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Dino Borri
Bari. i sogni sepolti da una colata
9 Luglio 2008
Altre città italiane
Un altro sindaco (di centrosinistra) che crede nei “diritti edificatori” e nella necessità di conservare le cubature dei vecchi PRG. Roma docet. La Repubblica, ed. Bari, 9 luglio 2008

La deliberazione del Comune di consentire nello scorcio del mandato ben 11 milioni di nuovi metri cubi residenziali e molti altri milioni di mc di dubbi edifici per servizi – tutto quanto residua del gigantesco PRG Quaroni approvato nel 1976, in epoca culturale e ambientale diversissima dalla nostra – non può che allarmare chi tiene alle sorti della città. Per l´incombente colata di cemento, destinata a aggravare ancor più ambiente e qualità di vita in una città cresciuta assai male negli ultimi anni, si pensi che: a) si tratta di edifici per ulteriori 110mila e passa abitanti rispetto agli attuali 320mila e di ultimare (ma il programma elettorale del Sindaco non andava in altra direzione?) una manovra edificatoria del PRG degli anni 1960 orientata a una mai inveratasi città di 650mila abitanti; b) il recentissimo PRG di Roma, città grande dieci volte Bari, ha previsto per i prossimi venti anni nuovi edifici residenziali per circa 70 milioni di metri cubi facendosi criticare per il devastante impatto ambientale già evidente in quell´agro unico al mondo per vestigia storico-culturali.

Pare si dica, a Bari, che volendo rifare il Piano Regolatore convenga ridar fiato all´economia sfruttando tutto il residuo potenziale edificatorio dell´ambiziosa Città-Regione pensata negli anni 1960 del grande sviluppo sociale e economico. Ma tutti sanno oggi, a Sud e a Nord del pianeta, che un durevole sviluppo sociale e economico si costruisce valorizzando e rispettando l´ambiente e si pregiudica con le colate di cemento tipiche di una crescita povera e di rapina.

Ieri su Repubblica Giovanni Ancona – ricordando Vittore Fiore e la tradizione di una coscienza critica rara a Bari – citava il freno qui posto tuttora dall´economia del cemento a una più avanzata economia industriale, dei servizi, e della conoscenza, e con esso l´aggravarsi della qualità della vita e dell´ambiente e delle vecchie e nuove povertà. La variante deliberata alle Norme Tecniche di Attuazione del vigente PRG – forse per inaugurare alla grande, facendo tabula rasa del paesaggio-ambiente di una metropoli non priva di ambizioni internazionali, la più saggia stagione urbanistica possibile con la revisione del vecchio piano? – consentirà dunque ulteriore cementificazione, questa volta nelle aree per servizi trent´anni fa riservate alla popolazione dei quartieri e della città, spazzando via da una Bari sfortunata ogni frammento di spazio e spirito pubblico. Essa avanza all´apparenza con la distratta testimonianza di una Regione Puglia che per altri versi dice di voler mirare a una nuova stagione di qualità e rigenerazione urbana e di lotta alla povertà.

Ci si deve chiedere se oltre al Comune di Bari anche RP abbia sottostimato i prevedibili impatti sulla società e l´ambiente di questa variante di piano: a) sostituzione di servizi privati di quartiere e urbani ai servizi pubblici originariamente previsti per rispettare una legge nazionale a parer di chi scrive non aggirabile almeno negli anni di esercizio consentito del potere pubblico (quali conseguenze sul costo della vita e la ‘città pubblica´?); b) frammentazione degli interventi privati – e dunque di nuovo peggiore qualità della città – per eliminazione sia di ogni misura minima delle lottizzazioni che del piano dei servizi; c) mano libera senza limiti di volume a "spazi liberi e porticati a piano terra" che rischiano di riaccendere furbesche pratiche di chiusure posticce e condoni; d) riconoscimento del diritto edificatorio sulle strisce larghe 300 metri accanto alle "lame" e 150 metri accanto al mare – dichiarate fin dal 1985 aree non edificabili minime a rispetto di quegli ecosistemi – con trasferimento dei futuri edifici nei pochi campi attigui residui in ossequio a una "urbanistica perequativa" sconosciuta in Europa. Se la ripresa del vecchio modello di crescita quantitativa e l´abbandono della più aggiornata via della qualità s´orientano come pare a incentivare attività e consensi del variegato milieu sociale da sempre in Bari orbitante sulle costruzioni, non sarebbe meglio ricostruire le tante cattive aree centrali e periferiche ostili alla vita – di cui la città è purtroppo ormai fatta? Si può solo sperare che le Comunità della Metropoli Terra di Bari, oggi impegnate in un difficile piano strategico per il loro sviluppo futuro agiscano per scongiurare l´inquietante prospettiva.

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