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Andrea Fabozzi
Berlinguer ricordato sul serio
31 Maggio 2014
Libri segnalati
In edicola martedì prossimo a 2 €. Un libro da leggere, una riflessione da proseguire, molti insegnamenti da riprendere
In edicola martedì prossimo a 2 €. Un libro da leggere, una riflessione da proseguire, molti insegnamenti da riprendere

Il manifesto, 31 maggio 2014, con postilla

Novanta sono gli anni dell’Unità, novanta le pagine dell’inserto spe­ciale che sarà in edi­cola mar­tedì pros­simo, ma l’anniversario tondo in que­sto caso è un’altro: i 30 anni dalla morte di Enrico Ber­lin­guer (11 giu­gno 1984 a Padova). L’inserto è stato pre­sen­tato ieri mat­tina alla camera dei depu­tati, nella sala del gruppo Pd che è dedi­cata pro­prio alla memo­ria di Ber­lin­guer. È in grande for­mato, bianco e nero con l’aggiunta del rosso, ed è pieno di foto­gra­fie dall’archivio del gior­nale che con­sen­tono (data l’assenza di dida­sca­lie) agli amanti del genere di diver­tirsi a rico­no­scere luo­ghi e per­sone attorno al segre­ta­rio.

L’introduzione è affi­data ad Alfredo Rei­chlin che riflette sull’attualità di Ber­lin­guer, del resto roz­za­mente ma ine­qui­vo­ca­bil­mente pro­vata dal ten­ta­tivo di Casa­leg­gio di acqui­sirlo alla cam­pa­gna elet­to­rale gril­lina. Anche nell’inserto si ragiona sul lungo ten­ta­tivo di spo­li­ti­ciz­zare Ber­li­guer, inchio­dan­dolo a quella famosa inter­vi­sta a Scal­fari sulla que­stione morale (lo fa ad esem­pio il pezzo di Luciana Castel­lina).
Nei loro inter­venti Vel­troni (recente autore di un docu­men­ta­rio sul segre­ta­rio) e D’Alema con­cor­dano sul fatto che la vera fine del Pci non fu la Bolo­gnina, ma il fune­rale romano di piazza San Gio­vanni. D’Alema per­ché ricorda come si fosse ormai esau­rita la stra­te­gia ber­lin­gue­riana del com­pro­messo sto­rico. Vel­troni per­ché attri­bui­sce a Ber­lin­guer — il cui comu­ni­smo, sostiene, «aveva il senso di una grande uto­pia di ugua­glianza e giu­sti­zia» — la capa­cità di allun­gare la vita a un Pci che aveva già perso nel ’56 l’occasione di tra­sfor­marsi in un par­tito social­de­mo­cra­tico di tipo occi­den­tale.
Ma nell’inserto, dav­vero molto ricco, c’è tanto altro. C’è anche chi il Pci lo sciolse sul serio, Occhetto, che pole­mizza con i com­pa­gni che a poste­riori hanno dato ragione a Craxi. Non c’è Fas­sino, in effetti. Pazienza. Ci sono Napo­li­tano, Tor­to­rella, Gotor, Pic­colo, Sardo, Bodrato, Mar­telli, Car­niti, Scola, Bar­ba­gallo, Vacca, Fra­sca Polara e tanti altri.
postilla
Leggeremo il libro, e magari lo commenteremo. Ma vogliamo dire subito che l'«esaurimento della strategia berlingueriana del compromesso storico», come avrebbero scritto i socialdemocratici D'Alema e Veltroni, iniziò quando molto autorevoli dirigenti del Pci ridussero la strategia del compromesso storico alla tattica dell'accordo con la DC "senza se e senza ma". Intanto suggeriamo di leggere i tre famosi articoli pubblicati nel 1973 da Rinascita. Il Cile, l'Italia e il compromesso storico

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