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Fabrizio Bottini
Brontolo
19 Ottobre 2004
Padania
Gli outlet villages, e gli insediamenti commerciali in genere, non vanno considerati da soli, ma possono essere usati anche come "cartina di tornasole" per leggere tendenze più generali. Qualche riflessione in libertà (fb)

GRUMBLE è una bella parola, di quelle rotondamente onomatopeiche, che significa più o meno “brontolare”. L’abbiamo imparata dai fumetti, quando Paperino o chissà chi altro è inquadrato di spalle mentre si allontana piuttosto incazzato e frustrato, coi pugni stretti e sbuffi di fumo che salgono dalle orecchie. GRUMBLE.

Dopo gli articoli comparsi su Eddyburg a proposito dell’outlet di Vicolungo, l’architetto responsabile del progetto di “Parco Commerciale” mi ha scritto. Era interessato a discutere le critiche alla qualità degli spazi, purché non si finisse a parlare dei soliti “ political grumblings”, ma si potesse onestamente e concretamente stare coi piedi per terra, magari pure litigare, ma su differenti idee di forma urbana e territoriale. In fondo aveva pure ragione, e un ottimo punto di vista per sostenerla, visto che si tratta di professionista internazionale di alto livello, che ne ha viste di cotte e di crude in fatto di “brontolii” e sa di cosa sta parlando. Eppure ...

Eppure, sarà il vizio mediterraneo di baloccarsi coi grandi sistemi, ma non sono riuscito a seguire la vecchia ricetta che Jerome K. Jerome ci suggerisce sin dalle prime battute del suo Tre uomini in barca: fatti una bella passeggiata, vai a letto presto, e non farcirti il cervello di cose che non capisci.

Tra le cose che non capisco, vorrei elencare in ordine sparso: il comitragico affaire Buttiglione/culattoni, un convegno organizzato dalla Regione Veneto che chissà perché si tiene a Milano, il grave problema internazionale dello sci nautico in pianura padana, e il Signor V. E forse è meglio cominciare dal fondo. Dal Signor V.

Chi segue per amore o per forza le campagne pubblicitarie, probabilmente non ha potuto fare a meno nei giorni scorsi di vedere manifesti (e almeno un paio di pagine web) con una grossa “V” che cambiava leggermente forma, colori, contesto: nera su fondo giallo ricordava il logo di Batman, sotto una cascata di scaglie color mozzarella si trasformava in un trancio di pizza, a colori pastello e con l’aggiunta di un’oliva ti serviva un virtuale Martini Dry Cocktail. Come poco sotto spiegavano le scritte a caratteri più piccoli, quella “V” era non solo supereroi, non solo spuntini veloci, non solo cocktail parties, ma anche e soprattutto Vicolungo Outlets, inaugurato lo scorso 7 ottobre da una variante della solita compagnia di giro nazionalpopputa marca Mediaset.

Nel frattempo un’altra “V” molto più discretamente si piazzava in un altro manifesto-locandina: Il Corridoio V transeuropeo: attori, opere, opportunità. Si tratta di un convegno promosso dalla Regione Veneto, organizzato dall’INU, che vede tra i partners l’università di Ca’ Foscari, il Politecnico di Torino, la Provincia autonoma di Trento, il Centro Ricerche FIAT, e altri. Spicca curiosa, per un convegno milanese, l’assenza almeno ufficiale di qualunque soggetto “locale”. Un altro elemento di curiosità (oltre che ahimè di emergenza sociale, ma questa è un’altra storia) è che quasi contemporaneamente la FIAT annunci proprio a Milano l’intenzione di “sganciarsi” dal polo produttivo di Arese, dalle pur vaghe idee di riconversione alla “mobilità sostenibile”, e di puntare probabilmente ad una speculazione sull’area. Arese, come ben sanno gli automobilisti pendolari dell’ovest, sta in cima al triangolo infrastrutturale (un’altra “V”, a pensarci bene) definito dall’anello delle tangenziali, dalla Milano Laghi e dalla Milano-Torino. Appoggiato all’esterno di uno dei lati di questo triangolo, sta il polo esterno della Fiera, già “il più grande cantiere d’Europa”, di prossima inaugurazione.

Ma facciamo di nuovo dietrofront e con meno di mezz’ora in macchina torniamo nel bel mezzo della prima “V”, tra le ex risaie di Vicolungo. Qui, spazzate via le paillettes delle ballerine inaugurali, i negozi hanno cominciato a funzionare, anche se restano ancora parecchi spazi da riempire. E proprio tra questi varchi, dal percorso interno focalizzato sulle vetrine si intravede ancora qualche squarcio di ex campagna, con la lunga linea grigia del Corridoio Voltri-Sempione a tagliare l’orizzonte. Perché proprio qui, si realizza il miracolo visivo: i corridoi infrastrutturali vagheggiati dal “political grumbling” si possono vedere, e anche toccare nel loro effetto di autoalimentazione, che per semplicità chiamerò qui: grumbling-feedback (un po’ di inglese a sproposito non guasta mai). Se ne era già parlato, del quadrante autostradale, che qui vedeva incrociarsi l’asse Mi-To con uno dei canali di comunicazione Mediterraneo-Europa continentale, che non a caso vede da anni piazzato al primo angolo di corridoio, il primo outlet village italiano, giù a Serravalle.

Poniamo allora di usare questo tipo di (relativamente) piccola trasformazione spaziale coma cartina di tornasole, e di fare qualche ipotesi in libertà. Per esempio, subito dopo la lunga linea grigia dell’A26 e della intersezione con l’A4, sta il comune di Recetto. Come leggiamo sul sito web municipale “Il Consiglio Comunale di Recetto ha approvato il Progetto preliminare delle opere di accompagnamento ai Giochi Olimpici del 2006. Il progetto prevede nuove edificazioni e riqualificazioni nell’area del Parco Nautico e del vicino Centro Sportivo per un investimento totale di € 7.362.000, 00”. Un insieme di interventi che parte dalle strutture già attive dei bacini per lo sci nautico, ed esplicitamente si colloca a saldatura e consolidamento di quanto in corso di sviluppo nell’adiacente territorio comunale di Vicolungo, a costituire un elemento di attrazione a scala “almeno internazionale”. E del resto anche le varie ipotesi di poli di retailtainment concorrenti, come l’outlet di Santhià poco oltre il fiume (che inaugurerà la prossima primavera), o il piano di parco a tema Mediapolis Canavese (la cui esistenza ha modificato sensibilmente il progetto generale per l’area di Vicolungo), confermano un’immagine: la progressiva saldatura in un unico sistema, sempre più visibile, compatto, e ahimè pare piuttosto semplicione, del mitico Mi-To. Proprio quanto sbertucciato a fine anni Sessanta come ingenuo capitolo da “libro dei sogni”, magari dagli stessi che volevano sognarla da soli, quella roba, e poi fabbricarsela in casa, brick-and-mortar, senza i lacci e lacciuoli di programmi pubblici.

E vorrei concludere, brevemente, con l’ultima cosa che nonostante il sonno ristoratore suggerito da Jerome continua a farcirmi il cervello insieme alle varie “V” più o meno cementizie: l’ affaire Buttiglione/culattoni. Credo sia apparsa abbastanza lampante, a buona parte degli osservatori, la tranquilla determinazione con la quale l'ex filosofo di CL ha esposto di fronte ai suoi esterrefatti ascoltatori le proprie idee sulla famiglia e la società in generale. Basta sommare questo, agli scatti immediati di solidarietà del centrodestra (forse non solo nazionale), per sospettare che ci siano grandi manovre in corso parallele al rinnovo della Commissione. Il che letto in una certa prospettiva può anche significare: sinora una sciagurata maggioranza continentale ha spacciato come universali valori che non lo sono affatto, ma non andrà avanti sempre così. La famiglia tradizionale, certo, e il trionfo dello spazio privato, a tutte le scale. Per quello che interessa più da vicino i temi legati a queste note, il privato della casa, il privato della piazza pubblica privatizzata nello shopping mall, il privato delle grandi scelte concordate a livello strategico con gli interessi particolari, il cui ruolo per la collettività si misura “a prescindere”. Anche quel corridoio, che passa o non passa a sud della catena alpina, ad esempio: nuovi equilibri continentali, via i "culattoni", e lo faremo passare da dove vogliamo, il Corridoio. Chissà.

Per ora, la cosa visibile sono solo le più o meno sottili imperfezioni degli spazi realizzati, la vaga idea che ci sia qualcosa che non va, anche oltre il fastidio perché stanno chiudendo tutti i negozi della via, o l’insopportabile coda per andare tutti allo stesso centro commerciale a venti chilometri di distanza. Indispensabili fratture della modernizzazione, come si premurano di spiegarci alcuni nazionalsociosofi? GRUMBLE.

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