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Fabrizio Bottini
Brianza al Cubo
22 Settembre 2010
Altre città italiane
La depressione è legata a un livello superiore di intelligenza? Macchè: circolano perfetti imbecilli in grado di deprimere chiunque, forse anche sé stessi

Al rientro a tarda notte nell’umida padania dall’ultima giornata di relazioni e discussioni napoletana della Scuola estiva di Eddyburg, mi sono trovato nella buca delle lettere l’ultimo numero del patinato bollettino comunale di Monza.

Beh, di sicuro, il progresso è inarrestabile. Mentre nelle sale del Parco Metropolitano delle Colline, o tra i filari di viti dell’Eremo, si discettava di ricchezza collettiva urbana, dei modi migliori per valutarla e farne usi meno scellerati della media, in altre lontane sale e ambienti tono e sostanza erano assai diversi. Come mi conferma una paginetta del succitato bollettino comunale.

Recita, testuale:

Polo di Sviluppo … una superficie lorda di pavimento terziaria e produttiva avanzata di 94.924 metri quadrati, e residenziale di 31.600.

Si tratta dell’ultima trovata della giunta pidiellina-leghista, ovvero la variante al piano di governo del territorio per l’ormai famosa area della Cascinazza. Che importa se solo qualche anno fa di poli di sviluppo terziario produttivi avanzati non ne parlava nessuno, e fra quei prati gli sviluppisti a oltranza sognavano e declamavano l’indispensabilità di un bel quartiere residenziale, incluse stradine a cul-de-sac con rotatorie per l’inversione di marcia del furgone ombrellaio-arrotino!

Quello che conta è il metro cubo, scambiabile con denaro sonante nella quota cosiddetta “di mercato”, ovvero decisa a tavolino dagli amici degli amici. E per giustificare l’alluvione delle cubature con una funzione qualunque si segue la strada maestra della neodemenza demografica indicata dai ciellini milanesi: previsioni spropositate di crescita della popolazione, da 120.000 a 180.000 abitanti in una manciata di anni. Tanto poi inventarsi nuove denominazioni per il metro cubo approvato e realizzato è facile, no? Lo leggiamo tutti i giorni sui giornali, il turbine di tribunali, residenze per anziani, giovani, oran-goutan scapoli o quaternario avanzato, che va e viene dalle desolate periferie meneghine.

Poi via col malloppo, e chi s’è visto s’è visto.

Deve essere gente che da giovane ascoltava certa musica d’autore italiana, e ancora si ricorda benissimo, a modo suo, quel solenne finale: Ma Noi Non Ci saremo.

Non sarebbe possibile, magari, cambiare ritornello?

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