. si è dichiarato disponibile a trattare l’operazione,, perché chi ti ha dato questa notizia. via raccontami cosa sai? cosa vuoi scrivere? te l’ha detta il buon Renzi?»

Giornalista: «No no, che Renzi...»

Biagi: «Questa cosa deve uscire bene perchè è importante... quindi non può essere sputtanata per il volere di qualche testa di cazzo che ti passa mezza notizia... oggi si parla di tram... è inutile mettere in mezzo altre cose,.. bisogna chiarirsi un attimo perché c’è una reale possibilità di chidere la vicenda in ,do tranquillo per tutti»

Giornalista : «Non è vero, lui ha detto di essere disponibile, ti dà i terreni gratis?»

Biagi: «Non è proprio così ... è più semplice ma anche più... diretta. quindi nhoisogna fare un ragionamento perché... è vero che c’è stato un passo avanti, c’è una disponibilità nuova di Fondiaria e sta nel realizzare... cioè nel consentire,.. nel mettere a disposizione nelle forme di legge ... i terreni a coloro che vogliono intervenire e quindi lui si tira fuori dalla costruzione dei due edifici della regione e della Provincia».

Giornalista: «Ma Renzi ha in corso l’avviso per la nuova sede di Provincia, ha già avviato una gara per reprire sul mercato la nuova sede»

Biagi: «Il Renzi fa quello che vuole, io penso che lui ha firmato un documento... che ora faccia un avviso è un po’ particolare...».

Il 20 febbraio Biagi parla con Rapidsarsa:

«La mia paura... è e io ho detto ai miei che nessuno deve fiatare... è che non voglio bruciare ...sta cosa... perché questa, questa è l’ultima spiaggia... tra me e te capisci...» Biagi informa Rapisarda che fornirà solo la notizia che la Regione si è data disponibile ad acquistare le aree. Renzi però fa resistenza: «mi sembra che lui sia fermo sulle sue... non mi ha dato aperture per niente, per niente. mi ha detto parliamone... perché non so adesso, guarda, io non gli ho assolutamente detto e non gliela dico la storia... che c’è già quell’altra lettera». Biagi assicura di aver parlato della decisione della Regione con l’assessore Giorgetti della Provincia.

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