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Armando Stella
Bici, il dossier dei ciclisti: fuorilegge 6 piste su 10
16 Dicembre 2011
Milano
Una lettura diretta mette in luce un difetto delle piste ciclabili: non sono progettate a rete, ma come opere isolate. Corriere della Sera Milano, 16 dicembre 2011. Studio allegato (f.b.)

Tra «lievi difformità», segnaletica «inadeguata», «anomalie» e «problemi» di larghezza e curvatura, la rete delle piste ciclabili milanesi non spunta neppure la sufficienza. Bocciata. Il 65 per cento degli itinerari non rispetta le norme, alcuni tratti sono «pienamente» fuorilegge e altri sono malfatti, sbagliati, da aggiustare. La valutazione incrociata di caratteristiche formali e standard di (bassa) qualità ha indotto quest'analisi: solo una corsia su due è utile, sicura e dunque «consigliata»; il 30 per cento dei percorsi va affrontato solo in caso di necessità e il residuale 10 per cento va sempre evitato. Motivo? «Le condizioni della pista o la pericolosità degli accessi rendono la sua percorrenza più insidiosa della viabilità ordinaria». Meglio buttarsi nel traffico: possibile?

Paradossi d'una città piana, incardinata su cerchi concentrici e tagliata da raggi stradali, urbanisticamente ideale per le due ruote, che proprio non riesce a far convivere auto, bici e pedoni. Il dossier «CicloMilano» — progetto di Ciclobby e Actl con il sostegno della Fondazione Cariplo — è il risultato di un anno e mezzo di sopralluoghi, campagne fotografiche, studio delle soluzioni. È la prima completa mappatura dei tracciati per la mobilità dolce, un censimento puntuale di 135 chilometri di percorsi ciclabili. I difetti peggiori: corsie che sbucano nel traffico, tronconi spezzati, carenza di stalli. Le priorità: piccola manutenzione, auto più lente, marciapiedi in condivisione, rastrelliere. Un lifting, più che una rivoluzione: «Una buona ciclabilità — osserva il presidente di Ciclobby, Eugenio Galli — nasce da un mix di interventi messi in campo con cura e competenza, pensati attraverso una progettazione partecipata». Punti chiave: «continuità», «percorribilità» e «visibilità» degli itinerari.

Il dossier è stato presentato ieri all'assessore comunale alla Mobilità, Pierfrancesco Maran. Che commenta: «Nei prossimi mesi realizzeremo nuove piste e corsie ciclabili. È uno dei punti qualificanti della nostra azione amministrativa. Progetti come quello di CicloMilano ci danno indicazioni molto importanti». Eccone alcune. La pista di via Venti Settembre è ricavata «a fianco di un controviale non molto trafficato» e spesso «ingombra di auto parcheggiate». Giudizio: è inutile, superflua, potrebbe persino essere cancellata. Andiamo oltre. Il tratto lungo via Pavia non è «distinguibile dal marciapiede», «interrotto da una veranda ristorante», purtroppo «inutilizzabile»: funzionerebbe meglio come parcheggio per le bici. E ancora, via Dezza: «Il fondo è attraversato dalle radici degli alberi che creano continui ostacoli, se ne propone il declassamento a marciapiede di zona pedonale».

La riforma della mobilità ciclistica, suggeriscono Ciclobby e Actl, potrebbe partire da tre progetti pilota alla Bicocca (zona a 30 chilometri orari), nell'area dei viali delle Regioni (itinerari «cerniera») e al quartiere Sarpi (ridisegno della viabilità). Con la firma sulla Carta di Bruxelles, Milano s'è impegnata a dimezzare il rischio d'incidenti mortali per i ciclisti entro il 2020. C'è molto da pedalare.

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