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Bilancio e prospettive della pianificazione urbanistica a Savona
8 Agosto 2007
Altre città italiane
In un documento preliminare per la preparazione del piano regolatore, la Margherita locale ribadisce la centralità della decisione pubblica e il ruolo della partecipazione. Dal sito Polis Savona, 7 agosto 2007 (f.b.)

A distanza di un anno dall'insediamento dell'Amministrazione è giunto il momento di affrontare i problemi della politica urbanistica a Savona. Le decisioni in merito alla pianificazione territoriale dovranno fornire delle risposte concrete e sostenibili per il futuro assetto urbano della città, per la mobilità e per la qualità della vita dei cittadini.

Il rapporto tra pubblico e privato è oggi il cardine per lo sviluppo della realtà savonese, e nel campo della pianificazione territoriale tale rapporto è ancora più determinante che in altri settori. L'urbanistica infatti rappresenta un forte potere che si traduce in grandi responsabilità nei confronti della collettività, condizionando in modo rilevante l'economia locale e l'impiego delle risorse della società e del territorio.

Le trasformazioni della città, per il significato che hanno, per gli interessi sociali coinvolti, per le prospettive del futuro che possono aprire, devono essere quindi attribuite, e gestite dall'Amministrazione comunale con il vincolo di favorire l'interesse collettivo. Occorre affermare con chiarezza che il principale soggetto di attenzione nella pianificazione e progettazione della città deve essere il cittadino e la qualità della vita urbana, e non la proprietà immobiliare e gli interessi a essa collegati.

Non occorre peraltro demonizzare la rendita immobiliare (fondiaria o edilizia) ma occorre essere consci che questa è il frutto del lavoro, delle decisioni e degli investimenti - attuali e storici - della collettività e come tale deve essere considerata: un mezzo per migliorare la qualità della vita e dell'economia e non un fine da perseguire a vantaggio di pochi. Le valorizzazioni immobiliari e l'attività edilizia derivante da queste non devono essere il solo motore dell'economia locale: la collettività savonese deve trovare la forza di ideare e mettere in pratica scenari di sviluppo alternativi alla semplice costruzione di nuove volumetrie nelle residue aree pregiate del territorio comunale.

E da questo concetto che occorre ricominciare a ragionare sul rapporto tra pubblico e privato e decidere sul futuro di Savona, affrontando il tema della pianificazione territoriale con un approccio innovativo e democratico. Oggi sussistono le condizioni per fare questo salto di qualità e l'Amministrazione comunale è matura per interrogarsi sul futuro della città in modo critico e costruttivo al contempo.

Il PUC è senza dubbio il nodo principale da risolvere: l'obiettivo non è la sua approvazione in tempi rapidi a prescindere dai suoi contenuti ma la sua revisione in chiave innovativa secondo i principi appena esposti.

L'Amministrazione comunale e i cittadini savonesi devono prendere atto che il PUC in itìnere va revisionato partendo dalla riformulazione di un nuovo Documento degli obiettivi basato su una serie di studi e indagini tecnicamente e scientificamente commisurati alla rilevanza dei problemi da affrontare per il futuro. Tale revisione va maturata all'interno di un vasto processo partecipativo e prendendo come riferimento un modello urbano, un uso del territorio e una mobilità sostenibili, cosi come propugnati nella Carta di Aalborg, sottoscritta nel 2004 anche dal Comune di Savona.

Pur avendo come obiettivo primario la costruzione di un PUC sostenibile e adeguato alle esigenze della collettività, occorre trovare lo stimolo culturale e i mezzi operativi per cambiare rotta. Savona deve interrogarsi su quale scenario puntare la propria scom messa per il futuro, traguardando un ampio orizzonte temporale, e ai cittadini deve essere offerta la chance della condivisione delle scelte pianificatorie che assumerà l'Amministrazione comunale.

Lo strumento offerto dalla pianificazione strategica, nelle forme già consolidate in molte realtà italiane ed europee di fatto induce a effettuare quegli approfondimenti d'indagine e quegli studi propedeutici alle scelte pianificatorie che la legge urbanistica regionale non obbliga a eseguire nelle fasi di redazione del piano urbanistico generale.

Anche sotto l'aspetto partecipativo, una pianificazione strategica permetterebbe di fare emergere in modo più chiaro e trasparente gli interessi economici consolidati che spesso limitano e condizionano la possibilità di ricercare alternative di sviluppo a quelle già presenti sul territorio e garantirebbe il confronto tra tutti i portatori di interessi, cittadini inclusi.

L'ipotesi operativa consiste pertanto nell'avvio di un Piano strategico per Savona, in contemporanea con la revisione generale del Progetto preliminare del PUC con l'obiettivo di arrivare alla definizione di scenari strategici sostenibili e condivisi che dovranno naturalmente confluire nel nuovo Documento degli obiettivi del PUC. Il progetto politico e amministrativo appena illustrato ha senza dubbio le sue difficoltà operative e i suoi rischi ma ha l'indubbio vantaggio di essere un percorso di alto profilo e trasparente in ogni suo tratto.

Il Piano strategico va interpretato come un atto volontario di costruzione partecipata e condivisa di una "visione" per il futuro, ossia un processo democratico e creativo che risponde all'esigenza di orientare ciascun soggetto coinvolto, portatore di interessi ed esigenze diverse, verso obiettivi comuni, contribuendo a creare una visione della comunità locale e ridefìnendone l'identità economica, sociale e urbanistica.

Il dibattito e il confronto tra i soggetti coinvolti, se adeguatamente supportato da studi e indicatori attendibili che descrivano la situazione attuale della città permetteranno all'Amministrazione comunale di disegnare scenari strategici che favoriscano lo sviluppo socioeconomico della comunità savonese. Il Piano strategico dovrà altresì definire ed esplicitare obiettivi e strategie per conseguire detti scenari mediante specifiche politiche amministrative e specifici interventi pubblici e privati.

In quest'ottica il Piano strategico e la revisione del Progetto preliminare del PUC potranno essere gli strumenti con cui i principali attori della vita sociale, culturale, economica e politica di Savona costruiranno in concreto un progetto di sviluppo futuro.

Pur rimarcando ancora una volta la bontà dell'impostazione metodologica appena illustrata, non bisogna sottovalutare i rischi che tale programma comporta. L'adesione a un nuovo percorso pianificatorio quale quello proposto dalla pianificazione strategica può avere un significato democratico solamente nel caso in cui si raggiunga l'effettiva partecipazione della società e dei cittadini ai processi di formulazione e decisione.

Attuare un vero processo partecipativo in una città come Savona, garantendo l'uguaglianza tra i diversi soggetti e interessi, indipendentemente dalla loro diversa capacità contrattuale sarà la vera sfida politica di rinnovamento. Gli interessi imprenditoriali e immobiliari "forti" dovranno confrontarsi con gli interessi "diffusi" dei cittadini che vivono direttamente le scelte urbanistiche come abitanti o fruitori delle diverse parti della città.

Andranno evitate le scorciatoie costituite dall'enunciazione di facili ricette di sviluppo economico-edilizio da parte delle associazioni imprenditoriali e gli ostacoli rappresentati dagli spesso sterili dinieghi formulati da comitati sorti a difesa di particolari interessi: si dovrà ragionare senza pregiudizi della città e della sua condizione attuale, di quale città abbiamo bisogno e di quale città avranno bisogno i nostri figli.

Si dovrà giungere a delle regole metodologiche per la valutazione dei progetti che incideranno sulla città e sul territorio che garantiscano un giusto equilibrio tra interessi privati e interesse della collettività, evitando i pericoli della negoziazione con il privato senza alcuna forza contrattuale da parte della pubblica amministrazione, la deregolamentazione assunta come paradigma pianificatorio attraverso l'attivazione sistematica di procedure urbanistiche straordinarie e l'eccessiva complicazione formale dell'apparato normativo del PUC.

L'orizzonte temporale tra pianificazione, progetti e politica: lungo per il piano strategico e PUC (10-15 anni); corto per i mandati elettivi e per la realizzazione di progetti non dovranno essere visti come ostacoli. L'Amministrazione comunale deve poter puntare a obiettivi di medio e lungo termine e non solamente a quelli che possono essere realizzati nell'arco del mandato di governo.

Un PUC improntato a questi principi è l'obiettivo che l'Amministrazione comunale savonese deve traguardare, il Piano strategico può essere uno strumento per raggiungere tale obiettivo, le condizioni necessarie per avviare questo importante e innovativo processo democratico sono la coesione politica delle forze di governo, il rafforzamento della capacità di discussione e di indirizzo del Consiglio comunale, il diritto di rappresentanza degli interessi diffusi nelle scelte economiche e territoriali del Comune.

Con le premesse metodologiche appena esposte, vogliamo infine riassumere in pochi punti gli indirizzi generali per la pianificazione territoriale che impronteranno l'azione di governo nei prossimi mesi:

· affrontare con il Piano strategico e la completa revisione del PUC la pianificazione territoriale savonese;

· inserire la trasformazione urbana in una strategia complessiva sostenibile e condivisa;

· perseguire la sostenibilità sociale dello sviluppo mediante l'attuazione una politica redistributiva più equa delle rendite immobiliari a favore della città, a partire dai prossimi interventi edilizi di trasformazione urbana che sono già conformi agli strumenti urbanistici vigenti ;

· garantire la partecipazione dei cittadini nelle scelte di trasformazione urbana;

· accettare il cambiamento e aprire la città al nuovo mediante il confronto di scenari di sviluppo alternativi;

· incentivare la bioarchitettura, il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti di energie rinnovabili;

· scegliere lo sviluppo in modo consapevole.

Nota: sul caso del savonese qui su Eddyburg si veda anche questo articolo di Luca Urbinati (f.b.)

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