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Tommaso Ciriaco
Carceri, è polemica l’operazione vendita non convince tutti
29 Maggio 2016
Spazio pubblico
«Il Garante: “Sì se le nuovi prigioni non sorgono nel nulla”. No di Manconi e Sala, Parisi d’accordo».
«Il Garante: “Sì se le nuovi prigioni non sorgono nel nulla”. No di Manconi e Sala, Parisi d’accordo». La Repubblica, 29 maggio 2016, con postilla (c.m.c.)

È ragionevole vendere carceri storiche come San Vittore e Regina Coeli per aprirne di nuove in periferia? Il piano del governo irrompe nella campagna elettorale delle amministrative. E divide. «È un progetto giusto che il Comune deve favorire», si schiera subito il candidato sindaco del centrodestra a Milano, Stefano Parisi. «La mia priorità è di trovare una soluzione per mettere a posto quello già esistente - ribatte il suo avversario di centrosinistra, Giuseppe Sala - Una vendita senza vincoli mi fa veramente paura».

E dubbi arrivano anche da sindacati e associazioni, oltre che da un esperto del dossier carceri come il senatore dem Luigi Manconi: «Le condizioni strutturali di San Vittore e Regina Coeli sono pessime - premette - ma penso che la soluzione debba essere una profonda opera di risanamento, ristrutturazione e manutenzione degli istituti. Spostarli causerebbe gravi difficoltà per chi deve raggiungerli: familiari dei detenuti, avvocati, personale e associazioni».
L’idea dell’esecutivo è di vendere le carceri a Cassa depositi e prestiti, che li destinerà al mercato immobiliare.

Un piano non necessariamente da bocciare, sostiene il Garante dei detenuti Mauro Palma: «Per affrontare il problema della qualità della detenzione, è chiaro che la questione dello spazio non è neutrale. Una riflessione su dove collocare il carcere è dunque ineluttabile. L’importante è mettersi d’accordo sul concetto di periferia: l’istituto deve comunque essere parte della città, collegato strutturalmente e concettualmente. Altrimenti non mi trova d’accordo». Cauto, ma senza entusiasmo è anche il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris: «In questo paese non abbiamo carceri all’altezza di un paese democratico, si è fatto tanto ma ancora tanto va fatto».

Anche il mondo politico si schiera. D’accordo con il piano governativo è Maurizio Lupi (Ncd): «San Vittore è ormai obsoleto». Contrari invece la berlusconiana Renata Polverini - «vendere Regina Coeli sarebbe un insulto a Roma» - e Daniele Farina di Sinistra Italiana: «È un disegno di tutti i governi di centrodestra».

Marco Cappato, presidente di Radicali italiani, è sulla stessa linea: «La proposta del ministro Orlando sembra più rivolta alla speculazione immobiliare che non a rendere vivibili le carceri, che devono restare dove sono». Non basta insomma spostare gli istituti per migliorare la condizione dei detenuti: «Conosco le difficoltà di alcune carceri storiche - rileva Daniela de Robert, del collegio del Garante dei detenuti - ma per favorire il reinserimento dei detenuti costruisci nuovi istituti fuori dal mondo?».

Non la prende bene neanche un’associazione che si occupa di detenuti come Antigone: «Il rischio è creare carceri-ghetto». Chiude il cerchio sempre Manconi: «Alla resa dei conti, si rischia di produrre un’architettura e un’ingegneria della rimozione del male - questo si pensa essere il contenuto del carcere - allontanandolo dallo sguardo dei cittadini. E dunque provocando un’ulteriore separazione».

postilla

Ciò che molti sembrano non aver compreso, nè i giornalisti nè i loro interlocutori, è che l'obiettivo non è affatto migliorare le condizioni dei carcerati, ma fare (e far fare) lucrosi affari con la speculazione immobiliare. Altrimenti non avrebbero affidato l'impresa alla Cassa depositi e prestiti riformata per raggiungere questo obiettivi (c.m.c.)

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