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Claudia Fusani
Bavaglio alle intercettazioni. Dall’opposizione venti voti
12 Giugno 2009
Articoli del 2009
Nuovo passo della maggioranza verso l’impunità dei criminali, nuovo passo dell’opposizione verso il suicidio proprio e l’omicidio della libertà. L’Unità, 12 giugno 2009

Finisce nel caos, con cartelli e grida «vergogna» che spuntano fuori dai banchi dell’Italia dei Valori. Finisce politicamente male per le opposizioni visto che, con il voto segreto da loro stesse sollecitato, la maggioranza ha avuto tra i 18 e i 21 voti in più, dipende dai calcoli. Finisce malissimo per tutto il resto che non è qui, in quest’aula di Montecitorio: per la sicurezza dei cittadini; per chi fa le indagini e butta mesi e anni in attesa di una frase intercettata che sia la conferma definitiva per un’ipotesi di reato; per la libertà di stampa ma soprattutto per i diritto dei cittadini ad essere informati. Finisce benissimo, invece, per tutti quei gruppi criminali che, una volta studiata la legge, troveranno un facile modo per aggirarla e potranno fare affari e organizzare misfatti senza più il timore, l’incubo, di essere intercettati al telefono, nelle macchine o nelle case e ovunque si riuniscono per decidere i loro piani criminali.

Bagarre e insulti

Il ddl 1415, primo firmatario il ministro Guardasigilli Angelino Alfano, la legge che nei fatti annulla lo strumento di indagine delle intercettazioni e ne vieta la pubblicazione, ottiene il primo via libera parlamentare alle 16 e 15 minuti dopo un’ora e un quarto di bagarre, allusioni e mezzi insulti. Dopo, soprattutto, undici mesi di trattative, stop and go all’interno della maggioranza che ha faticato moltissimo prima di trovare l’accordo lasciando in terra feriti e scontenti. Eppure ieri politicamente la maggioranza ha tenuto, fedele, al di là delle singole convinzioni,, alle disposizioni del Capo-premier. Mentre hanno combinato un altro pasticcio le opposizioni. Il voto segreto era stato chiesto dal Pd forte del nuovo asse post voto europeo - due giorni fa Pd, Idv e Udc hanno scritto al presidente Napolitano denunciando, la fiducia, i baratti, «l’ennesimo strappo delle regole e degli equilibri della Costituzione» - e del fatto che ben due volte su tre la maggioranza è andata sotto,nelle votazioni a scrutinio segreto. Un modo quindi per mettere in difficoltà Lega e Pdl. Il Carroccio, soprattutto, che fa della sicurezza la sua bandiera ma con questa legge mette in secondo piano proprio la sicurezza.

Il risultato è stato l’opposto di quello previsto. Perché a sfasciarsi è stato il nuovo asse delle opposizioni. Difficile trovare il traditore. L’analisi dei numeri dice che il provvedimento è passato con 318 voti a favore, 224 contrari e un solo astenuto (Svp). Al momento del voto in aula c’erano 188 deputati del Pd, 27 dell’Udc e 25 dell’Idv per un totale di 240 parlamentari che avrebbero dovuto, compatti, votare no. La maggioranza poteva garantire un totale di 297 voti, 244 del Pdl, 48 della Lega e cinque del gruppo misto. Tirando la riga, il risultato fa 21 franchi tiratori.

Qualcosa di più può suggerire l’osservazione dell’aula. Mentre il voto era ancora in corso, di sicuro Fini non aveva ancora comunicato il risultato,, Casini, Vietti e lo stato maggiore dell’Udc sono schizzati su dai banchi e hanno lasciato lesti l’aula. «Per non essere confusi con la sceneggiata organizzata dall’Idv» è stata la spiegazione. È da escludere che lo sgambetto sia arrivato dall’Idv. E anche dal Pd che contro le nuove regole sulle intercettazioni ha combattuto giorno dopo giorno. Qualche ex Margherita che manda messaggi al centro? L’Udc che strizza l’occhio alla maggioranza? Tra dieci giorni ci sono i ballottaggi. E il partito di Casini a livello locale può spostare ancora molti voti. Verso destra o verso sinistra? Le grandi manovre per le alleanze sono appena cominciate.

«un pezzo dell’opposizione... »

Come che sia, il governo, al gran completo in aula a cominciare dal Presidente del Consiglio, può alla fine del voto camminare mezzo metro da terra. «Come fanno a dire che non è una buona legge se poi l’ha votata anche un pezzo dell’opposizione?» ironizza Berlusconi con il suo stato maggiore, Cicchitto, Ghedini e Bocchino che sfoggia il tabulato dei voti. «A quanto pare le nostre tesi sono condivise anche da settori delle opposizioni» sottolinea il ministro Alfano un po’ preoccupato prima del voto. Arriva l’Umberto cofirmatario lunedì sera del Patto di Arcore, il no al referendum richiesto dalla Lega in cambio del via libera alle intercettazioni, alla riforma del Csm e della riforma del processo penale. «Questi venti voti in più dimostrano che per la gente è più importante non essere ascoltato e intercettata. Ancora una volta Berlusconi, ha avuto fiuto. Alla sicurezza e a come fare le indagini, ci penseremo. Poi». Pesa l’assenza del ministro Maroni, colui che più di tutti è stato scavalcato dal Patto di Arcore visto che aveva promesso al procuratore antimafia Piero Grasso che avrebbe modificato la legge per tutelare le indagini di mafia.

Le opposizioni possono solo andare via con la coda tra le gambe. Resta poca cosa della protesta dell’Idv. I nervi si erano scaldati durante le dichiarazioni di voto quando il capogruppo Donadi alza il dito contro Alfano per dire che «avrà sulla coscienza ogni ladro che resta libero, ogni stupro impunito». La Lega, più tardi, lo definisce «testa vuota». E mentre molti deputati hanno ancora il dito sul display per votare, dai banchi dell’Idv escono cartelli e striscioni. C’è scritto «vergogna», «PDL, Proteggiamo Delinquenti e Ladri», «La libertà di informazione è morta, uccisa dall’arroganza del potere». Di Pietro non è in aula, qualche giorno di riposo obbligato dopo lo stress della campagna elettorale. Ma arma il suo blog di una vera propria dichiarazione di guerra: «Ora basta, andiamo in piazza». La misura è colma, scrive l’ex pm: «Siamo arrivati al punto che la maggioranza strumentalizza le parole del Presidente della Repubblica che, almeno ora, dovrebbe indignarsi non avendo raccolto l’appello per fermare questa scellerata votazione». Ma in serata Napolitano fa sapere «di esaminare il testo una volta che sarà approvato».

Il testo di legge che vieta le intercettazioni ora passa al Senato per l’ok definitivo. Berlusconi: «È una buona legge, la vota anche l’opposizione». Bossi: «Il premier ha fiuto. La sicurezza? Poi ci penseremo

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