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Maria Cristina Gibelli
Bertinotti va al Quartiere Isola
24 Maggio 2007
Milano
Al polo fieristico di Rho Pero, un seminario inaugura Expo Italia Real Estate. Un’occasione mancata per ascoltare i cittadini. Il Presidente della Camera lo fa in un giardino pubblico condannato alla cementificazione

Al polo fieristico di Rho Pero, un seminario su “L’emergere delle nuove città dalla trasformazione delle aree industriali dismesse” ha inaugurato il 22 maggio Expo Italia Real Estate, la principale fiera italiana dedicata allo sviluppo immobiliare; in programma, interventi di Federico Oliva, Roberto D’Agostino, Lanfranco Sen, Joan Busquets, William Kistler e una tavola rotonda (“le Città a confronto”) cui partecipano una fitta schiera di sindaci (Milano, Roma, Venezia, Bari, Barcellona, Lione, Francoforte, Toronto,..) e il Presidente della Provincia di Milano. Conclude il Presidente della Regione Lombardia, mentre il saluto di apertura spetta al Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti.

La Rete dei Comitati Milanesi sottoscrive nei giorni precedenti all’evento un appello, rivolto al Presidente della Camera, dove denuncia in maniera circostanziata la rovinosa cementificazione in atto a Milano. Ma partecipare al seminario costa caro: 200 euro. E, come sempre nelle iniziative ufficiali milanesi, la partecipazione della società civile è rigidamente bandita.

In una mattina assolata, il Presidente della Camera prima di recarsi in Fiera decide, “per ragioni non personali, ma perché il compito delle istituzioni è anche di mettersi in ascolto delle popolazioni”, di incontrare la Rete dei Comitati nel giardino di via Confalonieri: uno spazio di verde pubblico di prossimità molto frequentato dagli abitanti dello storico quartiere Isola. Sono già in corso gli scavi per la costruzione dell’ennesimo parcheggio sotterraneo; il primo atto della realizzazione del Piano Integrato di Intervento Isola Lunetta progettato da Stefano Boeri su incarico del gruppo Hines Italia: un progetto che, malgrado i rendering seduttivi e la retorica partecipativa, ha ricevuto critiche severe dai cittadini e dalle loro associazioni (Fig. 1 e 2)

Sullo sfondo si staglia la Stecca degli Artigiani, già per metà demolita dopo il blitz salvifico della polizia contro gli spacciatori di cui si sono occupate le cronache milanesi delle ultime settimane, evidenziandone in particolare la tempistica molto favorevole all’avvio dei cantieri (Fig. 3).

Nel definire le strategie di riuso delle aree dismesse, occorre un progetto pubblico per la città che valorizzi la partecipazione delle popolazioni, i veri “esperti per esperienza”, sottolinea il Presidente della Camera: un progetto che salvaguardi le identità locali e ponga al centro il tema della inclusione sociale.

Questi temi sono stati probabilmente anche al centro degli interventi di molti sindaci di città europee invitati alla tavola rotonda in Fiera. Ma dopo l’ormai rituale evento internazionale, in Fiera si attendono i fatti: nuovi finanziatori per le formidabili opportunità di sviluppo del mercato immobiliare che le amministrazioni locali, grazie alla deregulation urbanistica in atto nel nostro paese, stanno mettendo a disposizione a piene mani.

Le parole del Presidente della Camera suonano come una generoso auspicio al quale si spera facciano seguito molto presto decisioni fattive da parte del governo in carica: in particolare, la rapida approvazione di una legge urbanistica che ricostituisca un quadro di regole ancorate al bene comune e ad una corretta applicazione del principio di sussidiarietà, e la istituzione delle Città Metropolitane.

Ma a quell’auspicio si contrappone a tutt’oggi, soprattutto a Milano e in Lombardia, una visione miope e municipalistica dell’azione pubblica che sta determinando una inesorabile e inarrestabile corsa alla cementificazione di risorse territoriali preziose e irriproducibili.

Nota: per chi vuole saperne di più sul declino di Milano, si consiglia un bel libro sull’imbarbarimento, anche urbanistico, dell’ ex capitale morale: Luigi Offeddu, Ferruccio Sansa, Milano da morire, Milano, Rizzoli, 2007; di seguito un articolo con la cronaca della visita di Bertinotti e poi scaricabile il Comunicato dei Comitati (m.c.g.)

Stefano Rossi, Bertinotti fra gli abitanti dell’Isola: “la politica deve ascoltare la gente”, la Repubblica cronaca milanese, 23 maggio 2007

Il presidente della Camera può stare seduto a un tavolo in mezzo a un giardinetto alle nove e mezza di mattina, a parlare con la gente senza formalità. Un quadretto da democrazia scandinava divenuto realtà ieri all´Isola, dove Fausto Bertinotti ha incontrato i cittadini a fianco della Stecca semidistrutta. Ha ascoltato molto e preso parecchi appunti con la sua Mont Blanc, prima di dire la sua. I rappresentanti dei comitati, dai quali era partito l´invito, hanno illustrato il loro cahiers de doléances: l´Isola, la trasformazione del recinto urbano della Fiera, un senso di scollamento fra cittadinanza e istituzioni per cui cento comitati milanesi in lotta denunciano l´insufficienza della politica.

Bertinotti ha affrontato il tema appena l´altroieri e la sua diagnosi non è diversa da quella dei cento milanesi che lo circondano in via Confalonieri. La politica non sa dare risposte alle necessità della gente, aveva detto a Roma. All´Isola esordisce così: «Il compito di chi rappresenta le istituzioni è ascoltare la popolazione». Non entra nel merito delle singole questioni urbanistiche, però ha un ricordo di Milano: «Ho visto mia madre allegra come non mai quando ci portarono l´acqua corrente nella nostra casa di ringhiera in periferia». E dunque, «non ho personale nostalgia per la città di ieri».

Nulla da dire nemmeno sulla necessità di fare spazio agli operatori privati («il loro ruolo è rilevante»), tuttavia la «crisi di identità» di Milano è certa e trova la sua causa («me lo dicono persone certo non di sinistra»), nella scomparsa della classe operaia. Questo malessere si riflette nell´aspetto di questa come di altre città: «È fallita l´urbanistica contrattata con la politica. E la progettazione ambiziosa e coraggiosa degli anni Sessanta ha subito grossi smacchi, costruendo quartieri nei quali gli abitanti, al posto del paradiso, hanno trovato un brutto purgatorio».

Dopo «troppi anni di prevaricazione del mercato sulla politica», il modello di sviluppo deve cambiare nel segno della «coesione e inclusione sociale» e del contributo di «comunità scientifiche allargate». Composte di esperti, certo, ma dati i precedenti poco incoraggianti, anche di persone «con l´esperienza di vivere» nel loro quartiere. «Non sono un assolutista - è la conclusione di Bertinotti - la qualità del vivere sia non il solo ma uno dei parametri. Fatemi vedere come vivono i bambini, se possono giocare insieme il progetto è buono».

Il presidente se ne va dal giardinetto appena finito dalla Hines. Intorno si vedono i cantieri della Hines, con la quale dieci associazioni su undici e gli otto artigiani della Stecca hanno trovato un accordo per trasferirsi in zona. Hines ha modificato il progetto e presentato al consiglio di Zona il piano per il verde: «Non si può dire che non dialoghiamo con il quartiere, qualche irriducibile ci sarà sempre». All´Expo Italia Real Estate della Fiera a Pero-Rho, dove Bertinotti dice le stesse cose, l´assessore all´Urbanistica Masseroli risponde così: «Sviluppo condiviso con la cittadinanza? È quanto stiamo facendo».

Comunicato dei Comitati

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