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Marisa Fumagalli
Cacciari: «Il Polo voterà me». De Michelis: «Sceglierò Massimo»
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
Cacciari e De Michelis dal Corriere della sera del 6 marzo 2005. Sostiene Cacciari: “Chi dice che ho fatto un’operazione neocentrista è un mascalzone”. Però…

Massimo Cacciari

Tra la gente che affolla l'atrio di Ca' Farsetti, viene avanti una signora di mezz'età. Lo guarda estasiata, e dice: « Caro Massimo, il mio sì che è un voto consapevole... » . Il filosofo ringrazia, stringe la mano all'ammiratrice, mentre flash e telecamere lo bersagliano.

I cronisti premono, e via con la prima domanda: se lei fosse un elettore del centrodestra, andrebbe a votare al ballottaggio? « Assolutamente sì, e voterei Cacciari » . Non è che l'inizio. Lui, il professore, è abilissimo nel dribbling, e, quando, ripetutamente, gli si fa notare che per battere l'amico avversario Felice Casson dovrà avere dalla sua la Casa delle Libertà, ribatte, un po' stizzito: «Io chiedo voti ai veneziani» . E precisa: «Qualunque cittadino del centrodestra sa benissimo chi è Cacciari, forse non lo sanno nel centrosinistra».

Apparentamenti? « Non voglio sentire neanche la parola » . Poi, sbotta: «Nella logica del meno peggio, è ovvio che tra me e Casson, quelli del Polo scelgono me» . Già.

Ma se i seguaci di Berlusconi e compagnia, al ballottaggio, resteranno a casa? La partita è dura, anzi durissima, per il filosofo. Eppure a vederlo, con il suo fisico asciutto da asceta che neppure l'ampia piega del loden riesce a rimpolpare, con il ciuffo e la barba nera a dispetto degli anni che passano, a sentirlo parlare con la sua verve e le sue certezze, Massimo Cacciari conserva l'appeal dell'inossidabile star. Al di là delle percentuali («potevo prendere qualche punto in più, ma amen») , al di là dei sussurri colti al volo tra galoppini, segretari e supporter che gremiscono il piano nobile del Municipio ( « questa volta Massimo non ce la fa») , al di là, insomma, di come andrà a finire l'anomala e perfino bizzarra scommessa elettorale veneziana.

Cacciari, dunque, afferma: «Il distacco tra me e Casson è notevole; del resto, era nelle previsioni. Intendiamoci, tra noi non c'è alcuna differenza di orientamento politico generale, ma un confronto sereno e aperto sull'amministrazione della città. I veneziani si esprimeranno su chi ritengono più in grado di gestire i problemi, di affrontare le sfide future, segnando la discontinuità con la giunta uscente». Attacco frontale a Paolo Costa (i due, un tempo sodali, ormai hanno rotto i ponti), il sindaco ulivista che ha amministrato Venezia, nel passato quinquennio. E che ora tifa apertamente per il candidato Casson. La critica di Cacciari al primo cittadino che si congeda da Ca' Farsetti si riferisce soprattutto alla gestione delle grandi opere, in primis il Mose, annoso pomo della discordia sulla salvaguardia della Laguna. Costa ha dato il via libera al progetto, «riuscendo perfino — ironizza il professore — a tacitare il riottoso (e da sempre contrario) polo rosso verde di Gianfranco Bettin» .

«Se sarò eletto — spiega Cacciari — chiederò una moratoria, per valutare progetti alternativi al Mose, che non sono stati discussi» . È solo un accenno al suo programma che — promette il candidato sindaco — svilupperà durante i prossimi quindici giorni di campagna elettorale. Ma adesso, inutile nasconderlo, sono gli umori politici, le alleanze palesi e sotterranee, che animano il dibattito in Laguna.

Senza trascurare lo scenario post elettorale delle Regionali. Granitico, dice: «Io sono il centrosinistra, così come si presenta nel quadro nazionale. Unito, e sotto la guida di una personalità come Prodi, che di sicuro non è l'espressione di un polo rossoverde». Incalza: «Chi, però, mi accusa di aver fatto un' operazione neocentrista è un mascalzone» .

E Cacciari, senza tanti giri di parole, annuncia che, se uscirà vincitore, di sicuro manderà all' opposizione l'ala più radicale della sinistra, che annovera anche i gruppi no global guidati da Luca Casarini. E da Beppe Caccia, che, nella giunta Costa, era assessore alle Politiche sociali. Sono, assieme a Bettin, gli stessi fan dell'ex pm Felice Casson.

Gianni De Michelis

L'ex (molto ex) doge di Venezia Gianni de Michelis l'aveva detto: «Se Cacciari va al ballottaggio con Casson, non ho dubbi: scelgo il filosofo». Adesso che l'ipotesi è diventata realtà, il segretario del nuovo Psi non cambia idea.

Ha votato per un candidato della Casa delle Libertà, ma poiché il centrodestra è rimasto al palo, lui conferma che tra il pm e il professore non c'è partita. «Lasciamo perdere il suo passato recente, lasciamo perdere quel Massimo che ha rappresentato il nuovismo della Seconda Repubblica — dice —. Oggi Cacciari sostiene una piattaforma riformista credibile, e dunque va votato, per dare a Venezia un'amministrazione dignitosa» . Certo, fa effetto sentire dall'ex potente De Michelis giudizi lusinghieri all'indirizzo di chi, narra la leggenda, lo liquidò, durante l'epoca di Tangentopoli, con la battuta: «No, Gianni, non mi metto con i socialisti, sono già ricco di famiglia» .

«Balle — taglia corto il segretario del Nuovo Psi — Massimo non ha mai pronunciato quelle parole... ».

Sta bene, ma Cacciari oggi è cambiato politicamente? «No, no; è sempre stato un riformista. La verità è che, quando decise per la prima volta di candidarsi a sindaco di Venezia, si unì all'area politica più estrema. Quindi, si è incatenato al giro di Gianfranco Bettin, con contorno di ragazzi dei centri sociali. Poi, ha fatto un altro percorso. Oggi, paradossalmente è stato costretto a candidarsi per smontare quell'intreccio perverso da lui stesso creato. E' la nemesi. Comunque, ribadisco: Casson è improponibile, sto con Massimo».

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