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“Beati i tempi del PRG!”
21 Luglio 2005
Lettere e Interventi
Sergio Brenna

“Beati i tempi del PRG!”

Milano, 19 luglio 2005 - Caro Eddyburg, il dialogo anonimo tra due urbanisti di un Ente pubblico pubblicato su eddyburg, me ne ha fatto ricordare uno simile e recente, che ti riporto in modo altrettanto anonimo, ma di cui ti garantisco l'autenticità.

Io: Come va la vicenda di quell'area trasformata da agricola a centro logistico per i mezzi diretti al grande centro espositivo che ora si è trasferito nella nuova sede periferica, dove ha tutti gli spazi di stazionamento necessari ?

Lui: Non me ne parlare ! Ovviamente mi hanno chiesto di eliminare tutti gli spazi a destinazione logistica e mi hanno proposto di metterci degli uffici per una società di telefonia mobile che voleva rilocalizzarsi; poi, visto che i suoi programmi erano incerti e di lungo periodo, mi hanno fatto cambiare di nuovo il progetto per i nuovi studi di una azienda televisiva, ma visto che anche questa ha prospettive incerte perché è in fase di riassetto organizzativo, mi hanno proposto di aumentare la quota di residenza e servizi commerciali, che originariamente dovevano integrare le attività logistiche; infine, visto che la residenza (in parte destinata a utenza sociale) disturbava il look del vicino centro direzionale di un'altra grande azienda, prima mi hanno chiesto di ridurre la residenza e aumentare gli uffici e, di fronte ai miei dubbi circa l'effettiva domanda del mercato immobiliare, hanno preso una pausa di riflessione. L'altro giorno l'assessore mi ha suggerito di proporre un Business and Innovation Center, che io avevo proposto all'inizio, sei o sette anni fa, e fu respinto perché idea inflazionata. Beati i tempi in cui c'era il Piano Regolatore a dirti che cosa avevi diritto di fare . Oggi, a seconda di chi ha bussato alla porta dell'assessore quella mattina, ogni giorno c'è un'idea diversa, che il giorno dopo è già tramontata!

La politica ha davvero dato le dimissioni. La domanda è: serve alle aziende capitalistiche una politica che non ha un’idea, che non ha una strategia se non quella di conservarsi al potere, che cambia idea a seconda di chi bussa alla porta? Secondo me serve solo alle aziende parassitarie, quelle che guadagnano sui giochini finanziari e sulla “economia del retino”: quella moltitudine di “attoti” magnificamente interpretata da Ricucci e simili. Questo dialoghetto è una ulteriore testimonianza delle ragioni per cui l’Italia è condannata (si è condannata) al degrado.

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